SERENA CURCIO – Professionista grazie a Bruno Chimirri. A cavallo ti senti libero.

Flash sulla vita di Serena Curcio, brava amazzone Italiana di stanza a Lummen, in Belgio, tra cavalli, affetti e

programmi futuri.

  • Serena, raccontaci Serena ai suoi inizi nel mondo dell’equitazione.

Ho cominciato a montare a circa sette anni. La passione me l’ha inculcata mio padre il quale, a sua volta, fu contagiato da suo padre, mio nonno, che aveva cavalli da lavoro. Una passione nata dall’agricoltura insomma. Monticchiavo un po’, poi ho cominciato con le lezioni fino ad arrivare ad iniziare l’attività agonistica a 14/15 anni.

  • Quindi hai saltato tutta la parte “giovanile” …

Si, ho iniziato direttamente dai cavalli, mai montato un pony.

  • E poi?

Poi è arrivato il mio primo cavallo, Ronaldo, acquistatomi da mio papà. Ho cominciato a lavorare in un maneggio, a Besana, dove mi guadagnavo quanto bastava per mantenere Ronaldo e fare qualche gara. Li ho deciso che la mia vita sarebbe stata impostata sui cavalli e. a circa vent’anni, sono andata a montare da un commerciante, il famoso “Bambino”, dove ho conosciuto Bruno Chimirri. Bruno mi ha seguito per cinque anni ed è stato lui che, tecnicamente, mi ha dato la possibilità di trasformare la mia passione in un lavoro. In quel periodo ho conosciuto anche colui che sarebbe diventato mio marito, Stefano e, piano piano, insieme, abbiamo cominciato a comprare qualche cavallo per fare commercio. Gli anni sono passati ed ora, da settembre dello scorso anno, eccoci qua, il Belgio, a Lummen, dove abbiamo una scuderia.

  • Tu e Stefano avete anche una figlia di otto anni. Come è stato lasciare tutto e andare via?

Sai, con la famiglia non ci sono problemi, loro vengono a trovarci. Quello che mi lasciava perplessa era la situazione che avrebbe incontrato Camilla, mia figlia. Mi preoccupava il fatto che lasciasse gli amichetti, poi il problema della lingua …. invece si è integrata benissimo e tutto si è risolto.

Serena e Catharina VA

  • Qual è stato il punto di partenza, quello della svolta, quello che ti ha fatto dire: “ok Serena, ce la puoi fare” …

Nel 2017 ho fatto un Gran Premio Italia con Cedan, il cavallo ha saltato benissimo e mi sono guadagnata la convocazione per la Coppa delle Nazioni di Lisbona. La Coppa poi non è andata benissimo, o meglio, non è andato benissimo il secondo giro visto che nel primo avevo fatto un errore…ma ecco, quell’esperienza mi ha detto che ci potevo provare davvero.

  • Chi è il tuo cavaliere di riferimento?

In realtà sono due, Marcus Ehning e Harrie Smolders.

  • Quanti cavalli hai in lavoro?

Una dozzina, ma considera che ogni anno, da tre anni a questa parte, cinque o sei foal si aggiungono alla famiglia. Il nostro intento è quello di prendere cavalli giovani per poi valorizzarli. Il mio lavoro consiste anche nel domarli ed “iniziarli” alla carriera agonistica. 

  • Chi sono i cavalli sui quali punti per questa stagione?

Achtung Baby D’Ick è sicuramente la punta di diamante. Poi Chris Va, cavallo molto “fisicato”, da aspettare, ma che può saltare qualsiasi cosa e Festinov. Poi una serie di giovani cavalli con buone prospettive.

  • Quali sono i tuoi programmi a breve termine? Avete in agenda una puntata in Italia?

Fino a luglio sicuramente no, anche perché c’è la scuola di Camilla. Gireremo soprattutto tra Oplagbbeek, Valkenswaard e Lanaken e poi spero, ad Ottobre, di poter tornare a Oliva. Il mio obiettivo, comunque, è quello di saltare un Campionato assoluto Italiano nel 2020.

  • Se non ci fossero stati i cavalli, cosa avrebbe fatto nella vita, Serena?

Non te lo so dire. Per me i cavalli sono sempre stati tutto. Ho una grande passione e, credo, se non avessi avuto la possibilità di diventare un’amazzone professionista, avrei fatto la groom.

  • E’ difficile far coesistere il mestiere di mamma con quello di amazzone professionista?

Non è facile, ma tutto si può fare, quando hai motivazioni forti. Io vivo di motivazioni, me le cerco, se non ne avessi non riuscirei a fare nulla. Mi alzo al mattino e non vedo l’ora di salire su Achtung, ho addosso il tatuaggio di Cedan e posso fare tutto questo grazie all’equilibrio che ho trovato con la mia famiglia. Motivazioni, sempre motivazioni.

Achtung Baby D’Ick

  • Che tipo di mentalità hai trovato in Belgio?

La mentalità adatta per coloro che fanno questo lavoro. Qui tutti o quasi hanno un cavallo, sanno di cavalli, parlano con cognizione di cavalli. E’ un lavoro ritenuto “normale”. Vado a scuola a prendere mia figlia con addosso stivali e speroni e nessuno ti guarda, anzi, ci sono altre mamme che arrivano vestite “da cavallo”. Insomma è la normalità. E poi devo dirti che qui c’è molta attenzione per l’ambiente, tutto è pulito, ai ragazzi viene inculcato, da subito, il rispetto per la natura e anche a livello di sicurezza personale siamo su un altro pianeta.

  • Tornerete in Italia?

Qui abbiamo trovato un ambiente ideale e quindi, allo stato delle cose, per il momento ti dico di no. Poi nella vita tutto può succedere.

  • Prova a convincere  un ragazzo, non  tua figlia perché sarebbe troppo facile, a scegliere l’equitazione come sport.

Al di la del rapporto che può crearsi con il tuo cavallo, che già è una grossa differenza con tutti glia altri sport, ti senti libero. Sei in sella e pensi solo a te e al tuo cavallo, a quello che devi fare. Stacchi la testa dal mondo, standoci un metro e mezzo sopra.

Fabrizio Bonciolini e Susanna Fusco

22 aprile 2019

Foto di copertina: Serena e Cedam – tutte le foto inserite nell’intervista ci sono state gentilmente concesse da Serena Curcio

 

 

 

 

 

 

 

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