Franco Montrasi – L’uomo che sussurra, veramente, ai cavalli.

La vita è veramente particolare. Conobbi Franco tanto tempo fa, ad Agognate, quando era un eccellente cavaliere da concorso agli ordini del mitico Gianni “baffo” Gruppi. Poi mi sono “distratto” una ventina d’anni e me lo ritrovo in versione Horsemanship. Ti metti a parlare e scopri porzioni di vita che non hai vissuto direttamente ma che, non appena cominci ad ascoltare, senti immediatamente la necessità di raccontare.

Questa è la storia di Franco.

– Franco, un flash sui tuoi inizi, su Agognate, quando avevi i tuoi cavalli che montavi in gara. Tempi di equitazione “normale” ( per quanto la normalità sia una condizione molto soggettiva). Gianni Gruppi e il tuo rapporto con lui.

L’inizio non è stato dei migliori. I miei zii gestivano l’ippodromo delle Bettole, a Varese. Per me il cavallo era un animale fantastico, che amavo molto…..ma a cinquanta metri di distanza. Paura. Poi la paura si affievolisce e intorno ai dieci anni comincio a montare con Emanuele Bolla, a Castelletto sopra Ticino. Da li in poi un po’ di esperienza fin quando, durante una gara indoor a Castellazzo, mi si avvicinò questo simpatico Signore con i baffi il quale mi diede un paio di consigli e mi fece un paio di osservazioni. Gianni Gruppi. Fu un “colpo di fulmine” equestre. Gianni è stato l’istruttore che mi ha formato come cavaliere da concorso fino a portarmi, nel 1985, a saltare ai campionati Italiani dove mi classificai al quinto posto con Sandor . Oltre a questo è stato come un secondo padre ed un grande amico. Mi ha seguito fino al 1991, quando partii per il corso istruttori.

– E il dopo Agognate dove ti porta?

Negli Stati Uniti, nel 1992 perché ero curioso di “studiare” l’equitazione americana ed in particolare Michael Matz, cavaliere che a me piaceva moltissimo. Ebbi l’occasione di essere ospitato a San Diego, dove, in un maneggio vicino, montai parecchi cavalli. Fu un’esperienza indimenticabile. A fine 1992 tornai in Italia, per fare un altro corso istruttori.

– Quando cominci a scoprire che vi è anche un altro tipo di approccio al di la di quello “tradizionale”?

Nel 1993 comprai un cavallo, che si chiamava Go; Intrattabile, molto difficile, non riuscivo a combinarci nulla se non litigarci costantemente. Con lui furono cinque anni da incubo. Intuii che doveva, per forza, esserci un altro sistema per risolvere quei problemi e riuscire finalmente a dialogare con Go. Nel 1998 vidi un video di un cowboy che lavorava un cavallo scosso…..e quel video mi colpì molto, per il metodo utilizzato. Quel cowboy era Pat Parelli. Cercai, da autodidatta, di applicare il sistema, con degli errori grossolani. Poi, nel 1999, ebbi modo di parlare e lavorare un po’ con Philippe Karl. Cominciai a togliere martingala, chiudibocca, redini di ritorno. Infine, l’incontro con Franco Giani, colui che instradò anche Luca Moneta su un determinato cammino. In una settimana di corso stravolsi completamente la mia equitazione. Decisi quindi di approfondire il sistema. Nel 2003, un veterinario per piccoli animali appassionato di cavalli mi fece conoscere un nativo americano che venne a fare una dimostrazione in Piemonte. La leggenda narra che quell’Indiano fosse stato il maestro di Pat Parelli ( non ci credo molto). Mi colpì in modo particolare il suo modo di muoversi all’interno del tondino e la gestualità, quasi una danza….quelli stessi movimenti, quella stessa tempistica e quello stesso posizionamento rispetto all’angolo visivo del cavallo che poi trovai anche in Monty Roberts.

– Esattamente, quali sono i principi che sostengono il metodo che usi?

Il principio base è uno solo: “ La violenza inizia dove termina la conoscenza”. All’interno di questo principio inderogabile, il dialogo è l’unica strada per risolvere le situazioni. Bisogna capire che le reazioni di ogni cavallo sono dettate dalla sua “memoria storica”. Dalle associazioni che riporta a fronte di una determinata azione, dalle emozioni mentali e fisiche provate; la paura, il dolore, l’angoscia…….è come quando hai a che fare con un computer. Se la memoria ha un virus residente, quando si palesa, rischia di mandare il sistema in crack e prima che questo succeda devi azionare l’antivirus e cancellarlo, per poter riempire lo spazio lasciato vuoto con contenuti positivi. Agire prima che la reazione del cavallo, dettata dalle precedenti esperienze negative, inneschi una sua reazione altrettanto negativa, distogliendo la sua mente dal principio del “passato” per inserire il principio del “presente”. Bisogna commutare una “reazione” in una “azione”. E’ comunque senz’altro più facile poter riempire e costruire da zero piuttosto che dover ricostruire. Non ci sono condizionamenti.

– L’approccio e la comunicazione del tuo metodo, sono applicabili a qualsiasi disciplina e a qualsiasi problematica del cavallo o vi sono delle limitazioni?

L’unica limitazione è quella che noi “umani” ci poniamo. E’ ovvio, non ti dico che un Aveglinese dopo aver lavorato con questo metodo andrà a saltare il Gran Premio Roma. Però, per quanto riguarda le problematiche quotidiane legate soprattutto all’utilizzo che viene fatto di ogni soggetto, no….limitazioni non ce ne sono.

– Come ti senti da quando lavori in questo modo? Torneresti indietro?

Mi sento bene. Come un vaso riempito a metà. Vorrei capire sempre di più. Non sono mai sazio e vorrei sempre fare di più. No, non tornerei indietro. Nessun rimpianto, nessun rimorso, nessun dolore.

– Raccontami un episodio, uno solo, che dimostri i risultati che possono scaturire da questo lavoro.

Un cavallo grigio arrivato alla mia compagna. Bagoy. Carattere impossibile. Sgroppava, calciava, rampava e mordeva. Intrattabile in tutti sensi. Nel giro di un mese è diventato un agnellino. Senza coercizione, ma semplicemente con la conquista della reciproca fiducia e l’instaurazione di un rapporto di collaborazione.

– So che ti diletti anche nella mascalcia, usi metodi tradizionali?

Mi limito ad effettuare i pareggi nei cavalli “barefoot”. Non metto i chiodi tanto per intenderci.

– Quali sono le obiezioni più comuni che ti senti fare quando ti capita di proporre o spiegare il tuo lavoro?

Le solite espresse per mancanza di conoscenza : “sono tutte stupidate”; “non serve a nulla”; “fino ad un certo punto potrebbe anche funzionare ma poi no”. La mancanza di conoscenza. Questo è il più grande problema.

– Ultimamente, oltre ad una consapevolezza più “naturista” del cavallo, assolutamente condivisibile, si moltiplicano i movimenti animalisti o pseudo tali che si scagliano contro imboccature e presunte, o vere, metodologie coercitive. Come ti poni nei confronti di questa cosa.

Caratterialmente non sono mai estremista, in nulla. Non rinnego assolutamente il mio passato da cavaliere ed il sistema cosiddetto “classico”. Sono convinto che non sia l’imboccatura che fa i danni, ma la mano che la usa, così come speroni, redini di ritorno ed altri accorgimenti similari.

– Cambiare si può e solo gli stolti non variano mai le loro posizioni…….quali sono i vantaggi del tuo metodo, anche applicati alle competizioni? E’ un metodo che accorcia o allunga l’apprendimento del cavallo?

Accorcia l’apprendimento. Per il discorso fatto sopra, del computer. Cancellare le esperienze negative e sostituirle con concetti positivi e collaborativi. Quando un cavallo è agitato produce adrenalina che è una sorta di cementificazione dei canali ricettivi. Quando è tranquillo produce endorfina che, al contrario, facilita l’assorbimento di informazioni.

– Mettiamo tu abbia di fronte un ragazzo che si avvicina per la prima volta ad un cavallo. Cosa gli dici per convincerlo che il tuo metodo può portare dei vantaggi, sia dal punto di vista del rapporto che dal punto di vista meramente sportivo?

Cercherei di dimostrarglielo, non di convincerlo solo con le parole. Non c’è miglior metodo che la dimostrazione per verificare la bontà di qualsiasi cosa. Le parole servono a spiegare una cosa. La dimostrazione serve a far vedere che funziona.

– Un’altra cosa, l’ultima…….dimmi ciò che vuoi rispetto al tuo lavoro attuale…..un pensiero che vorresti passasse per far conoscere di più un determinato sistema.

Dietro ogni porta c’è una stanza. Ma fin quando non apri quella porta non sai che tipo di stanza nasconde. Apritela ed entrate. Poi deciderete se restare dentro o uscire. Per quanto mi riguarda, da quando ho aperto quella porta ho conosciuto cavalli straordinari, non necessariamente agonisti, ma straordinari in tutto e per tutto…….Provateci!!!

Ringrazio veramente Franco, sia per il piacere di averlo ritrovato sia per questo bellissimo lavoro che sta portando avanti. Caro Franco, ti lascio, per il momento, con una promessa…..ci ritroveremo per approfondire il discorso, per svilupparlo e per metterlo a conoscenza dei più. Nel rapporto con i cavalli non bastano tre vite per dire di essere giunti alla conclusione del percorso formativo. Ogni strada è buona per imparare a conoscerli e rispettarli sempre di più e, questa, mi sembra un’ottima strada.

Ciao uomo che sussurra ai cavalli…….ci rivediamo presto.

Fabrizio Bonciolini con Franco Montrasi

Milano, Novembre 2015

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