Dura Lex, Sed Lex

La sentenza d’appello che ha completamente riformato il primo giudizio sul caso Flambo ha suscitato stupore ed indignazione.

Credo sia utile fare un paio di riflessioni.

Innanzitutto, a mio parere, nel riformare così radicalmente la sentenza di primo grado, i giudici di appello hanno dimostrato un gran coraggio. Si, un gran coraggio, in quanto lo scalpore mediatico che ha avuto la vicenda e il successivo apprezzamento, quasi universale, alla condanna che ne è scaturita avrebbe potuto senz’altro essere fonte di condizionamenti. Hanno fatto il loro lavoro, scavando nelle norme ed applicando quel principio di garantismo che la maggior parte di noi invoca in ogni situazione ed hanno deciso in modo sicuramente impopolare, ma non credo illegittimo. Non è facile rivoluzionare una situazione gradita alla quasi totalità degli interessati, così come non è facile, in qualsiasi situazione, semplicemente giudicare. Che piaccia o meno questo è. Si può essere d’accordo, si può non esserlo, ma certo è che una sentenza, in quanto tale, va rispettata…..Non condivisa…..rispettata. Non so se vi siano altre possibilità, per l’accusa, di poter tentare di riportare il tutto alla originaria emanazione o quantomeno arrivare ad una condanna più pesante…..che più si avvicina al volere popolare.

Resta la condanna morale, quella che nessuna corte di nessun tribunale potrà mai togliere. Quella che la maggior parte del mondo equestre ha emesso e che è inappellabile. E, per certi versi, questa condanna potrebbe essere anche più pesante di quella istituzionale. Si perché anche di fronte ad una riabilitazione (ancorché parziale) il disprezzo dei più fa male….molto male. Il timbro del popolo va più in profondità di quello di un tribunale; lacera le carni, sbrana l’anima, ti isola.

Qual è il confine tra legge e giustizia? Risposta difficile, così come difficili sono i concetti. Per molti, qui, è stata applicata la legge, ma non è stata fatta giustizia. Vero? Io non lo so o, almeno, so l’idea che mi sono fatto.

Io so solo che Flambo non c’è più e che nessun provvedimento, giusto o sbagliato che sia, potrà mai riportarlo indietro e questo è ciò che fa più male perché, come al solito, le vittime sono sempre loro, sopraffatte dal nostro ego e dalla nostra totale mancanza di rispetto verso chi viene ritenuto meno intelligente e poco o punto pensante e non in grado di provare emozioni.

Questo è ciò che deve veramente cambiare.

Ciao Flambo.

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Milano, Ottobre 2015

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