LA GESTIONE DEI FARMACI IN SCUDERIA (parte prima)

Il corretto utilizzo dei farmaci, è fondamentale per la corretta gestione sanitaria di qualunque scuderia.

Cercherò con queste righe di portare alla luce i principali aspetti applicativi della materia.

Occorre una premessa indispensabile:

La gestione del farmaco negli equidi è molto diversa da quella di tutte le altre specie animali: per quale motivo?

Perché gli equini sono gli unici animali per i quali è codificata per legge una duplice connotazione: DPA e Non DPA.

La distinzione non si pone invece né per i cosiddetti “animali da reddito”, né per quelli “d’affezione” che, a legislatura vigente, sono solo i cani, i gatti ed i furetti.

Esisterebbero poi ulteriori sottocategorie, quali, ad esempio, gli “ornamentali” o gli “esotici” ma di queste non ci occuperemo; rimaniamo concentrati sugli equini.

Da dove viene questa duplice categorizzazione?

Occorre risalire ad alcuni anni indietro, precisamente al 1999, anno in cui venne pubblicata la Decisione (della Commissione Europea) 2000/68/CE.

(Poi successivamente integrata e migliorata dai Regolamenti emanati nel 2008 e nel 2015)

In questo documento infatti venne per la prima volta introdotto il concetto DPA/Non DPA.

Per quale motivo?

La risposta a questa domanda è scritta nella prima parte del testo citato, ove si legge, tra l’altro:

(5) “Gli equidi da allevamento e da reddito e gli equidi registrati possono diventare, ad un certo momento della loro vita,  equidi da macello destinati al consumo umano ai sensi dell’art.2, lettera d), della Direttiva 90/426/CEE.”

Inoltre:

(8) “La Commissione ha l’intenzione di modificare l’art.1 della Direttiva 81/851/CEE al fine di introdurvi una definizione di animali da produzione alimentare e autorizzare deroghe per taluni gruppi di dette specie, qualora gli animali appartenenti a questi gruppi siano sufficientemente identificati e controllati. Tali deroghe sarebbero applicabili agli equidi chiaramente identificati e appositamente designati nel documento di identificazione come animali non destinati alla macellazione, ovvero destinati ad essere macellati in condizioni controllate, conformemente alla normativa comunitaria.”

Inoltre ancora:

(11) “Secondo la Direttiva 64/433/CEE, nel corso dell’ispezione sanitaria ante mortem il veterinario ufficiale deve prestare attenzione a eventuali segni che denotino l’assunzione da parte dell’animale di sostanze aventi azione farmacologica o di qualunque altra sostanza che possa renderne le carni nocive alla salute umana. Il controllo del registro dei trattamenti, incluso nel documento di identificazione, fa quindi parte di questa verifica.”

In sintesi, si prende atto della molteplicità di impieghi cui sono sottoposti gli equini in generale ed i cavalli in particolare, e si riconosce la necessità di individuare chiaramente quali equini possano essere avviati al consumo umano e quali no.

Al fine di garantire la sicurezza del consumatore finale di quelle carni.

So che molti appassionati ippofili strizzeranno gli occhi e, non solo quelli, a queste affermazioni, ma devono essere chiare due verità:

  1. La distinzione tra equini DPA e Non DPA venne introdotta a salvaguardia del consumatore umano; non fu un atto di “animalismo” o a tutela degli animali, fu un atto a tutela degli umani.
  2. Si ribadisce lo status per gli equini di specie destinabile al consumo umano; nessuna concessione, quindi, al riconoscimento di “animale d’affezione”

La sensibilità delle persone nei confronti degli animali sta rapidamente cambiando nella direzione di una sempre maggiore sensibilità nei confronti della tutela e dei diritti degli stessi; molte Associazioni, autorevoli, pongono il problema del riconoscimento dello status di animale da affezione. Forse un giorno si arriverà a tale traguardo, ma, ad oggi, tale riconoscimento, nell’impianto legislativo comunitario e nazionale è lontano.

Poi l’Europa, ed il mondo occidentale in genere, sono entità grandi e variegate.

Alcuni esempi?

Tutti conoscono il problema dei “cavalli selvaggi” in sovrannumero negli USA.

La macellazione degli equini in tale Paese non è consentita, quindi i cavalli vengono sottoposti a viaggi lunghissimi, e vengono macellati in Messico o Canada.

E chi consuma buona parte di quelle carni?

Buona parte finisce sulle tavole europee, non tutte, prevalentemente quelle del Sud Europa ippofago.

Altri esempi:

Nuova Zelanda e Australia: ogni anno viene macellato circa il 3% della intera popolazione di cavalli. La maggior parte di quelle carni finisce nel cibo per cani & gatti, ma il resto, dove finisce?

Guarda caso finisce in Europa. E chi è l’importatore?

Una società Belga!

Quindi, i Belgi, che sono grandissimi allevatori (e commercianti!) di cavalli, e si prendono ben guardia di consumare carni equine, non è nella loro tradizione gastronomica, ma non si fanno nessun problema a fare del business con quelle che arrivano dall’altra parte del Mondo ed a mandarle in Italia, Spagna, Francia!

In entrambe i casi: i Consumatori sono sempre sufficientemente garantiti?

Tutto ciò premesso, credo sia più agevole per il Lettore, ora, capire il vero senso della distinzione DPA / Non DPA. E, di conseguenza, gli effetti che questa ha avuto in campo pratico.

Vorrei descrivere alcuni aspetti di carattere generale, riservandomi di entrare in argomenti più specifici nella seconda parte del mio breve racconto.

Un aspetto grave e talvolta sottaciuto è il seguente:

L’industria farmaceutica investe sempre meno nella ricerca di farmaci veterinari.

O meglio, nei farmaci veterinari destinati a tutti gli equini.

Sempre più spesso, si legge nei foglietti illustrativi dei farmaci che l’uso è riservato ai soggetti Non DPA.

Sapete il motivo?

Semplice: ottenere l’autorizzazione alla immissione in commercio di un farmaco del genere è molto meno costoso e complicato che non estenderne l’impiego ai soggetti DPA.

L’industria persegue giustamente i propri profitti, e produrre farmaci “per tutti” non è conveniente. Risultato: man mano che scadono le attuali licenze, queste non vengono più rinnovate per i DPA, ed il diritto di questi animali ad essere curati, sacrosanto, viene limitato dal fatto che i farmaci disponibili sono sempre meno.

Un esempio concreto?

La banale castrazione di un DPA: non ci sono più farmaci autorizzati per la sedazione e l’anestesia di questi soggetti.

I casi sono tre: non si castra, si castra da sveglio, si castra “aggirando” le norme.

Se parliamo di soggetti di basso valore commerciale & affettivo, l’ipotesi di trasformarli in Non DPA non si pone, per evidenti motivi economici.

E’ un risultato convincente? E’ un risultato che tutela i diritti di tutti gli animali ad essere curati al meglio?

A mio modestissimo avviso la risposta è NO.

Altro aspetto:

I Non DPA possono essere curati con una grande varietà di farmaci, alcuni molto potenti, anche ad uso umano, senza necessità di registrazioni e verifiche.

In questo uso indiscriminato rientra anche l’eccessivo ricorso agli antibiotici, spesso usati in modo superficiale o addirittura inopportuno.

Quali conseguenze?

Sono stati “selezionati” nel tempo dei ceppi di patogeni resistenti alle terapie, e, di conseguenza, anche patologie non particolarmente gravi stanno diventando un problema.

Usare un antibiotico sbagliato, o non adeguato, è un errore che si ritorce con gli interessi. Solo per fare un esempio, l’adenite equina, curabilissima fino ad alcuni anni addietro, sta mietendo vittime in molti allevamenti, poiché i soggetti colpiti non rispondono più alle terapie convenzionali che funzionavano bene fino a poco tempo fa.

Sia chiaro, l’antibiotico resistenza è un problema che coinvolge innanzi tutto la sanità umana, ma si cominciano a vedere i primi danni anche in terapia equina.

Prima o poi anche i Non DPA dovranno subire delle limitazioni nell’impiego di questa categoria di farmaci.

Una ultima considerazione di carattere generale: talvolta si confonde la farmaco vigilanza con la lotta al doping.

Sono questioni diverse.

Il doping, è una ” pratica illegale che consiste nell’assunzione da parte di atleti o nella somministrazione agli stessi di droghe, sostanze eccitanti, farmaci (ammine simpaticomimetiche, analettici, anabolizzanti, ormone della crescita o GH ecc.), o nel ricorso a pratiche terapeutiche (per es. autoemotrasfusioni) rivolte a migliorare artificiosamente le prestazioni agonistiche. Il termine d., inizialmente, indicava soprattutto la somministrazione ad animali da competizione (cavalli, cani) di droghe o farmaci stimolanti durante l’allenamento o subito prima della gara. ……cani) di droghe o farmaci stimolanti durante l’allenamento o subito prima della gara. 

…….

Il d., oltre a implicare rischi sanitari, si configura anche come un illecito sportivo, perseguito dalle organizzazioni preposte all’attività agonistica.” (fonte:  treccani.it)

 

Si tratta quindi, principalmente, di una frode sportiva, tesa ad alterare il risultato di una competizione, e, parlando di animali, ad alterare lo sviluppo corretto della selezione genetica.

Se io scelgo uno stallone con delle performances sportive strabilianti, ma ottenute grazie a pratiche dopanti, probabilmente otterrò dei figli con delle prestazioni inferiori alle attese.

Il doping si pratica con i farmaci, ma non solo:

Esiste il doping alla cocaina, alla vodka, all’amuchina; tutte sostanze ritrovate (purtroppo) nel sangue di alcuni poveri cavalli, che non sono certo sostanze farmacologiche; e chissà quante altre ne sono state testate …..

Generalmente, anche se non sempre, la pratica del doping presuppone anche fatti penalmente rilevanti, cioè si può passare dalla “frode sportiva” al “maltrattamento”, ma questo è argomento più adatto ai legali, lasciamolo a loro.

I sistemi antidoping contrastano questo fenomeno vergognoso, ma hanno alcuni grossi limiti:

  1. Si occupano quasi esclusivamente di cavalli vincitori di gare, o, comunque, partecipanti a competizioni ufficiali, o monitorate, come ad esempio i palii.
  2. Prevedono procedure complesse, e personale adeguatamente formato e preparato, e quindi da remunerare in conseguenza.
  3. Gli esami di laboratorio sono estremamente costosi. Quindi se ne fanno abbastanza pochi.

Tutto il resto rimane fuori controllo.

La farmaco vigilanza, persegue dei fini diversi. E, salvo casi particolarmente gravi, l’attività sanzionatoria, se prevista, rimane in ambito amministrativo.

Quali fini persegue?

  • La corretta circolazione del farmaco, quindi contrasta fenomeni quali il contrabbando o il furto di medicinali poi riciclati nel circuito animale, con enormi profitti in chi pratica questa attività criminale.
  • La corretta somministrazione dei farmaci, in tutti i soggetti, non solo nei campioni o presunti tali.
  • La tutela del benessere di tutti gli animali, non solo dei campioni o presunti tali
  • La reale efficacia dei farmaci: un dopatore, non verrà mai a dirci che una “sostanza” non ha funzionato! Invece le segnalazioni (obbligatorie per legge) degli effetti indesiderati, delle reazioni avverse, o di scarsa efficacia consentono di monitorare la qualità effettiva dei farmaci e di fare ritirare dal mercato quelli scadenti od inefficaci.
  • La tutela del consumatore dei prodotti di origine animale.

Ricordiamo che non si parla solo necessariamente di carne, ma, ad esempio, il latte di asina trova un buon utilizzo soprattutto nell’alimentazione dell’infanzia in caso di problemi digestivi vari.

Quel latte viene destinato ai ragazzini con gravi problemi alimentari, con ottimi risultati. Il problema è che è sempre più difficile gestire le asine in modo corretto e trasparente.

Se si ammalano non si possono curare se non con i pochissimi farmaci ancora autorizzati, se si dichiarano Non DPA si possono curare ma bisogna buttare il latte, per sempre; se si curano in modo incontrollato si rischia di dare ai bambini un alimento salva vita da una parte e potenzialmente pericoloso dall’altra.

Spiegare ad una mamma che un alimento fondamentale per il suo bimbo potrebbe essere tolto dal commercio e dalla disponibilità per garantire ad una asina di essere curata per un problema magari banale, e che, a seguito di tale terapia non potrà più produrre latte alimentare, potrebbe essere imbarazzante.

Lasciando l’Etica con la E maiuscola ai filosofi ed ha chi ha le basi culturali per parlarne, e restando nei limiti della tecnica e della pratica, come spero di essere riuscito a spiegare, liquidare la faccenda con il motto:

“… tutti non DPA e chi non è d’accordo è un maltrattatore sanguinario” è un bel po’ riduttivo …..

 

Per saperne di più:

http://anagrafeequidi.it/fileadmin/files/Normative/Dec.%202000_68_CE.pdf

http://www.hsi.org/assets/pdfs/Horses_meatproduction_Australia_NewZealand.pdf

http://www.montebaducco.it/

http://www.corriere.it/animali/11_dicembre_01/carne-cavallo-macellazione-usa_bd17eaaa-1c23-11e1-8ed7-30f7808a816f.shtml

Dott. Ermenegildo Valvassori

 

Continua

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