ELIA SIMONETTI – “Ora parlo io ……. “

Ho letto attentamente e più volte, ciò’ che è’ stato scritto su di me in questi giorni.
Ho letto, una per una, tutte le pesanti e diffamanti accuse a me rivolte: di aver maltrattato Il cavallo Gaston D, di non averlo soccorso adeguatamente e di averlo ucciso tra atroci sofferenze dopo la caduta avvenuta in quella tragica notte di novembre 2018 in cui ero lontano dal maneggio, in concorso a Vermezzo.
Non sono stato io a chiudere Gaston D per l’ultima volta in quel box da cui è’ scappato, io ero via.
Ho pensato più’ volte di pubblicare il video in cui il cavallo, dopo la caduta e dopo le cure di ben 3 veterinari da me chiamati e fatti intervenire sul posto, si e’ rialzato sulle sue gambe e condotto al box.
E’ stata, invece, pubblicata solo la foto di Gaston D sdraiato a terra, apparentemente esanime, quando in realtà’ era solo sedato.
Avevo pensato e ripensato di pubblicare un ulteriore video in cui il cavallo e’ nel box e in sottofondo si sente la voce di chi lo stava riprendendo affermare che il cavallo stava meglio e si era ripreso.
Avevo pensato di pubblicare anche gli screenshot dei messaggi che i presenti ai fatti si sono inviati tra loro il giorno seguente, il lunedì, in cui si ribadisce che il cavallo stava meglio e che i parametri clinici erano rientrati.
Questo per chi ancora oggi, dopo il mio proscioglimento sui maltrattamenti, mi accusa di omertà’ e silenzio e di aver costretto le persone presenti all’incidente ad eliminare qualsiasi foto e video.
Quei video, quelle foto non sono mai stati cancellati e costituiscono la prova che ha portato, poi, al mio proscioglimento dall’accusa di maltrattamento di animali.
Avrei potuto postare anche il decreto di archiviazione, ma ho deciso di non farlo.
Ho deciso, invece, di dare a voi o a chi per conto vostro verrà’ incaricato, la possibilità’ di sfogliare ad uno ad uno gli atti processuali, di leggere tutte le indagini fatte dai CC, tutto ciò’ che la Procura di Modena, il Tribunale Federale e l’organo amministrativo, hanno raccolto su di me.
Siete talmente accecati dall’odio che avete messo in dubbio anche l’integrità’ morale di chi mi ha giudicato.
Vi darò, allora, la possibilità’ di conoscere come sono andati realmente i fatti , fatti di cui avreste dovuto accertare la veridicità’ prima di darmi dell’assassino, del mostro e della merda.
Lo farò non aderendo al processo mediatico che avete innescato ed in cui mi attribuite il ruolo di quel criminale, maltrattatore che non sono, ma portandovi nella realtà della giustizia che è’ tutt’altra cosa, credetemi.
Ed allora, a quei (pochi, per fortuna) che hanno pensato di processarmi sui social offrirò l’opportunità’ di accertare la ragione ed il torto nell’unica sede in cui i processi si fanno per davvero, dove non c’è fantasia, ma solo prove e dove l’immaginazione lascia il posto ai fatti.
Darò a queste persone, nessuno escluso, la possibilità’ di presenziare di persona e nella opportuna sede – in cui da soli hanno deciso di entrare pubblicando e commentando quei post diffamatori su di me – e di essere così protagonisti, ma per davvero, e non solo virtualmente, di questa triste vicenda.
Elia Matteo Simonetti

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