Alain Leusch – Un Maresciallo per amico.

Oggi gioco in casa. Si, perchè conosco Alain dagli anni ’80, quando era alto un soldo di cacio e cominciava a battere la sella. Paradossalmente questo incontro è più difficile di altri, perchè inevitabilmente la conoscenza da così lungo tempo ti porta a divagare nei meandri dei ricordi, facendoti magari perdere il filo del discorso che vorresti fare…..e allora si va a braccio….quello che viene viene….e questo è il resoconto.

– Alain andiamo indietro di qualche annetto, e proiettiamoci in quell’edificio di mattoni rossi davanti allo stadio di San Siro…..tutto comincia da li.

Si, ho cominciato a montare alla scuola del CIL, con il mitico Gino Orlandi, istruttore che ha messo a cavallo mezza Milano (forse di più). Mi ricordo ancora una delle prime cavalle da me montate…si chiamava Monella.

– Poi finito il periodo scuola?

Poi il passaggio nei cavalli privati, agli ordini di Peppino Moretti. Il mio primo cavallo si chiamava Antelao, montato precedentemente da Carlotta Bona, quando me lo presero aveva 18 anni. Un Professore. Poi Grange Hill e Pessoa con il quale partecipai al primo campionato Juniores a Punta Ala.

– E’ indubbio che nella tua carriera, quantomeno fin quando non hai deciso di diventare professionista, è stata fondamentale la figura di tua mamma, Francesca Carnaroli, amazzone dai trascorsi importanti.

Si, ha influito molto. Non solo a livello tecnico ma anche a livello di motivazioni e di maturazione. Non mi ha mai messo pressione, anzi, mi spronava a fare determinate cose solo ed esclusivamente nel momento in cui ero in grado di farle.

– La vera svolta agonistica ha un nome. Sandokan. E poi da li comincia l’avventura….quella “seria”.

Sandokan, detto “Sandro” è stato un grande cavallo. Lo montava Emilio Puricelli ed arrivò da me già anziano. Dopo la sua seconda carriera, con due Campionati Europei Juniores nel 1988 e 1989 (12°e 7° posto) rimase sempre con me, al prato, fino all’età di 35 anni. Da li poi altri cavalli importanti: Fielius e Cabinett con i quali feci i Campionati Europei Young Riders nel 1991 a Donaueschingen e nel 1992 a San Remo, con una medaglia di bronzo. Poi Get Away che nel 1993, insieme a Cabinett, mi permise di saltare a Piazza di Siena. Pierrot, col quale partecipai al primo Campionato Italiano Assoluto ed Alando, vincitore di numerose categorie.

Sandokan

Alain e Sandokan detto “Sandro”

– Ecco ma come comincia la tua vita da Professionista.

A Castellazzo, dal Cavalier Orlandi col quale sono stato, a due riprese, per sette anni. Cominciai ad andare li per montare i cavalli giovani (ho montato anche ai mondiali di categoria a Lanaken) e, al pomeriggio, andavo a montare i cavalli di Franco Etrea. Poi, dopo un pò di peregrinaggi, sono arrivato a Lainate dove ho la mia scuderia insieme a Guia, la mia compagna e madre di mio figlio Matteo. Dal 1992 faccio parte dell’Aeronautica Militare, grande supporto per la carriera agonistica. Da quando sono arruolato ho vinto cinque campionati Italiani militari, un argento individuale ai campionati Mondiali ed un oro a squadre.

– Non solo rose e fiori….la tua carriera è anche purtroppo costellata da qualche brutto incidente….

Si, effettivamente ho “fatto il tagliando” un pò di volte: Ho cominciato nel 2003 con femore e vertebra, poi 2004, 2007 ed infine novembre 2014. La buona notizia è che dal 2007 al 2014 ho avuto sette anni di…..”buona”.

– Il cavallo, o i cavalli che rimarranno sempre con te.

Sicuramente Antelao, perchè il primo non si scorda mai e Sandokan, ma, in genere, tutti ti lasciano dentro e ti insegnano qualcosa…..anzi, molto.

– Allevamento Italiano. Come siamo messi e cosa si può fare per migliorare il comparto soprattutto in un’ottica di valorizzazione dei cavalli giovani.

Rispetto ad un tempo oggi abbiamo molta qualità in più. Per quanto riguarda la valorizzazione, secondo me, avremmo bisogno di un circuito d’eccellenza più organico ed organizzato in modo tale che la finale si svolgesse sempre nello stesso posto, che i cavalli giovani potessero saltare su tutti i terreni e soprattutto nei campi principali degli eventi, per permettere loro di fare più esperienza; magari con lo stesso direttore di campo per tutto il circuito, in modo tale da avere una progressione più funzionale alla loro crescita.

– Equitazione giovanile Italiana. Un tuo parere.

In Italia ci sono ragazzi con molto talento e con buoni cavalli. Il punto debole, secondo me, è il lavoro in piano. Troppo concentrati a saltare, ma quello che manca è la base del lavoro. A livello giovanile penso siamo molto forti. Non vedo, purtroppo, la stessa qualità per quanto riguarda i pony. Lì, per me, siamo molto indietro rispetto agli altri. C’è anche da dire che sarebbe necessario un cambio di mentalità, ma questo vale non solo per l’equitazione giovanile. Si lavora sempre sotto pressione; non c’è, a mio avviso, la cultura dell’avvicinamento all’evento importante con calma, serenità e preparazione specifica. Qui si deve per forza fare netto in qualsiasi gara tu metta piede, perchè un errore potrebbe compromettere quella successiva. In questo modo si bruciano cavalli e cavalieri.

– Questo ci ricollega ad un’altra cosa. Il sistema unico…progetto che la Federazione sta caldeggiando per dare più uniformità di monta…

La base, il modo di stare a cavallo all’inizio, dovrebbe essere uguale per tutti per poi, ovviamente, cambiare nel corso del tempo dipendentemente dalla specialità che uno sceglie. Ci vorrebbero però istruttori della scuola che mettessero la gente a cavallo in modo uguale. In questo senso l’idea è giusta. Però bisogna avere istruttori “basici” preparati tutti nello stesso modo. Questo è il punto.

– Secondo te, perchè c’è carenza di sponsor nel nostro sport e cosa si potrebbe fare per attirarne qualcuno in più.

Secondo me manca una figura specifica che gli sponsor li vada a trovare. Cominciando dai piccolini per le manifestazioni che una volta si chiamavano “interregionali”. Ti ricordi una volta sui programmi quanti ristoranti, alberghi ed altre attività commerciali più o meno grandi erano presenti? Questo oggi è sparito o quasi. Poi, ovviamente, per i grandi sponsor, bisognerebbe cercare di coinvolgerli di più e dargli maggior importanza, sia da un punto di vista della visibilità che proprio di partecipazione agli eventi, dai più piccoli ai campionati del mondo.

– Quando tra un tempo indeterminabile deciderai di appendere stivali e speroni al chiodo…..che farai?

Continuerò a fare ciò che in buona parte sto già facendo. Occuparmi di ragazzi e cavalli giovani. Credo di esserci portato. Insieme a Guia abbiamo anche un nostro piccolo allevamento, composto da due fattrici, Picea e Utaine. I nostri puledri, una volta nati e svezzati, vanno in Olanda, per una questione climatica e di terreni e tornano in Italia alla fine dei tre anni, per essere domati e cominciare la loro carriera agonistica.

– Come facciamo a dire ad un ragazzo che deve montare a cavallo e non andare a giocare a tennis?

Questo è uno sport che devi fare per il meraviglioso rapporto che si crea tra te ed il cavallo, devi amarlo perchè ti darà indietro molto di più di ciò che tu sei in grado di dargli….molto di più di una racchetta.

Bene…. ho scippato all’amico Alain anche troppo tempo, tra un cavallo girato alla corda ed uno che lo aspetta in maneggio. Concetti interessanti e situazioni di cui far tesoro. Grazie Maresciallo, ti lascio al tuo lavoro in attesa di vedere uno dei tuoi giovani (cavalli ed allievi) fare qualcosa di davvero importante. D’altra parte il coach c’è….di primissimo livello.

Fabrizio Bonciolini con Alain Leusch

Lainate – Dicembre 2015

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