HUMAN HORSE SENSING – La palla come strumento per l’addestramento del cavallo

Come annunciato, pubblichiamo oggi il seguito dell’articolo di Alessandra Deerinck “Sentire da uomo a cavallo”, sul lavoro con la palla.

La palla come strumento per l’addestramento del cavallo

Il lavorare con la palla è spesso presente tra le proposte attività nelle scuole di horsemanship, perché può dare luogo a prestazioni appariscenti, divertenti e gratificanti per uomo e cavallo. Di là da questo, noi pensiamo che i vantaggi dell’esperienza con la palla come attività di lavoro con il cavallo siano molteplici e legati alle caratteristiche proprie della palla e del suo moto.  Elemento fondamentale è proprio il movimento, che è poi la base del “linguaggio” naturale del cavallo e anche della comunicazione che si usa in Human Horse Sensing. Il cavallo risponde istintivamente al movimento, fin dalla nascita, quando il puledro impara ad allontanarsi da ciò che gli va incontro per non essere calpestato da altri, e a seguire quello che ha la sua attenzione, come fa con la madre da cui dipende la sua sopravvivenza.

In natura la palla non esiste, nelle dimensioni che gli diamo noi esseri umani. Dalla palla da golf, a quella da tennis, calcio e yoga, l’uomo sceglie volontariamente di “giocare”, o di muoversi con essa. Il cavallo, in genere, non ha occasione di farlo di sua scelta e quindi, specialmente la prima volta che si trova vicino alla palla, la tratta da elemento sconosciuto, che si muove e quindi potrebbe anche essere animato. In genere, tutti i cavalli tendono a tenere a distanza quello che non conoscono, o che li spaventa, e ad avvicinarvisi solo quando hanno la certezza che esso non sia pericoloso. Paradossalmente, quando l’uomo vuole giocare con il cavallo e la palla, tende invece ad avvicinare la palla al cavallo in questione, e in tale modo rischia di perdere immediatamente la sua considerazione. La ragione per cui il cavallo non seguirà mai spontaneamente un individuo che lo porta verso qualcosa che lo spaventa non richiede molte spiegazioni, è un fatto legato alla leadership. Spesso, nelle sue richieste al cavallo, l’uomo manca della capacità di formularle in un modo corretto dal punto di vista equino. Pensandoci un momento! Questo è un tema che s’incontra spesso nella pratica equestre, e che Human Horse Sensing ha risolto usando il naturale comportamento equino come la base per la comunicazione tra uomo e cavallo.

Tornando alla palla, essa può in qualsiasi momento rotolare e rimbalzare in ogni direzione, mentre noi, con le mani o i piedi, possiamo facilmente controllarla, se la tocchiamo. Il lavorare con la palla ci fornisce, in sicurezza, l’occasione per affrontare vari aspetti della relazione tra uomo e cavallo come la coesistenza in un certo spazio e situazione, la fiducia reciproca, il rispetto, lo spirito di collaborazione, l’attenzione e anche la leadership. Altro vantaggio è che si può farlo anche senza montare in sella, fatto specialmente importante nell’ambito di un corso con partecipanti eterogenei per abilità e disciplina praticata.

La semplice e sola presenza di una palla nello spazio in cui si trova, anche da solo, può influenzare il comportamento del cavallo in libertà. Abbiamo osservato e sperimentato differenze in come cavalli con diverse personalità reagiscono all’uso della palla in Human Horse Sensing. I cavalli che manifestano generalmente un comportamento forte o equilibrato, congenito o acquisito attraverso l’esperienza, possono tranquillamente trovarsi vicini a una palla senza reagire. Vi sono poi quelli che attaccano la palla, e a cui occorre insegnare a non farlo. I cavalli paurosi, o che hanno un comportamento molto variabile, tendono a mantenere una certa distanza, o a scappare quando si trovano alla presenza di una palla. Questa è una regola che ha delle eccezioni, quando il cavallo si trova in situazioni inattese, in cui il suo istinto di sopravvivenza prende il sopravvento sul controllo volontario dell’azione, e quindi, anche un cavallo che, normalmente, non reagirebbe alla sola presenza della palla, scappa.

L’esperimento di introdurre la palla come elemento di lavoro che abbiamo eseguito durante la dimostrazione di Human Horse Sensing alla scuderia La Lura, si è svolto con tre diversi soggetti, in campo uno per volta, in un maneggio coperto con ostacoli, dove questi cavalli normalmente lavorano montati. Scopo dell’esperimento era di riuscire a far toccare e spingere la palla a richiesta, prima da fermi e poi camminando, ed eventualmente farlo anche con il cavallo montato. Il risultato osservato a La Lura è stato uguale a quello di altre presentazioni svolte in precedenza con Human Horse Sensing, e il denominatore comune è che, anche qui, i cavalli erano in libertà. Dall’esperienza è evidente che, in circostanze di lavoro in libertà, se il cavallo osserva un’azione per cui ha interesse, e di cui capisce le ragioni, la riproduce e vi partecipa spontaneamente. Nel caso della palla l’atto di spostarla ha fin dall’inizio portato una sensazione di beneficio, che il cavallo ha ricercato e prodotto coscientemente. L’evidente motivo conduttore era il raggiungere il cibo nascosto sotto la palla, che poi è stato eliminato quando il cavallo ha capito la nostra richiesta.

Per insegnare al cavallo a spingere la palla è necessario avere un’area recintata, grande abbastanza che il cavallo sia a proprio agio, in libertà e alla presenza dell’uomo. I materiali usati sono una palla da yoga di 55 cm di diametro, una ciotola di plastica di circa 20 cm di diametro, a bordo basso e delle carote o altro cibo gradito al cavallo.

I cavalli che hanno partecipato a questo esperimento erano un gruppo eterogeneo per età, attitudine e grado di addestramento. Oltre alla proprietaria, altri partecipanti, che non avevano mai avvicinato quei soggetti, hanno lavorato con loro con la stessa armonia e successo.

L’esperienza comincia con il liberare il cavallo in campo, dove la palla è lasciata in evidenza. Occorre assolutamente che, prima di iniziare l’esperimento, il cavallo sia calmo e a suo agio. A questo punto si costruisce davanti a lui, una situazione specifica, facendo attenzione che il cavallo veda tutto. Appoggiamo la palla sulla ciotola in cui abbiamo messo delle carote e facciamo l’azione di spostare la palla, scoprendo le carote e toccandole. La metodica è d’interazione spontanea, volta a fare sì che il cavallo capisca che se sposta la palla può raggiungere le carote. La scelta di quest’azione è motivata dalla sua semplicità e dal fatto che, imitandoci, il cavallo ha un interesse immediato e naturale nello svolgerla. Se il cavallo non partecipa, è perché non vede l’azione che facciamo. In tal caso si può ripeterla più volte, cercando di non aggiungere altri elementi, come parole o movimenti in più, per non variare le condizioni dell’esperimento. Durante il nostro esperimento, tutti i cavalli arrivarono a spostare la palla e mangiare le carote in un tempo inferiore ai tre minuti. Il passaggio al farlo camminando a fianco a noi fu quasi istantaneo. Nel caso in cui lo facemmo con il cavallo montato, ci volle solo un attimo a convincerlo a spostare la palla con gli arti anteriori o a spingerla con la testa. La durata precisa di ogni sessione non fu registrata perché non era il punto focale dell’esperimento, che invece mirava a dimostrare come i cavalli potessero imparare imitando, e fare semplici deduzioni, se capivano e condividevano i motivi alla base dell’azione in questione.

Sicuramente i cavalli usati nella presentazione avevano una propensione all’interazione con gli uomini, naturale o acquisita per il modo in cui erano trattati normalmente, però attraverso Human Horse Sensing la comunicazione è avvenuta in modo efficiente e molto evidente a tutti gli astanti. Tutti sanno che stare in campo è molto diverso che stare sugli spalti a osservare, ma ciascun ruolo ha lati interessanti ai fini dell’esperienza. I partecipanti che non hanno avuto occasione di farlo attivamente, hanno potuto osservare l’azione dall’esterno e coglierne altri aspetti che raccoglieremo ed esamineremo in tempi successivi per meglio valutare i risultati della nostra presentazione. Infatti, oltre all’addestramento del cavallo, Human Horse Sensing si prefigge di codificare le procedure usate e raccogliere le impressioni di coloro che vedono le presentazioni ci aiuta a capire se quello che abbiamo fatto con il cavallo è stato recepito. La consapevolezza della situazione e la ricerca della qualità nella comunicazione è sempre uno dei nostri punti fermi, da uomo a cavallo e viceversa.

Human Horse Sensing

Alessandra Deerinck, attraverso Human Horse Sensing si propone l’obiettivo di insegnare a comunicare e interagire con i cavalli in modo tale che loro partecipino liberamente all’azione. Il suo approccio si basa sul lavoro in libertà, sullo studio del comportamento applicato alle relazioni sociali inter specie e sulle tecniche di addestramento classico. Conquistarsi il ruolo di leader agli occhi del cavallo è una cosa che va fatta sempre senza forza, sia a terra sia in sella. Invece che affidarsi tradizionalmente solo alla comunicazione basata su risposte condizionate, che il cavallo apprende attraverso l’addestramento, essere umano ed equino imparano anche a interagire spontaneamente e in modo non casuale. Con quest’approccio la comunicazione fluisce liberamente ed è possibile imparare o affinare la pratica dell’equitazione indipendentemente dalla disciplina che si sceglie.

Per informazioni sulle attività e i corsi possiamo scrivere a hhsensing@icloud.com o visitare il sito www.hhsensing.com .

Alessandra Deerinck

Ringraziamo Alessandra Deerinck per la sua disponibilità.

Susanna Fusco e Fabrizio Bonciolini

Dicembre 2016

 

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