Ferdinando Acerbi – Cavalli, mare e……….Ancoramare

La vita è un insieme di sensazioni incredibili. Qualunque sia la loro natura si mischiano formando uno tsunami che travolge cuore, anima e sensi. Gioia, felicità, tristezza, disperazione, caparbietà, sono tutte figlie di una stessa madre. Una madre a volte severa che in un attimo ti riporta ai veri valori della vita, distogliendoti magari da una idea di esistenza ovattata e protetta a cui ti sei abituato in quanto le condizioni te l’hanno permesso. A quel punto, la tua forza, quella vera, quella che nasce dall’io più profondo, abisso fino ad allora inesplorato, porta a galla un’anima nuova. Un’anima carica di positività che, in questo caso, fa della propria esperienza un esempio di speranza per tanti.

Questa è la storia di Ferdinando Acerbi.

  • Ferdinando, nel tuo palmares di cavaliere ci sono tre partecipazioni olimpiche di completo, tanta roba come si dice oggi, ma questo è il punto di arrivo. Raccontaci i tuoi esordi, i tuoi cavalli, i tuoi istruttori .

    Anche se nel mio palmares purtroppo ci sono solo tre “short list” e preparazioni Olimpiche, da Seul ad Atlanta, il fatto che molti mi ricordino come partecipante a tutte, mi rende molto orgoglioso ed in parte mitiga le vecchie delusioni. Vuol dire che un segno lo ho lasciato !! Ho cominciato a montare a Piacenza, al Circolo Ippico Piacentino, mentendo sulla mia età per poter cominciare prima, sotto la supervisione del compianto maresciallo Baldi. All’epoca (73/80) il maneggio era spesso frequentato da alcuni pezzi grossi: il generale Cini e la moglie Clara, la sign.ra Schiavetti (responsabile regionale Yuniores) e successivamente dall’allora colonnello Nanni Grignolo che per anni è poi stato il mio mentore, nella vita ed a cavallo. Il primo cavallo “importane” fu un cavallo italiano, affidatomi dalla scuola e proveniente da un corso istruttori, era un grigetto sardo, si chiamava “Stock” e sgroppava come un ossesso. MI fu affidato e mi permise di affacciarmi ai primi completi e ritiri collegiali tenuti da Mauro Checcoli al GESE di Bologna e dal Marchese Mangilli alle querce. Insieme a lui, montavo un altro cavallo italiano: Fiorano, un vecchio cavallo che mi fu affidato dal colonnello Piero che, venuto a disputare un gara nazionale, che allora aveva una certa importanza a Piacenza, fece uno stage e mi notò premiandomi con il cavallo che lasciò direttamente li. Anche lui poi mi fu sempre amico e mi segui più o meno a distanza fino alla fine della mia carriera. Poi cominciarono i tempi più “seri”, arrivò Fabio Giuliani accompagnato da Glendourgan, Kim de Bellevue, il “Castellazzo” con il Cav.(rigorosamente maiuscolo) Mancinelli … i primi successi internazionali e finalmente i Pratoni del Vivaro che diventarono la mia casa per gli anni a venire.

  • Gli altri tuoi risultati rilevanti?

    Ho partecipato ad un rispettabile numero di Campionati Europei in tutte le categorie (Yuniores, Young Rider e Senior) e campionati del Mondo oltre ad una lunga serie di gare internazionali e nazionali, direi che il miglior risultato in termini di Palmares sia sicuramente la medaglia d’argento agli europei di Rotterfield Park in Inghilterra nell’84 direi. Personalmente, invece, non posso che avere nel cuore Astore dell’Uccellaia, cavallo nato a casa, domato e sempre montato me, col quale ho partecipato a tutte le gare più importanti al mondo, un carro armato coraggiosissimo con tantissima personalità e veramente “cattivo”. Il miglior saltatore in campagna che uno possa immaginare (per come erano strutturati i percorsi ai tempi, oggi probabilmente sarebbe un animale pericolosissimo… )

  • Un altro cavallo al quale sei particolarmente affezionato. ……..

    Ce ne sono tanti, tutti importanti per qualche motivo, ma come leggi sopra … i cuore è li.

  • Un episodio della tua vita equestre che non dimenticherai mai.

    Ti racconto l’episodio che ha cambiato la mia percezione dell’equitazione e mi ha dato la “rabbia” necessaria a diventare … un “cavaliere”: agli esordi da Yuniores, venni convocato alle Querce a Casorate Sempione per uno stage con il Marchese Mangilli, alla fine dello stesso il Marchese chiamò i nomi di chi, a suo giudizio (insindacabile), avrebbe partecipato al completo di Migliarino. Io ero nella lista, ma i miei genitori, avevano già prenotato la famosa “settimana bianca” e non sentirono ragioni, mio padre ha sempre subordinato la mia attività equestre al mio rendimento scolastico, e, oserei dire per fortuna, almeno fino a che la strada non fu decisa, ha sempre cercato di farci (me e mia sorella) fare un po di tutto, soprattutto se piaceva anche a lui. Quindi niente Migliarino, ma non solo, qualche giorno dopo, ricevetti una lettera dal Marchese, che ancora conservo, dove mi consigliava di non continuare con la mia carriera equestre, di andare pure a sciare che gli sci erano più comodi e non avrei dovuto nemmeno sprecarmi ad asciugarli dopo l’allenamento ….. Apriti cielo, da allora il mio obbiettivo è stato solo quello di farlo ricredere, impegnandomi al massimo e la più grossa soddisfazione fu quando a Ravenna (fine stagione 85), prima di Seoul, mi prese da parte e mi disse che a Gennaio mi aspettava ai Pratoni e che mi ero guadagnato la qualifica di P.O. sul campo … purtroppo il marchese venne a mancare proprio pochi giorni prima che arrivassi la, ma fu un’enorme soddisfazione e sicuramente fu alla base della personalità che mi sono costruito nel tempo e mi ha permesso di affrontare anche sfide più “definitive”…

  • Cavalli e mare. Le tue grandi passioni. I primi ti hanno regalato soddisfazioni e gioie indicibili..il mare, oltre alle gioie, ti regalaun repentino cambiamento di vita. Cosa succede nel 2004?

    Dopo la mia vita equestre, per varie vicissitudini, mi sono rivolto al mare, prima come istruttore sub e poi come skipper. Trovo una grande affinità fra queste due attività, perché tutte e due presuppongono una mediazione con un terzo elemento non prevedibile, e purtroppo è proprio la non prevedibilità del “terzo” che a volte provoca sorprese non sempre piacevoli. “To cut a long story short” a Gennaio del 2004 commisi il più grande errore della mia vita, dopo aver insegnato per anni il contrario, quando uno dei miei clienti ebbe un infarto sott’acqua intervenni e lo portai in superficie a discapito delle leggi della fisica e … mi ritrovai paralizzato dalla vita in giù.

  • Ad un certo punto ti rendi conto che la tua vita, forzatamente, non potrà più essere la stessa. Cosa hai provato in quel momento e dove hai trovato la forza per dire io sono più forte”.

    Sì un bel “cambio” per uno abituato a basare tutto sulle sue capacità fisiche ed anche, diciamocelo, convinto di essere una specie di Rambo… ma come in tutte le cose, la vita comanda e impone le sue regole, a noi accettarla e trarne il meglio. Non credo di essere una specie di eroe, semplicemente uno che si è trovato in ballo ed ha naturalmente continuato a ballare applicando al Valzer le stesse regole di tenacia,“studio” e passione imparate durante gli anni di educazione sportiva, senza la quale non sarei di sicuro riuscito a raggiungere i risultati (fisici e mentali) ottenuti in questa circostanza.

  • Il tuo attuale progetto, Henable.me, raccontaceloCome nasce e come lo stai sviluppando.

    Henable.me nasce dalla consapevolezza che per tutto ciò che non è immediatamente percepibile di una disabilità (camminare, vedere, sentire … ) il “mondo” non può avere percezione e quindi siamo noi stessi interessati a dover proporre e studiare soluzioni, uscendo dall’invisibilità. Per essere più chiari, noi non pretendiamo di far vedere o camminare nessuno ma semplicemente ci occupiamo di fornire soluzioni volte a migliorare la quotidianità di persone disabili, nei confronti della gestione dei rapporti con la P.A., accessibilità dei dati, mobilità, reinserimento lavorativo e quant’altro, il tutto attraverso l’uso di tecnologie digitali, per cui App, Webapp …..

  • Qual è il traguardo o almeno, uno dei traguardi, quello più nel breve periodo, che ti sei prefissato con Henable.me ?

    Ora stiamo uscendo dalla fase di startup, con un paio di prodotti ben definitive e pronti ad entrare in modo massivo sul mercato, quindi sono molto focalizzato sulla definizione dei vari modelli di business per garantire la sostenibilità del progetto e creare new business. La cosa che mi fa veramente piacere è che in questi due anni siamo riusciti ad ottenere una grande credibilità nell’ambiente ed il nostro modello di innovazione acquista sempre più seguito, quindi spero per la fine dell’anno prossimo di aver ampliato il mio team (persone disabili) così che sempre più persone possano portare il nostro messaggio e aiutare a cambiare definitamente la percezione del mondo della disabilità.

  • Hai già deciso cosa fare da grande?

    Sì …. ho deciso di non diventare grande mai …. molto tempo fa !!!

  • Nemmeno a dirlo..cavalli sempre nel cuore…….monti ancora?

    Domanda tendenziosa, ma si ogni tanto monto ancora soprattutto quando porto mia figlia Giulia, che comincia ora con le prime lezioni sui pony, ma lo faccio solo per dimostrarmi che … ci riesco !!

  • Ancoramare, il tuo libro, ci fai una piccola recensione?

    Ancoramare è l’output di una storia bellissima è un libro molto strano e personale che racconta, sotto forma di capitoli a se stanti (quindi può essere letto sia come un insieme che capitolo per capitolo), una serie di aneddoti ed esperienze significative che hanno contribuito a fare di me quello che sono., ma soprattutto credo racchiuda la spiegazione di dove e come ho potuto trovare l’ironia e la forza necessaria per reinventarmi dopo l’incidente. C’è molto di tutta una serie di personaggi che ci hanno accompagnato e formato da giovani a conferma del fatto che senza l’educazione sportiva ricevuta non avrei sicuramente potuto farcela.

  • ancoramare

    Il libro di Ferdinando

  • Qual è, attualmente, il motto che accompagna la tua vita?

    Mah, te ne potrei dire mille tutti, sullo stesso leit motive, ma non credo siano molto importanti, l’importante è fare tesoro ed applicare quello che la vita ci insegna sapendo che per quanto in basso possa capitare di cadere, proprio grazie a questo background non si cade mai più in basso del gradino di partenza, quindi tutto è alla fine utile alla costruzione del nostro vero essere.

  • Un messaggio che vorresti mandare, soprattutto ai più giovani.

    Quello che cerco sempre di comunicare, cioè di fare tutto con la passione necessaria, dare ascolto a se stessi ed alle proprie passioni, qualunque esse siano, perché sono convinto che siano proprio li stia il segreto per affrontare con serenità anche la parte difficile di quella bellissima avventura che è la vita.

  • Ferdinando, la vita è bella nonostante tutto?

    Beh, come potrebbe essere diversamente, per uno che ha appena dichiarato di aver deciso di non voler diventare grande mai ….

Credo vi sia ben poco da aggiungere ed altro non voglio aggiungere. Grazie Ferdinando, non solo per aver parlato con noi, ma, soprattutto, per quello che fai e che farai. Grazie davvero di cuore.

Fabrizio Bonciolini con Ferdinando Acerbi

Milano, Brescia – Novembre 2015

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