Come si prepara una Tequila

Ci sono amori che non finiranno mai, perché sono così intensi, così penetranti, così forti, da incidersi per sempre nel cuore e nell’anima, perché entrano in ogni cellula, in ogni atomo, diventando parte integrante di una vita, da dividerla in una sorta di ante/post, uno spartiacque dell’esistenza.

Prendi uno Sciamano e una cavalla.

Lui, lo Sciamano, Grossi di cognome, Licinio il nome. Lei, la cavalla, al secolo Lintea Tequila, per gli amici “La Tequi”.

Prendili ed ecco confezionato uno di quegli amori di cui sopra. Un incontro di anime diverse che si sono scoperte a parlare la stessa lingua … tante cose da dire, nessuna con le parole.

Da Ozzano Taro a Rio de Janeiro, un volo entusiasmante, carico di significato e di sentimento. Un viaggio al limite dell’esoterico che dimostra come “l’ascolto” possa essere la genesi di grandi imprese.

Ma qui, oggi, poco interessa la meta, il traguardo raggiunto. Quella è storia. Oggi si entra nei meandri di un rapporto speciale, di cui i risultati sono solo una conseguenza, logica o meno non è dato saperlo.

Partiamo dalla fine, che è anche l’inizio.

Durante un concorso in Slovenia un amico mi dice che li c’è una cavalla che per me sarebbe perfetta. Eliminata in una gara grossa! Vista la performance, la mia prima reazione è stata un secco no. Il giorno successivo mi dicono che la cavalla non era stata interpretata bene, che era calda, un po’ difficoltosa … insomma l’impressione era che stessero tentando di rifilarmela…. Poi, così, succedono quelle cose che restano per sempre un mistero, quelle sensazioni che non ti accorgi nemmeno che ti stanno avvolgendo e, solo poi, capisci il peso delle intuizioni …Decido di andarla a vedere in box e …. basta! E’ stato un fulmine a ciel sereno. La più bella cavalla che avessi mai visto !! Chiamo la mia compagna, Luisa e le dico che avevo visto il più bel cavallo di sempre … che l’avrei presa anche solo per tenerla in paddock e guardarla. La mia vita sarebbe stata contenta anche così. E infatti, un mesetto dopo, senza mai esserci salito nemmeno una volta, La Tequi è arrivata a casa”.

L’inizio di questo “matrimonio” sfiora il dramma. Primo concorso, Alessandria, con La Tequi che tira fuori tutto il repertorio di difese possibili e immaginabili e che salta fuori dalla staccionata, andandosi ad accomodare in tribuna e investendo qualche incolpevole spettatore. Il tutto, per fortuna, senza particolari conseguenze.

” Ero molto perplesso da questa situazione e anche un po’ arrabbiato, perché, almeno, potevano dirmi che la cavalla era in difesa costante…va bene che l’ho presa a scatola chiusa, però, se mi avessero avvertito, avrei provato a fare dei programmi diversi.”

Ed è qui, da questo momento, che inizia la storia vera, che scatta quella modalità di “ascolto” in grado di far cambiare il senso delle cose.

” La prima cosa di cui mi accorsi è che La Tequi era sensibilissima a livello epidermico. Orecchie basse quando cominciava a trottare, infastidita come se una nuvola di tafani scendesse ogni volta su di lei. Mi venne in aiuto un amico, oltre che grande professionista, Johannes Spitaler, il quale mi consigliò di utilizzare una copertina di sua invenzione, della Equitex. E, devo dire, che questo la migliorò notevolmente nel momento del lavoro. Ma lo stesso fastidio lo provava anche in box, sempre tesa, sempre nervosa … doveva far pace con l’uomo che, evidentemente, aveva agito verso di lei in modo non consono. Allora ho provato ad osservarla, a capire cosa volesse. Nemmeno in paddock la situazione migliorava. Il suo stato di tensione era sempre alle stelle … era intrattabile. Così decisi di costruire un paddock, piccolo, attaccato a casa, per osservarla meglio. Un giorno, mentre stavo mangiando, infilò il muso attraverso la finestra che dava sulla cucina. Rimasi sorpreso e le diedi un pezzo di pane che avevo sul tavolo e quel gesto, assolutamente istintivo e non ragionato, ha probabilmente cambiato la storia. Da quel momento quella sorta di rito si ripeteva costantemente e La Tequi cominciò a cambiare carattere. Voleva semplicemente stare in compagnia”.

E, nel frattempo, continuavano anche le gare. Dopo qualche performance positiva nelle gare piccole, La Tequi si rivela o, quantomeno, rivela una piccola parte delle sue potenzialità.

Saltavo a Manerbio. Primo e secondo giorno fa zero nella cinque e sei anni. Il terzo giorno provo a fare la 130. Fa zero e arriva quinta. Esco dal campo, guardo Luisa e le dico …. questa viene buona davvero….è rispettosa e veloce. Ho fatto il giro con il freno a mano tirato…ha fatto tutto da sola. In quel momento ho pensato venisse buona per quelle gare, anche perché non si svolgeva tanto, si riceveva molto vicina agli oxer, nelle linee mettevo un tempo o due in più degli altri”.

E qui, c’è un’altra cosa che fa la differenza. Si perché Licio, a casa, non insiste troppo sul lavoro in piano, non fa esercizi specifici per tirare fuori movimenti e gesto. La lascia semplicemente nel suo brodo, facendo in modo che, con la convinzione in se stessa, la sempre più grande fiducia in lui e la routine di gare piccole e medie, riuscisse ad esprimersi per le doti che il Signore le aveva dato.

A casa lavoravo molto a redini lunghe, in distensione, con in bocca, delicata e particolare, un elevatorino in gomma e una capezza (che ho usato parecchio anche in gara). Poi, quando è migliorata caratterialmente, ho cominciato con un po’ di transizioni, ma niente di particolare. Credo di non aver mai saltato più di un metro e dieci, in esercizio.”

Poi, però, arriva un giorno in cui ti svegli e tutto ciò che fino ad allora sembrava nebuloso e particolarmente difficile, diventa la cosa più chiara di questo mondo, come se un sole potente e improvviso spazzasse via la notte e la nebbia.

Non ti dico che sia successo tutto dall’oggi al domani, ma quasi. La Tequi ha cominciato a tirar fuori le spalle, il posteriore era corto e la schiena rimbalzava. Ho messo giù una linea e, invece di fare i tempi in più, cominciava a rubarli ….. Ci siamo, ho pensato. Rispettosa, veloce, con mezzi e in avanti. Si, ci siamo.”

La sensazione di avere in mano qualcosa di diverso. La consapevolezza di essere in sella a un cavallo non ordinario, uno di quei cavalli con i quali poter osare, uno di quelli che ti ci fanno mettere la faccia…

” Siamo ad Arezzo.Gara grossa del primo giorno, una cinquanta. Arrivo secondo e Class Horse mi fa un intervista. Molto candidamente, perché ne ero convinto, dissi che se La Tequi fosse stata montata da Beerbaum sarebbe andata alle olimpiadi, senza alcun dubbio.”

La profezia dello Sciamano, che si avvererà quattro anni dopo, il cavaliere non è Ludger, ma non importa. Intanto la striscia positiva del duo Licio/Tequi si allunga. Vittorie e piazzamenti piovono e, come è naturale che sia, tutto ciò scatena gli appetiti dell’equitazione che conta. Licio resiste, perché, innanzitutto, La Tequi è la Tequi e poi perché lui, Licio, comincia davvero a non aver più paura di niente e di nessuno e, all’orizzonte, si stagliano traguardi impensabili. Ma a volte, purtroppo, le favole cozzano con la cruda realtà e, pur non smettendo mai di sognare, bisogna scendere a dei compromessi.

” Arrivai ad un punto in cui presi coscienza del fatto che se La Tequi, fosse rimasta con me, per vari motivi, non avrebbe fatto la carriera che meritava di fare. Ero assolutamente convinto che fosse una cavalla da massimi livelli e l’egoismo di tenerla con me, privandola di ciò che si meritava è andato scemando. Sai, ora in tanti diranno che me l’hanno pagata bene ….. certo, ci mancherebbe altro, ma la maggior parte della gente guarda solo il lato materiale delle cose. Bene, ti dico che ho provato un dolore terribile. Poi ognuno creda e pensi ciò che vuole.”

Arriva il momento dell’addio. La destinazione della Tequi è di livello planetario: Valkenswaard, a casa Tops. Edwina si innamora di questa bad girl e la vuole con se nel suo castello incantato. E qui inizia una storia nella storia che, alla fine, consacrerà La Tequi come una delle migliori a livello mondiale.

Ma l’inizio non è rose e fiori. La Tequi, col suo carattere infernale e la mancanza dello Sciamano che oramai la conosceva meglio di se stesso, ricomincia a tirar fuori il suo lato peggiore. E son dolori. Arriva quindi la telefonata di Massimo Maggiore, luogotenente di Capo Jan, che lo prega di fare un salto in Olanda per cercare di redimere la questione. E qui succede una di quelle cose che ti si stampano in mente come una marchiatura a fuoco, una cosa da tirar fuori i fazzoletti per asciugare la commozione. Forse il punto più alto del rapporto tra il Licio e La Tequi.

” Vado a Walkenswaard per dire semplicemente come mi comportavo quando la cavalla faceva le difese. Edwina lavora seguendo un paio di indicazioni e la Tequi risponde. Una gran bella sessione, servita a tutte e due per entrare in sintonia l’una con l’altra. Finito il lavoro, Edwina allunga le redini e si mette al passo, in fondo al campo. Io sono dall’altra parte, con una mano appoggiata a un piliere. A un certo punto la Tequi parte, corre verso di me e mette la sua testa sotto la mia ascella ….. e sta li ! Mi si è spaccato il cuore! Ma la cosa forse più intensa è che ho guardato Edwina …. aveva gli occhi lucidi e mi ha detto : – Voi due siete un’altra cosa – . Ecco, in quel momento penso di aver raggiunto la mia realizzazione”.

Il resto lo conoscono tutti. Vittorie e piazzamenti in tutte le più importanti arene del mondo, sottolineate da uno splendido nono posto alle Olimpiadi di Rio, nel 2016, col serio “rischio” di andare a medaglia non fosse stato per un malaugurato errore su una triplice. E ora, La Tequi, si gode la sua pensione nei prati di Valkenswaard, facendo la mamma, trattata, come si conviene, come una vera Regina. Da bad girl di Ozzano a sovrana d’Olanda …. ne hai fatta di strada, Tequi.

Ebbene, caro Licinio, ora, conoscendoti bene, ti dirò una cosa, che potrai avvalorare o smentire se sbaglio.

Tequila per te è stato il crocevia della tua vita equestre. E’ stato il vettore per far conoscere ai più che avevi ragione, ma, soprattutto, che il tuo approccio e il tuo “ascolto” sono un non-metodo che fanno funzionare le cose. La Tequi ha generato Clarico, My Cool Passion, Alandia, Fabulous e tanti altri, cavalli arrivati da te con problematiche riconducibili ad un’unica origine … il rapporto sbagliato con l’uomo. E La Tequi, per te, sarà sempre quella che metteva la testa in cucina per farsi dare il pezzo di pane, non quella immortalata sull’oxer finale delle Olimpiadi di Rio.

Ciao mi Chaman, non cambiare …. mai.

 

 

Fabrizio Bonciolini e Susanna Fusco

con Licinio Grossi (e Tequila)

17 aprile 2020.

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