FILIPPO MOYERSOEN – ELISIR DI LUNGA VITA… L’ELEGANZA IN SELLA

Filippo Moyersoen non ha bisogno di molte presentazioni. Il suo stile perfetto, la sua eleganza ed i risultati ottenuti ne fanno un’icona della nostra equitazione. Proviamo a ripercorrere con lui la sua storia. Siamo sicuri che ciò che ne verrà fuori sarà molto interessante.

– Filippo partiamo da qualche tempo fa e da un Signore di nome Albert, tuo papà, uno dei più grandi uomini di cavalli di sempre…. quanto influisce sul tuo avvicinamento a questo mondo e come ha continuato ad influire durante tutta la tua carriera.

Mio padre mi ha insegnato tutto sui cavalli, ma soprattutto il rispetto e la riconoscenza verso questo incredibile compagno.

– Qual è il momento in cui hai deciso che fare il cavaliere sarebbe stata la tua vita?

Ho deciso di fare il cavaliere quando ho dovuto scegliere se continuare all’Università la facoltà di veterinaria
(ero al secondo anno) o montare a cavallo (che mi divertiva molto di più..).

– Tra le tue esperienze anche un breve periodo passato in un circo, come volteggiatore acrobatico…. nasce da li la sfida di saltare seduto al contrario?

L’esperienza al circo di Parigi Jean Richard – Bouglion di due settimane, è stata una delle esperienze più interessanti e belle della mia vita (e per questo ringrazio Mario Luraschi)

al.... contrario

al…. contrario

– Con questo sistema hai passato un ostacolo di un metro e ottanta…… ma com’è la parabola vista da dietro?

Saltare stando in sella all’incontrario non è una cosa molto difficile, forse diventa complicato saltare gli ostacoli molto alti…

– Il tuo debutto in coppa delle nazioni è datato 1977, in un campo non facile come quello di Aachen….ti ricordi le emozioni di quel momento?

Nel 1977 ho debuttato in coppa delle nazioni ad Aquisgrana, per la verità in modo un po’ azzardato: non avevo mai partecipato ad uno CSIO, e l’unica gara a squadre l’avevo fatta due mesi prima in coppa delle regioni a Roma in squadra per la Lombardia, con il cavallo At-Dahra. Di emozioni quindi ne ho provate parecchie, in un percorso decisamente grosso (il numero uno, dopo numerose proteste era stato abbassato perché misurava 1,60)

– Chi è il cavallo che, per qualsiasi ragione, non dimenticherai mai?

Il cavallo che mi ha fatto più dannare all’inizio è stato Dugano, poi è diventato estremamente competitivo.

Loro Piana Dugano

Loro Piana Dugano

– Adam, cavallo per nulla semplice. Nel 1983 vinci i campionati Italiani; non solo. Gran premio a New York e Bruxelles, una potenza a Washington passando 2 metri e 31. Poi le Olimpiadi di Los Angeles 1984….. quel maledetto sottopancia che si rompe…. cosa hai pensato in quel momento? ( se si può dire….)

Adam era complicato in campo prova, in percorso invece, più gli ostacoli erano grossi e più diventava più facile. Nel primo giro della gara a squadra a Los Angeles si è rotto il sotto pancia, la mia unica preoccupazione era di risalire a pelo per finire la gara, ma un inserviente di colore, mentre cercavo di togliere la sella staccando da un lato i cinturini della martingala da caccia e del pettorale, lui riattaccava tutto dall’altra parte, sprecando i 60 secondi che avevo per risalire. Un’occasione persa per finire a pelo un’Olimpiade.

Adam a Washington sul muro a m 2,31

Adam a Washington sul muro a m 2,31

– Il grigio va su tutto. Dugano campione Italiano nel 1989 e nel 1991. A distanza di 22 anni, Canada campionessa italiana, nel 2013. A parte il mantello, anche altre caratteristiche accomunano questi due campioni. Parlaci di loro.

Dugano e Canada due ottimi cavalli che hanno avuto bisogno solo di un po’ più di pazienza all’inizio (e un po’ di cure ospedaliere: da Canada sono caduto in gara quando aveva sette anni nove volte, e ancora ho il labbro inferiore mezzo addormentato per un taglio profondo)

Loro Piana Canada

Loro Piana Canada

– Raccontaci una tua giornata in scuderia.

In scuderia ogni mattina entro sempre più volentieri e a cavallo mi diverto. Mi confronto continuamente con delle piccole difficoltà, non create dai cavalli che monto, ma dalle mie interpretazioni di quello che è meglio fare per diminuire le loro difficoltà caratteriali e meccaniche.

– A parte tuo Papà, chi sono state le altre figure di riferimento nel tuo cammino?

A parte mio padre, ho incontrato dei personaggi fuori dal comune che mi hanno aiutato, in particolare Nuno Oliveira e Raimondo D’Inzeo.

– La tua carriera ad alti livelli dura da moltissimi anni. Qual è il segreto della tua eterna giovinezza? Elisir di lunga vita?…..

Il cavallo è la migliore terapia per stare bene, dal punto di vista mentale ma anche fisico. Anche se per fare gare a 60 anni siamo obbligati sempre di più a una ginnastica supplementare che a 20 anni non serve.

– Sei stato uno degli artefici del periodo d’oro dell’equitazione Italiana. Cosa si dovrebbe fare per cercare di tornare a quei livelli?

Non sono stato artefice di niente, ma questo può essere un buon motivo per continuare e cercare di fare sempre meglio. Io stesso sono stimolato a non smettere mai anche se faccio un po’ peggio.

– Come vedi oggi il mondo dell’equitazione? Che cosa cambieresti? Una tua opinione sull’equitazione giovanile in Italia.

Oggi il mondo dell’equitazione ad alto livello è estremamente qualitativo e per entrarci è complicato, visto che servono buoni cavalli, molto talento e soprattutto routine nelle gare top. Forse servirebbe al livello iniziale un po’ più di educazione al sacrificio e al rispetto. Ci sono nettamente più giovani di talento e tecnica in Italia al giorno d’oggi rispetto a 30 anni fa. Poi però, per loro, le difficoltà per eccellere ad alto livello internazionale sono maggiori rispetto a 30 anni fa.

– Cosa farà da grande Filippo Moyersoen?

Da grande non ho ancora deciso cosa fare, visto che per il momento continuo a fare esattamente le stesse cose che facevo 40 anni fa e mi diverto molto.

– Chi è, tra i giovani, il tuo erede…… ammesso che esista.

Invidio il talento di tanti giovani che vedo tutte le settimane, e in confidenza cerco di rubare da loro continuamente spunti per fare meglio.

– Lascia un messaggio a tutti i giovani che iniziano a praticare questo sport.

Il consiglio che posso dare ai giovani è di lavorare sodo, usare il buon senso, cercare di migliorare ogni giorno, essere più duri con se stessi e molto più comprensivi con i cavalli (e non il contrario.) Usare molto di più il proprio cervello a cavallo, e a piedi nell’organizzazione del proprio lavoro. Se riusciremo a fare le cose bene con il nostro cavallo, capiremo che ci potrà insegnare un sacco di cose rendendoci più pazienti, sereni, leali, equilibrati, quindi più credibili e felici.

Grazie Filippo per averci accompagnato per un momento nella tua vita. Averci fatto conoscere da vicino uno dei cavalieri più stimati di tutta la storia dell’equitazione italiana. Dalle tue parole traspare una modestia, una voglia di imparare ancora, una ricerca continua di migliorarti che dovrebbero essere di monito e di esempio per tutti… ragazzi e non…. Solo un rammarico: non aver potuto vedere il tuo percorso a pelo alle Olimpiadi! Sarebbe un record ineguagliato e ineguagliabile!
Buon lavoro con i tuoi cavalli! E arrivederci presto alla prossima gara!

Susanna Fusco e Fabrizio Bonciolini con Filippo Moyersoen

Milano – Dicembre 2015

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