Giuseppe Moretti – Il Signor Maestro

Il Centro Ippico Lombardo, il mitico CIL, mattoni rossi che sembrano non cedere di un millimetro al tempo che scorre inesorabile. Gli alberi di Castelbarco cominciano a pitturarsi di giallo, segno di un autunno alle porte. Incontro qui, nella sua casa, Giuseppe “Peppino” Moretti, Presidente dell’Associazione Nazionale Istruttori di Equitazione ed oggi anche membro della Commissione Etica della Federazione, nonché, tanti anni fa, mio primo istruttore.

Ci sediamo all’interno del tendone che ricopre il campo di sabbia, proprio davanti all’entrata della segreteria e della Club House mentre alcuni cavalli stanno lavorando ed iniziamo a chiacchierare. Mi accorgo che, dopo dieci minuti, tutta la bella scaletta di domande che mi sono diligentemente preparato è andata a farsi benedire.

Questo è quanto è emerso da un’ora abbondante di “ruota libera”

– La famiglia Moretti e il CIL, un rapporto che dura da oltre una vita;

Mio Papà, Pietro, cominciò all’inizio degli anni ’30 come uomo di scuderia, quando il Centro era di proprietà dell’Ingegner Roncoroni. Mi ricordo che faceva avanti ed indietro da Palazzolo tutti i giorni in bicicletta finché, nel 1947, ci trasferimmo ad abitare proprio all’interno del Centro. Io ero un ragazzino e, fatte le scuole dell’obbligo, mio Padre mi chiese se volevo continuare a studiare oppure imparare un mestiere; “se continui a studiare in mano hai una penna, se vuoi imparare un lavoro ci sono la forca e la carriola”; Scelsi forca e carriola e, coadiuvato dal famoso Cecchino, uomo di scuderia della famiglia Turner che tutto mi ha insegnato su come si tiene un cavallo in scuderia, cominciai la mia avventura. Nel corso degli Anni poi il Centro venne regalato dall’Ingegner Roncoroni ad un istituto religioso e da questo, tramite una permuta, al Comune di Milano. Come famiglia arrivammo ad avere anche la gestione del Centro.

Cominciai a montare, imparai in fretta ed avevo una certa sensibilità tanto che, alcuni proprietari di cavalli un po’ difficili, me li affidavano. Poi, un altro pilastro dell’ippica Italiana, Raffaele “Lele” Ammirato, disse a mio padre che valeva la pena che cominciassi a montare in gara, altrimenti sarei rimasto uomo di scuderia per tutta la vita.

– Possiamo dire che la svolta della carriera arrivò con un cavallo di nome Ebagero?

Certamente. Presi Ebagero quando lui aveva 13 anni ed era già stato montato, ad alti livelli, da altri cavalieri, tra i quali, secondo me il suo miglior interprete, Mario Maini. Ebagero fu acquistato dal Generale Dal Pozzo in una partita di una cinquantina di cavalli polacchi presi dall’esercito, ma lui, fu ritirato direttamente dal Generale. Il Primo a montarlo in gara fu Riario Sforza. Con lui ho saltato in Coppa delle Nazioni a Rotterdam, in vari Campionati Italiani e a Piazza di Siena.

– Quali sono stati gli altri cavalli che hanno segnato la Sua vita equestre?

Ce ne sono stati molti; Remote Control, Tout Feu, Nianderu, cavallo ritirato dalla famiglia Marazzini e con il quale sono arrivato secondo ai Campionati Italiani Assoluti nel 1975; Campionati vinti dal Colonnello Piero D’Inzeo e dove terzo arrivò Roberto Arioldi; Al Capone, Bee Good, Allegrò, Hippolite e Donzy, cavallo molto agile, fine e veloce. Con lui ho vinto per tre anni consecutivi, dal 1981 al 1983, il trofeo “Moet et Chandon”( per intenderci quello in cui il vincitore veniva pesato, con la sella e vinceva il corrispettivo del peso in bottiglie di champagne della casa Francese). Poi Goyaz, grigione tedesco con il quale vinsi, a Torchiagina D’Assisi, casa di Carlo Defendente Pogliaga e della famiglia Bacchi, una gara di elevazione passando 2 metri e 25.

moretti2                                                                      Campionati Italiani 1975 – Peppino è secondo in sella a Nianderu

– Tutti questi anni passati al CIL hanno anche visto il formarsi di rapporti umani forti ed indissolubili. Qualche nome su tutti.

Giorgio Rovaldi, un amico vero oltre che un bravissimo istruttore. Un rapporto che andava al di là del lavoro, coinvolgendo affetti e famiglie. Poi Gino Orlandi, che ha messo a cavallo praticamente tutta Milano e poi Nino Serra e Salvatore Danno. Tutti grandi uomini di cavalli che hanno lasciato un segno indelebile e non soltanto al CIL.

– Dal 1989 Presidente dell’Anie, l’Associazione degli istruttori. Come è cambiato il ruolo in tutti questi anni;

Per coloro che lavoravano e lavorano bene nulla è cambiato. Lavorando bene, con umiltà, con la voglia di imparare sempre da chi ne sa più di te puoi arrivare dove vuoi. Oggi, con questo sistema di rilascio delle autorizzazioni in “tempi brevi” il discorso è diventato un po’ più complicato. In teoria dovresti insegnare ciò che sai e non andare oltre quello che la tua esperienza ti ha insegnato.

E’ sicuramente diventato tutto più difficile, ma non solo nell’equitazione, è un aspetto sociale. Una volta i ragazzi andavano a scuola, erano praticamente tutti educati e così si comportavano anche quando venivano a fare lezione di equitazione. Vi era maggior rispetto per “l’istituzione”, rappresentata o dal professore a scuola o dall’istruttore in maneggio. Se prendevi una nota i tuoi genitori ti sgridavano……oggi se la prendono con i professori e, in molti casi, questo succede anche nel nostro mondo. Si è assottigliata l’importanza del ruolo che ricopri.

Mi ricordo un episodio….qualche anno fa, durante i campionati juniores di salto ostacoli. Elena Salvadori vinse matematicamente i campionati con anticipo e, uscendo dal campo, con la gente che sulle tribune applaudiva ed incitava, si rivolse al suo istruttore, Sante Bertolla e gli chiese “come ho montato?”. Ecco cosa voglio dire, non importa se ho vinto o se ho fatto un errore che da prima mi fa arrivare quinta, l’importante è “come ho montato”…………….

E’ peraltro cambiata, da una parte della nostra categoria, la programmazione di crescita dell’allievo o, meglio, del binomio. Prima si faceva tutto tenendo presente innanzitutto l’esigenza e la salvaguardia del cavallo ed i ragazzi crescevano, magari più lentamente, ma più costantemente e con una tecnica solida. Oggi tutto questo, anche per motivi non tanto nobili, un po’ è venuto a mancare.

– L’albo istruttori; sarebbe d’accordo su una sua istituzione?

E’ uno dei primi impegni che presi all’atto della mia elezione nel 1989. L’unica attività sportiva che ha un albo di maestri riconosciuto è lo sci. Andai a parlare con l’allora dirigente della Federazione Sci, chiedendogli lumi sull’istituzione dell’albo e la risposta che mi diede fu molto chiara. Tanti anni prima, per questioni di pratica dello sport da parte di importanti ed influenti personaggi del mondo anche politico, l’albo fu istituito e, da allora, nessun’altra Federazione è riuscita in questa impresa. In un momento come questo poi, ove si tende a cancellare gli albi, la cosa è ancora più difficile.

– La grande scuola del CIL…….oggi non credo che ne esistano di così……cosa fare per avvicinare i ragazzi a questo mondo.

Una volta con la nostra scuola arrivavamo a fare anche mille ore di lezione al mese, con ragazzi che partivano dagli undici/dodici anni. Poi ci fu la svolta. Vittorio Orlandi si inventò il “Fiorello” e quasi mi costrinse a prendere alcuni pony per la scuola, in modo tale che i ragazzi potessero cominciare a montare molto prima di quell’età. Nacque così il Pony Club San Siro e mio figlio, Angelo, che oggi non monta più, fu il primo vincitore dei campionati Italiani di Dressage Pony a Napoli, con un pony della scuola. Da qui si dovrebbe ricominciare.

– Tanti ragazzi sono passati dal CIL, alcuni dei quali hanno contribuito a fare la storia dell’equitazione. Qualche nome in particolare…..

Mario Turner, che ha fatto le olimpiadi di Completo, nasce al CIL come cavaliere. Gualtiero Castellini, Campione Europeo juniores, suo fratello Emanuele, oggi vice presidente FISE. Poi Bruno Scolari, che non ha bisogno di presentazioni; Diego De Riu, vincitore di una potenza a Piazza di Siena passando 2 metri e 30; Marco Porro, Alain Leusch, Franco e Antonella Marazzini, Caterina Vacchelli, Jonella Ligresti, Linda Bratomi e tanti altri.

– Ha un rimpianto per la sua carriera?

Nessun rimpianto. Rifarei tutto quello che ho fatto. Credo di aver lasciato un segnale di umiltà, serietà, lavoro e rispetto per i cavalli e credo che questo sia un modo di operare da cui non si può prescindere se si vogliono raggiungere traguardi solidi e duraturi. Tutto il resto sono scorciatoie.

Ringrazio davvero di cuore Peppino Moretti. Per me, tornare tra queste mura, è sempre un’emozione. E’ stata per anni la mia seconda casa; è là dove ho iniziato a montare e dove ho vissuto momenti sportivi molto belli. Indimenticabile tutto questo. Se chiudo gli occhi mi sembra ancora di respirare quell’aria di tanti anni fa, delle riprese con trenta cavalli in maneggio alla domenica mattina, il variegato mondo degli uomini di scuderia e la signorilità, il carisma e la professionalità di quell’uomo che stava in mezzo al maneggio……e che non è mai cambiato. Grazie Peppino.

Fabrizio Bonciolini con Giuseppe Moretti

Milano, settembre 2015

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