I VIZI REDIBITORI

La compravendita di cavalli è disciplinata dagli articoli dl codice Codice Civile. Quelli relativi alla compravendita di beni in generale e quello specifico per la ‘vendita di animali’ (art.1496) che è relativo alla garanzia per vizi. E’ inoltre disciplinata dagli usi locali.
Obbligo del compratore è quello di corrispondere il prezzo stabilito con il venditore.
Obbligo del venditore è invece quello di garantire sempre l’animale da vizi, salvo patto contrario (art.1476). Un altro articolo, il 1490, ribadisce il concetto, stabilendo che “il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all’uso a cui è destinata o ne diminuisca in modo apprezzabile il valore”
Tale garanzia opera sempre, anche quando è tacita cioè non menzionata negli accordi verbali né nei contratti scritti.
Nulla vieta che le parti, al momento del contratto possano aumentare, diminuire o escludere la garanzia per vizi della cosa. In questi casi dovrà essere espressamente dichiarata, non necessariamente anche per scritto, ma documentata.

I vizi sono imperfezioni materiali della cosa, che incidono sulla sua utilizzabilità o sul suo valore. Riguardo alla vendita di animali, sono considerati vizi, i difetti, le patologie o le malattie che compromettono la funzionalità dell’animale stesso o diminuiscono il suo prezzo.

Vediamo ora quali sono questi vizi, quando si parla di compravendita di cavalli.
– Ballo dell’Orso: Il cavallo sposta il peso da un anteriore all’altro, oscillando. Il vizio viene acquisito per la noia e per mancanza di movimento ed è molto difficile da eliminare. I cavalli affetti da tempo da questo vizio, spesso se messi nel paddock da soli continuano a muoversi nervosamente. E’ necessario che questi cavalli stiano il più possibile al paddock e possibilmente in compagnia di altri cavalli o animali.
– Ticchio d’appoggio: Il cavallo ingerisce aria appoggiandosi alla porta del box, alla mangiatoia o al beverino, oppure, nel caso di ticchio volante, ingoia aria senza appoggiarsi. Il ticchio causa il consumo eccessivo dei denti e può essere in alcuni casi associato a disturbi nella digestione e a coliche. I cavalli affetti da questo vizio, generato normalmente dalla noia, isolamento sociale, o reclusione in box per lunghi periodi, è necessario stiano molto tempo nel paddock oppure vengano mossi più volti al giorno. Esistono in commercio collari di varie tipologie che consentono di ridurre l’ingestione dell’aria.
– Oftalmia periodica: E’ una malattia che si presenta periodicamente e si manifesta con l’opacizzazione della cornea. E’ dolorosa e provoca un generale indebolimento del cavallo, che risulta inappetente e presenta spesso febbre. Le cause sono incerte e la cura è possibile mediante somministrazione di cortisonici, ma la guarigione non è mai definitiva.
– Cancro del fettone: E’ una malattia che colpisce gli zoccoli, prevalentemente quelli posteriori; è caratterizzata dalla distruzione della sostanza cornea prevalentemente del fettone e della suola, che viene sostituito da tessuto dermico frequentemente ulcerato ed in preda ad infezione purulenta. La guarigione richiede tempi molto lunghi.
– Corneggio: Il cavallo emette un sibilo o un rantolo durante l’inspirazione e a volte durante l’espirazione, dovuto ad una parziale paralisi dei nervi laringei. A volte presenta tosse.
– Bolsaggine: La bolsaggine (enfisema alveolare cronico) è una malattia cronica dell’apparato respiratorio. Gli alveoli polmonari si dilatano eccessivamente fino ad arrivare al punto di rompersi, impedendo la naturale circolazione dell’aria. Una caratteristica di questa malattia è il cosiddetto “contraccolpo”, ossia la spinta che il cavallo dà con i muscoli addominali per tentare di espellere l’aria che altrimenti ristagnerebbe negli alveoli a causa delle deficienze dei polmoni malati.
I primi due sono dei comportamenti stereotipati, cioè uguali e ripetitivi non in rapporto con la realtà. Sono dei tic nervosi dovuti solitamente da inattività e noia del cavallo. Gli altri, sono invece vere e proprie malattie.
A seconda delle Province italiane, possono essere inclusi nell’elenco anche altri vizi che possono essere considerati redibitori. Gli usi provinciali in tal caso prevalgono sul codice civile. Le malattie che vengono elencate nelle raccolte di usi e consuetudini provinciali hanno validità giuridica nel senso che se sono ivi indicate, sono considerate gravi per uso e consuetudine. Questo significa che quelli sopra indicati possono non essere i soli difetti da ritenersi redibitori, in quanto qualsiasi patologia se pregressa, occulta e grave, anche se non inclusa nell’ elenco, è da considerarsi vizio redibitorio.

I difetti e le malattie che compromettono la funzionalità del cavallo o ne diminuiscono il prezzo, sono definiti vizi. Ma solo alcuni vizi sono coperti da garanzia. Consentono di conseguenza al compratore di chiedere la risoluzione del contratto, tramite l’azione redibitoria. E per questa ragione si chiamano proprio vizi redibitori.
Perché un vizio sia considerato redibitorio deve avere particolari caratteristiche: deve essere pregresso, occulto e grave.

• Pregresso: la patologia o le sue cause devono essere esistenti al momento della conclusione del contratto, anche verbale. Non si può infatti considerare il venditore responsabile per un vizio o malattia successivi alla vendita.
• Occulto: al momento della conclusione del contratto il vizio non deve essere apparente o facilmente riconoscibile. Apparente significa visibile senza sforzo all’osservazione. E’ invece facilmente riconoscibile quando si evidenzia ad un esame superficiale usando la diligenza del ‘buon padre di famiglia’.
• Grave: un vizio è grave quando è tale da influire sulla funzionalità dell’animale, rapportato al fatto che se il compratore l’avesse conosciuto non avrebbe acquistato il cavallo.
Poiché la garanzia per vizi, come abbiamo visto sopra, è tacita e opera sempre, bisogna ricordare che il codice civile prevede anche che il patto con cui si esclude o si limita la garanzia non ha effetto se il venditore in mala fede tace al compratore i vizi del bene (art.1490). Per contro però, non è dovuta la garanzia se al momento della conclusione del contratto il compratore conosceva i vizi o se questi erano facilmente riconoscibili. Quindi il compratore deve attentamente verificare al momento dell’acquisto, la presenza o meno di vizi.
In presenza di vizi redibitori dunque il compratore può a sua scelta chiedere la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo.
– la risoluzione del contratto si ottiene mediante azione redibitoria e consiste nella restituzione dell’animale nelle stesse condizioni in cui si trovava all’atto della compravendita da parte del compratore, mentre il venditore dovrà restituire la somma pagata.

– la riduzione del prezzo si ottiene mediante azione estimatoria e consiste in una riduzione del prezzo pattuito a fronte della diminuzione della funzionalità che ne è derivata.

Normalmente, in presenza di vizi redibitori, il compratore può far valere i suoi diritti entro 8 giorni dal giorno dalla scoperta del vizio ma entro un anno dalla consegna del cavallo. La mancata o non tempestiva denuncia dei vizi dell’animale, nel termine di 8 giorni dalla scoperta (e comunque prima del decorso dell’anno dalla consegna, termine di prescrizione) è considerata dalla legge come una causa di decadenza del diritto del compratore alla garanzia. E’ inoltre consigliabile che l’acquirente denunci il vizio al compratore, non appena ne abbia il sospetto, con qualsiasi mezzo, anche telefonico, anche se è preferibile una raccomandata con A/R (fa fede la data del timbro postale).

Qualora vi sia morte del cavallo che ha evidenziato un vizio redibitorio, per caso fortuito o colpa del compratore, non collegate alla esistenza del vizio, oppure nel caso in cui siano stati effettuati atti di proprietà sul soggetto (ad es. castrazione), che non consentano di restituire l’animale nelle stesse condizioni in cui si trovava al momento della vendita, il compratore può soltanto chiedere l’ azione estimatoria.
Se invece, la morte dell’ animale è stata una conseguenza del vizio di cui era affetto, il compratore ha diritto alla risoluzione del contratto.
Sia nell’azione redibitoria che nell’azione estimatoria, il compratore ha diritto al rimborso spese ed al risarcimento danni, anche se il venditore è in completa buona fede.

Relativamente alla responsabilità risarcitoria del venditore per i vizi redibitori, l’acquirente può anche chiedere soltanto che gli venga risarcito il danno costituito dalle spese necessarie per eliminare i vizi del cavallo comprato o dei possibili danni arrecati a causa del vizio redibitorio dello stesso (ad esempio malattia contagiosa trasmessa ad altri cavalli), senza rivendicare per forza la risoluzione del contratto.

Avv. Susanna Fusco

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