Emanuele Castellini – Un manager in sella

Un pizzico di passato, due cucchiai di presente e futuro a volontà. E’ questa la ricetta della chiacchierata che andiamo ad imbastire con l’amico Emanuele Castellini. Deroghiamo volutamente dal suo ruolo istituzionale attuale, se non toccandolo di striscio, per parlare soprattutto di sport.

– Emanuele, sdoganiamo in una volta sola buona parte dei ricordi, per andare poi, a spron battuto, verso altre mete. Raccontaci della tua carriera, dei tuoi istruttori e dei tuoi cavalli più importanti. Senza dimenticare, questo per un mio fattore (lo confesso) di affezione, una citazione per quel magnifico sauro che si chiamava Zaramonte.

Chi mi conosce bene sa che non amo troppo parlare del passato se non per ricordare gli affetti importanti. Faccio oggi una piccola deroga, con piacere.

Ho trascorso la mia gioventù al Centro Ippico Lombardo, con Luling Presidente, sotto la guida del Maggiore Falagiani, di mio fratello Gualtiero, con la supervisione, “quando ero “abbondonato”, del Dr. Arrigo Marchi e di Peppino Moretti.

Ero uno dei tanti giovani che frequentavano il CIL, senza talento naturale, non come, beati loro, Mario e Frank Turner o Luca Cumani.

L’obbiettivo della scuola del Cil, come a quei tempi di tutte le scuole, era quello di ben figurare al Saggio che si teneva ai Pratoni. Ne vinsi due ed un secondo posto oltre ad un primo individuale nel saggio B. ( Ragazzi, noi andavamo in ritiro con la squadra dal 16 di agosto ed il Maggiore Falagiani era inflessibile) !!!!!!!

Poi la svolta. Castellazzo sotto la guida di Graziano Mancinelli : un oro ed un argento ai campionati europei Juniores con King’s Coin e Ventuno ed un oro in addestramento con Light Foot.

Durante quegli anni, rubando ogni anno del mio tempo libero, vacanze estive e natalizie incluse, andavo a montare ai Pratoni del Vivaro i cavalli Federali, sotto la guida di Mangilli, partecipando anche all’attività agonistica. Il completo……che magia !!!!!

Compiuto il ventunesimo anno di età persi il mio top sponsor, papà Vittorio, che mi invitò a rendermi indipendente. Morale : i cavalli furono venduti nel giro di un anno!!!!

Partii militare e lavorai con Piero D’Inzeo, ma senza avere una fortunata carriera e mi congedai al termine del servizio di leva. Anche Raimondo D’Inzeo mi sconsigliò di raffermarmi in quanto in quegli anni i carabinieri erano molto impegnati……..più in starda che a cavallo!!!!

Cambiai vita. Il mio lavoro era ubicato tra Milano, Como e Varese. Andai a vivere a Caidate, in provincia di Varese, in una casa di campagna con annessa scuderia e senza maneggio.

Ricominciai a montare dopo quattro anni di pausa, con cavalli giovani.

Tra questi Zaramonte, acquistato a tre anni. Fu un vero colpo di fulmine che mi colpì mentre passaggiavo alle undici del mattino, sotto il sole cocente, davanti alle scuderie da corsa adiacenti la pista di Chilivani. Fui attratto dalla bellezza del soggetto, dal suo sguardo e dalla sua eleganza. L’anno successivo vinse il Premio Allevamento a Grosseto.

Poi altri buoni cavalli giovani : Cimabue, Astral, Sunique, Calettino, Geiktoria. Ma il vero crack fu Desire, acquistato da Monique, con il quale ho partecipato a diverse coppe delle Nazioni (vincendo quella di Dublino) e con il quale ho ottenuto diversi netti in CSI e CSIO.

Per il resto, Emilio Puricelli è stato il mio grande maestro; Valentina Bianchi, insieme a tanti altri bravissimi e seri professionisti la mia accompagnatrice. Perri il mio maniscalco di fiducia e Lollo alzati, il mio vetrinario oltre che amico.

Morale: chi non ha particolari doti naturali, per ottenere risultati, deve supplire a questa mancanza con la passione, il costante impegno, molto tempo dedicato, una buonissima organizzazione, voglia di vincere, rispetto per le istituzioni e per tutti in generale.

emanuele e zaramonte

Emanuele e Zaramonte

– Un ricordo di tuo fratello Gualtiero.

Gualtiero aveva un fascino speciale, dovuto alla sua bellezza, eleganza e simpatia. A cavallo era un talento nato. I Francesi, dopo lo CHIO di Nizza del 1960, dove fu miglior cavaliere, lo definirono “Enfant Prodige”.

– Cavaliere, imprenditore spesso in viaggio per lavoro e Consigliere FISE; da quante ore è composta la tua giornata?

Dormo poco. Alle 5,30 del mattino sveglia. Grazie a Dio riesco a dormire ovunque. Inseriamo, nelle mie attività giornaliere inseriamoci anche un pò di vita famigliare e le scorribande con gli amici.

– L’equitazione in questi anni si è evoluta ed è cambiata notevolmente. Quali secondo te le cose positive e quelle negative del cambiamento.

Sicuramente è cresciuta la qualità di cavalli e cavalieri e, di conseguenza, anche la professionalità di tutti coloro che gravitano intorno al mondo equestre, veterinari, maniscalchi, direttori di campo. Si sono decisamente evoluti anche i materiali per i parchi ostacoli, i terreni, l’abbigliamento e gli accorgimenti per la sicurezza. Positivo anche l’allargamento, a livello mondiale, dello sport.

Per contro, l’interesse economico e l’esasperazione dei percorsi non tendono a garantire una adeguata sicurezza per il cavallo e l’adeguatezza del contenuto dei regolamenti.

Noto una mancanza di formazione qualificata, sia per gli istruttori che per i giudici.

Inoltre, a mio parere, è molto pericolosa la scomparsa di una equitazione spontanea di massa, sia nelle scuole di equitazione sia negli eventi sportivi (chiamiamoli one day). Ad esempio, i pony, in Italia, non hanno avuto lo sviluppo da me immaginato e prospettato quando, quarant’anni fa, collaborai alla nascita del Pony Club Fiorello.

– In un mondo che va verso la globalizzazione totale, ogni tanto ci dispiaciamo che gran parte dei nostri migliori cavalieri viva e lavori all’estero. Ma questo, secondo te, è positivo o negativo?

Sono molto favorevole ad investire dove c’è il mercato di riferimento e dove si svolgono le principali attività inerenti al proprio mestiere. Non vedo, allo stato, altre alternative per i nostri cavalieri per praticare al alto livello le tre discipline olimpiche regine. Bisogna anche ricordare che mantenere un cavallo, in allevamento o in allenamento, costa meno in centro/nord Europa che in Italia. In futuro, non a breve termine e solo a determinate condizioni, potremmo tornare ad essere competitivi, ma solo con una strategia Federale condivisa.

– L’equitazione è uno sport particolare, in quanto hai a che fare con un individuo che vive, prova emozioni, dotato di intelligenza. Tutto cambia in modo velocissimo. Ma quali sono le basi e la cultura storica di cui il futuro, nel nostro sport, non potrà fare fare a meno?

La conoscenza del cavallo in senso generale, sia come animale che come compagno sportivo. L’equitazione di base che garantisce al cavaliere l’apprendimento delle nozioni essenziali per praticare sia l’equitazione generica che quella agonistica specifica.

– I pony sono la porta d’ingresso per i ragazzini che si avvicinano a questo sport. Cosa si può fare per invogliare le famiglie a fare quantomeno provare ai propri figli l’emozione di stare in sella piuttosto che mandarli a giocare a calcio o a tennis?

Giocare d’anticipo!!!

E’ stato un mio pallino anticipare la passione per i pony alla consueta passione del bimbo ai giochi con la palla. Un bimbo, non appena in grado di capire, alla vista di un gatto, di un cane o di un pony gli va incontro istintivamente, senza condizionamenti. Spesso sono gli adulti che per proteggerlo lo allontanano. Esistono i cavalli a dondolo di legno, i girelli a forma di pony, giochi stupendi ma meno attraenti….freddi!!!! La soluzione è che i bimbi giochino fin da piccoli con i pony, senza necessariamente montarli, così come fanno con altri animali domestici. Quindi scuole di equitazione con pony piccoli per giocare e, chi ha un giardino…..un pony in giardino. Bambini tra le gambe dei pony già ad un anno.

– Secondo te, prima di salire a cavallo, un ragazzo dovrebbe sapere come accudirlo?

Non so se prima….sicuramente allo stesso tempo.

– Coinvolgimento delle scuole e delle istituzioni per cercare di avvicinare sempre più ragazzi al cavallo, ma anche cercare di contenere i costi di pratica, almeno fino ai gradi primari dell’agonismo. E’ possibile o fattabile?

Questo è un passo fondamentale per lo sviluppo dell’equitazione, più complesso nelle città che nelle campagne. E’ fattibile e perseguibile e richiede un impegno Federale e politico sul tema.

Penso che su questo aspetto valga la pena dedicare uno studio di fattibilità e di costi.

– Il 1985 è stato l’ultimo anno in cui l’Italia ha vinto la Coppa delle Nazioni a Piazza di Siena. Che si deve fare per cercare di tornare a quei livelli?

Piazza di Siena è il nostro concorso, ma non è certo una vittoria qui che cambia il livello della nostra equitazione. Sicuramente vincere a Roma sarebbe molto prestigioso e porterebbe ad una crescita mediatica e, di conseguenza sportiva. Ritornare ai livelli di risultati degli anni ottanta comporta una strategia mirata dalla durata di almeno quattro anni.

– Due nomi, due nomi soli. Il tuo cavaliere preferito attuale e quello che hai avuto come modello.

Jeroen Dubbeldam e Michel Robert.

– Come valuti il livello dell’equitazione giovanile ad oggi?

Abbiamo dei ragazzi validi……possiamo e dobbiamo migliorare molto il livello degli istruttori. Dobbiamo portare i ragazzi a divenire uomini di cavalli e sportivi vincenti, ognuno per il proprio obbiettivo. Gli sponsor genitori devono essere soddisfatti del lavoro svolto, senza diritto di replica, ma sicuri che il programma trasparente dei tecnici sia stato rispettato.Dobbiamo creare più motivazioni per facilitare i nostri ragazzi ad essere più forti mentalmente ed anche più responsabili.

– I tuoi programmi per il futuro. Cosa farà Emanuele da grande.

Dovrò impegnarmi quotidianamente per garantirmi una integrità fisica, condizione indispensabile per la totale soddisfazione personale; poi sviluppo della mia attività imprenditoriale, degli impegni nell’attività equestre e poi più tempo dedicato alla famiglia ed agli amici. Spesso famiglia ed amici sono anche amici dei cavalli. Tutto torna!!!!

– Un tuo pensiero o una esortazione ad un ragazzo che oggi volesse avvicinarsi a questo sport meraviglioso e poi ti lascio andare a lavorare.

Il cavallo, olte che essere un compagno di sport è anche un aiuto terapeutico . Il suo comportamento, la sua riconoscenza, il suo calore, il suo fisico atletico, ti aiuteranno tutta la vita a risolvere molti dei tuoi problemi o a renderli meno pesanti.

Grazie Emanuele, sempre con un biglietto aereo o del treno in mano…….ma quando lo trovi il tempo per montare? Questa la vita degli amatori, divisi tra mille impegni ma con una passione che va oltre ogni ragionevole logica. Il viaggio è perenne, ma quello più bello, siamo certi, è quello fatto in sella.

Fabrizio Bonciolini con Emanuele Castellini

Milano, Ottobre 2015

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