Gianni Govoni – The Master of Faster

Gianni Govoni è uno dei cavalieri più talentuosi di sempre del panorama equestre nazionale e non solo. A dimostrazione di ciò le sue innumerevoli vittorie ed esperienze internazionali. Le sue personali lotte contro i cronometri sono leggendarie e gli hanno conferito l’appellativo di “the Master of faster” – il Signore della velocità.

Gianni quando inizi a montare e perché.

Mio padre faceva il commerciante di cavalli quindi all’età di 10 anni cominciai a montare.

Chi sono stati i tuoi primi istruttori e cosa ti hanno trasmesso?

Gianni Pederzoli e Franco Triossi. Mi hanno trasmesso umiltà, grinta,sacrificio e autocritica.

Quando è arrivata la svolta della tua carriera? Quando cioè hai capito che saresti potuto diventare Gianni Govoni?

All’età di 16 anni il Colonnello d’Inzeo mi volle al Centro Federale dei Pratoni Del Vivaro, dopo qualche mese di allenamento con lui vinsi il mio primo campionato italiano juniores con un cavallo federale, nello stesso periodo avevo, presso il centro, cavalli di proprietà di mio padre comprati al mercato bestiame di Modena del valore di 3.000.000 di lire (1.500 € ) con i quali vincevo categorie di 1,40-1,45 mt allora chiamate “D”. Dopodiché vinsi 2 campionati italiani YR e feci la mia prima coppa delle nazioni a Piazza Di Siena con lo stesso cavallo federale che nessuno riusciva a montare di nome “Fearless”. Vinsi poi un campionato europeo a squadre e 4° individuale . Questo bellissimo periodo va dai 16 ai 19 anni e fu qui che capii che con costanza, impegno e grinta sarei potuto diventare un buon cavaliere di nome Gianni Govoni.

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Gianni e Fearless

Raimondo d’Inzeo. Chi è stato per te? Che rapporto hai avuto con lui?

Raimondo d’Inzeo è colui che mi ha scoperto e che ha creduto in me . Lui era una persona molto severa che pretendeva disciplina ….disciplina che manca ora ai nostri giovani. Il mio rapporto con lui era di rispetto e silenzio. Non si discuteva ciò che lui diceva gli credevo e basta , stava poi in me mettere in pratica ed interpretare ciò che mi insegnava .

Istinto, talento, improvvisazione……da soli non bastano per diventare grandi. Ma quanta tecnica hai “mangiato”?

Se devo essere sincero dal Colonnello d’Inzeo nessuno poteva imparare tanta tecnica a meno ché la passione, l’amore per questo sport e il volere diventare il numero uno, ti facessero osservare lui a cavallo e ti inducessero a capirlo e provare a mettere in atto ciò che avevi appreso guardandolo. La vera tecnica l’ho imparata da Marcel Rozier, Joe Fargis ed Henk Nooren i quali mi hanno insegnato che il lavoro duro gratifica ovvero, chi lavora sodo a casa con passione dedizione ed intelligenza ottiene i risultati. Ci tengo a precisare che ho cercato di trarre da ognuno uno di questi grandi maestri il meglio che potevano insegnarmi ed ho assemblato ed interpretato il tutto, per formare Gianni Govoni.

Due olimpiadi e tre campionati del mondo, oltre a tutto il resto. Qual è stata l’esperienza che non dimenticherai mai?

Jerez!!!!!!!!!!! Campionati del Mondo 2002 non posso commentare. Ancora adesso, a distanza di 14 anni, mi viene il nodo alla gola!

I tuoi cavalli. Ognuno di loro racconta una storia. Quale resterà per sempre dentro di te?

Solo e solamente una…. E così resterà per sempre “ LOVE AFFAIR “

Tu hai vissuto, da protagonista assoluto, un periodo molto significativo dell’equitazione Italiana. Cosa è cambiato da allora e, secondo te, cosa si potrebbe fare per tornare ad essere chi eravamo.

Se non erro nel 2002 l’Italia ha vinto la finale Samsung. Allora io montavo Havinia….cavalla comprata in un concorso in cui faceva eliminata nelle categorie di 1,30 mt. Con Havinia vinco la finale Samsung e nello stesso anno sono 2° nel GP Roma e 5° individuale ai Campionati del Mondo a Jerez… Per me da allora è cambiato molto. Non so, per me la vittoria allora era orgoglio, gratitudine personale, il lavoro di una vita che si appagava. Oggi vedo persone ai vertici della nostra federazione, tanti tecnici ed istruttori strapagati da noi tesserati che fondamentalmente non hanno credenziali, non hanno competenza sulla materia, ma hanno una buonissima rendita vendendo parole , sogni a genitori , ragazzi e sponsor. Ma la realtà è un’altra e quando se ne accorgono si allontanano dal nostro sport e per persone come me questa è una vergogna nei confronti delle altre nazioni e di cavalieri come me che per l’Italia hanno vinto e lottato…. Cosa che non farò più fino a che a guidare il nostro sport, in Italia, ci saranno persone arcaiche e incompetenti ….il mondo , l’equitazione ed ogni altro sport si evolve e progredisce. Purtroppo i nostri vertici, in Italia, non lo fanno nonostante noi cavalieri, con i percorsi che cambiano e si evolvono lo dobbiamo fare…. Anche se non pagati da loro. A questo punto è facile capire perché l’Italia, nell’ equitazione regredisce ed il perché non si può tornare ad essere chi eravamo.

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Gianni e Havinia

Che ne pensi dei nostri giovani ?

Scusate, ma è purtroppo una nota dolente….amo i ragazzi e vorrei trasmettergli ciò che umilmente ho imparato. Purtroppo la maggior parte di loro sono viziati, cercano sempre di discolparsi e colpevolizzare istruttori, cavalli , veterinari ecc… Non si rendono conto dei propri limiti e soprattutto che nel nostro sport il 90% degli errori o problemi sono del cavaliere e non del cavallo.

Il cavaliere più forte di sempre e quello più forte attualmente ………

Ludger Berbaum…..da sempre e per sempre

Esiste un erede di Gianni Govoni in Italia?

Io non lo ho ancora conosciuto !

Cosa farai da grande? Per quanto tempo ancora hai deciso di mettere gli altri dietro di te (soprattutto quando c’è da spingere sull’acceleratore) ?

Il falegname. Perché amo costruire ostacoli…..ahahah. Un giorno venderò il parco ostacoli creato da me e diventerò ricco !!!! impossibile dire quanto c’è da spingere sull’acceleratore perché purtroppo o per fortuna bisogna sapere quando, quanto e come spingere. Per quanto riguarda me non so, vedremo. Ho fatto, dato e avuto tutto, quindi fino a quando ne avrò voglia e soprattutto dipenderà da chi sarà a guidare in futuro la nostra federazione di cui è meglio non parlare, visto il totale fallimento .

Cosa cerchi di trasmettere ai tuoi allievi?

Cerco di trasmettere ciò che ho imparato io in tanti anni, ma purtroppo oggi la maggior parte dei ragazzi percepisce la metà di ciò che tenti di insegnargli. Oggi cercano i risultati immediati con poca fatica, non è semplice trasmettere qualcosa anche perché questo sport è fatto di piccolezze, decimi di secondo, di frazioni di tempo minime. La mente, la mano e la gamba devono reagire contemporaneamente, quindi o hai veramente le basi o si creano spiacevoli situazioni con il cavallo. Per trasmettere tutto ciò che ho imparato, servono ragazzi che prima di tutto vogliono imparare, poi vincere viene di conseguenza.

Convinci un ragazzo ad avvicinarsi per la prima volta ad un cavallo . Che cosa gli dici?

Non cercherei mai di convincere mai nessun ragazzo perché uno sport te lo senti dentro, ce l’hai nel sangue…Mio figlio non vuole montare, da tutta la vita ama il calcio e non lo ho mai convinto ad avvicinarsi al mio sport, pensa un po’ se potrei convincere altri ragazzi….

C’è qualcosa, nella tua carriera, che non rifaresti, che avresti voluto fare o che farai?

Nella mia carriera ho fatto tutto, nel bene e nel male e ne sono fiero. Tutto ciò che avrei voluto fare l’ho fatto per questo ringrazio Dio e tutti quelli che mi hanno aiutato e mi sono stati vicino. Sono stato fortunato !

Quello che non rifarei? Tante cose, come ognuno di noi, ma nonostante ciò mi sono servite come esperienze quindi sono fiero di averle vissute.

Grazie Gianni per il tuo tempo. Peccato che di cavalieri con il tuo senso ed il tuo talento ne nascono pochi e non solo in Italia. Vogliamo vederti ancora a lungo sui campi di gara…..vederti……cercare di vederti…….perchè di solito vai più forte anche dello sguardo.

Susanna Fusco e Fabrizio Bonciolini

con Gianni Govoni

Febbraio 2016

(foto di copertina: Gianni con Love Affair)

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