La mia idea di Federazione

Quattro chiacchiere con Marco Di Paola, principale antagonista, nelle recenti elezioni, del Cavalier Orlandi alla corsa per la Presidenza della FISE.

Facciamo finta di essere seduti ad un tavolino di un bar di Piazza Navona, davanti ad un caffè o ad una birra e raccontiamoci un po’ di cose.

– Marco da dove nasce la tua passione per i cavalli e per l’equitazione, passione che poi stai tramandando alle tue figlie.

Ho 47 anni, sono padre di 4 figli, tre dei quali amanti dei pony,e quindi un ippogenitore a pieno titolo. All’età di 7 anni ho iniziato a montare all’ASD Pony Club Roma di cui oggi sono anche uno dei soci proprietari. Sono stato allievo di Adriano Capuzzo, Duccio Bartalucci ed Adriano Gigli. Nel 1989 (da Young Rider) sono entrato come ufficiale dei Carabinieri nel Gruppo Sportivo del Reggimento Carabinieri a cavallo con il Gen. Gutierrez e ho svolto diversi stage presso il C.E.F. dei Pratoni del Vivaro con il Col. Raimondo D’Inzeo. La mia attività imprenditoriale nel campo dello sviluppo immobiliare e nella costruzione di aerei ultraleggeri mi hanno allontanato dall’Equitazione per circa 15 anni. Sono rientrato a pieno titolo nel mondo dei cavalli nel 2005 anche grazie all’entusiasmo di amici quali Freddy Arduini e Luca Marziani; ho realizzato interessanti progetti sportivi concretizzati in un circolo alle porte di Roma ed una scuderia di cavalli sportivi di salto ostacoli. Adriano Gigli continua ancora a seguirmi come istruttore e mi diverto, quando il tempo me lo consente, a fare qualche concorso.

– Il Marco Di Paola imprenditore, il Marco Di Paola atleta ed il Marco Di Paola eventuale prossimo competitor alle Elezioni FISE. Come fai a coniugare tutti questi aspetti, ognuno dei quali impegnativo e che reclamano tempo?

Questa è la prima domanda che mi fece l’Opinione Equestre alla mia prima intervista! La mia visione federale non è quella di una monarchia assoluta con un presidente re, un consiglio di nobili fedeli ed un popolo bue. Il Presidente è solo il primus inter pares tra i Consiglieri e tutti devono avere deleghe e compiti precisi. La delega, questa parola a molti sconosciuta, è il mezzo per arrivare oltre le nostre braccia. La Federazione è un’organizzazione che conta su un Segretario Generale che deve essere un manager capace e qualificato, e non l’uomo di fiducia del Presidente, in grado di guidare la macchina organizzativa che è composta da numerosi dipendenti qualificati e professionali. Se non facciamo questo salto di qualità continueremo a pensare alla Federazione come al piccolo regno del presidente di turno e non ad un’azienda che amministra risorse di altri e deve mettere i circoli e gli istruttori in grado di lavorare meglio ed i tesserati di essere soddisfatti del servizio ricevuto. Inoltre, ho il grande vantaggio di vivere e lavorare a Roma a pochi metri dalla sede della FISE!

– Sei già stato nella “stanza dei bottoni”, ai tempi della breve presidenza Dallari, come hai vissuto quell’esperienza e cosa ti ha poi portato a scendere direttamente in campo?

Sono entrato quasi per caso in quel Consiglio. L’esperienza è stata brevissima, ma costruttiva. Eravamo un Consiglio battagliero che però arrivava sempre ad una sintesi. Sono nati dei rapporti umani con altri consiglieri che si sono trasformati in valide amicizie. Devo dire che attraverso i confronti avuti in Consiglio, spesso anche duri, stavamo indirizzando la federazione nella giusta direzione. La Dallari aveva vinto le elezioni con un margine risicato ed il popolo federale era diviso in due come una mela. Una situazione analoga a quella attuale! La Dallari scelse la strada di non dialogare con la parte ritenuta antagonista. Pertanto, sono diventato in via naturale l’interlocutore politico di quella parte.

Quando Orlandi si è candidato ha cercato immediatamente il dialogo con la parte antagonista alla Dallari ed ha trovato il supporto di una serie di presidenti regionali della vecchia guardia o delle grandi regioni che hanno sempre cercato di pilotare le elezioni spostandosi dove reputavano più conveniente. Si sono stretti vicino a me invece le piccole regioni che cercavano un vero cambiamento ed erano sempre state mortificate nelle aspettative delle grandi regioni. Successivamente il mio consenso si è allargato alla parte elettorale che aveva votato la Dallari nel convincimento che fosse la fautrice del cambiamento.

– Ci vuoi raccontare che successe, veramente, nel corso di quella tua esperienza, che poi portò al Commissariamento della FISE?

Nulla di diverso dai fatti noti. Il CONI ha dovuto prendere atto della sentenza dell’Alta Corte che ha annullato le elezioni con la conseguente decadenza del Presidente e quindi del Consiglio. Nell’occasione è stato dato mandato al Commissario di mettere anche mano ai conti federali e di predisporre un piano di risanamento. Successivamente la sentenza dell’Alta Corte è stata annullata dal TAR, ma il Commissariamento è stato confermato per consentire di predisporre il piano di risanamento. A mio parere, la Dallari è stata mal consigliata ed ha gestito in maniera pessima la vicenda. Sono convinto che se la Dallari avesse accettato rispettosamente il commissariamento, che poi si è rilevato ingiusto, ed avesse atteso le nuove elezioni sarebbe divenuta una martire ed avrebbe vinto le successive elezioni con un consenso ampissimo. Invece le conferenze stampa ed i ricorsi l’hanno portata ad uno scontro con il CONI che l’ha resa ineleggibile.

– Quali sono stati, secondo te, gli errori (se ve ne sono stati) della tua precedente campagna elettorale? Cosa non rifaresti più e cosa invece rifaresti.

Un errore che rifarei è quello di non fare accordi con i portatori di voti e di interessi che hanno sempre indirizzato le elezioni federali. Si può perdere l’elezione, ma mai la propria dignità. Purtroppo sono una persona che se si prende un impegno lo rispetta fino alla fine. Magari con me discuti prima, ma non dopo. Quindi ho preferito evitare patti con il diavolo. Comunque era evidente che avevo pochissime possibilità di successo, anzi ritengo di essermi difeso egregiamente. Purtroppo mi sono scontrato con un’icona dell’equitazione che tutti conoscono, che inoltre era in campagna elettorale da un anno prima di me, che ha messo in campo un dispiegamento di forze, energie e risorse anche finanziarie enorme ed -a mio parere- sproporzionato per l’obiettivo. Parliamo sempre della Presidenza di una federazione! Naturalmente ho commesso anche diversi errori che però non sono tali se diventano l’esperienza per il futuro.

– Nel caso in cui tu fossi stato eletto, quali sarebbero state le prime cose che avresti fatto una volta entrato in Viale Tiziano?

I dieci punti che avevo promesso in campagna elettorale! Ne abbiamo parlato a lungo con gli altri candidati consiglieri ed eravamo consapevoli che i cambiamenti hanno bisogno di tempo ed era inutile promettere obbiettivi irraggiungibili in un mandato breve. Avrei inoltre evitato di fare stravolgimenti inutili. Ero consapevole di dover salire su un pullman in corsa insieme a 10 consiglieri, mentre scendevano i 3 commissari ed avrei evitato di cambiare anche il guidatore ossia il Segretario Generale e rischiare di restare 3 mesi senza pilota! Questo mandato ha un senso se raggiungi pochi obbiettivi chiari, utili e sollecitati e prepari il terreno per un vero cambiamento programmato nel prossimo quadriennio.

– Qual è il tuo rapporto con i social e che valenza dai a quanto viene detto nei vari gruppi tematici?

Ritengo di essere una persona abbastanza alla mano e disponibile al dialogo. I social sono uno strumento formidabile di dialogo diretto e non filtrato. Purtroppo possono dare spazio a qualche maleducato che si sente un leone dietro alla tastiera o mascherato dietro ad un profilo farlocco ed un gattino quando lo incontri di persona. Ma sono un’eccezione. I gruppi sono molto utili perché sono uno spaccato della realtà quotidiana, portatori di esperienze dirette ed immediate. Ritengo che commette un grave errore chi pensa di indirizzarli. I gruppi –a mio parere- non hanno padrone!

– Sempre sui social, si parla molto di un coinvolgimento più pragmatico e funzionale delle famiglie. C’è chi chiede una rappresentanza diretta in Consiglio. Cosa ne pensi?

Le famiglie sono una risorsa importante se fanno le famiglie! Non è previsto, per statuto, un rappresentante delle famiglie in Consiglio e mi sembra una presa in giro promettere un posto in Consiglio che non esiste. Si può promettere una maggiore attenzione alle famiglie. Del resto tutti rappresentiamo a diverso titolo una famiglia. Forse quello che sarebbe giusto sarebbe pensare più allo sport di base che a quello di vertice!

– Cosa dovrebbe fare questa Federazione per ampliare il numero dei tesserati e far avvicinare i ragazzi a questo sport?

Ritengo che lo sport oramai sia un componente della vita quotidiana. Tutte le famiglie stanziano nel loro budget annuale una somma da destinare allo sport dei propri figli. Lo sport è un prodotto di massa che va venduto con le leggi che regolano il marketing. La Federazione detiene questo prodotto che colloca attraverso i centri affiliati e gli istruttori. Quindi il rapporto tra Federazione, affiliati e istruttori non può essere inteso come una contrapposizione, ma come un’organizzazione dove tutti collaboriamo a raggiungere l’obbiettivo. Se guadagnano i centri affiliati e gli istruttori guadagna anche la Federazione. Bisogna avvicinare i giovanissimi e noi abbiamo nel cavallo uno strumento formidabile. Ritengo che i pony games siano un punto di contatto importantissimo da valorizzare.

– Ma l’equitazione, è uno sport per tutti?

Con gli attuali Regolamenti assolutamente no! Però potrebbe diventarlo almeno fino ad un certo livello. Ritengo che lo sport nella sua visione moderna, non sia solo agonismo. Quindi con dei cambiamenti radicali il nostro sport è concorrenziale con tanti altri almeno fino all’agonismo che, a mio parere, inizia dal raggiungimento del primo grado. Dopo inizia ad essere abbastanza costoso.

– Etica e benessere del cavallo sportivo e non, altro argomento che sta molto a cuore. Qual’è la tua posizione in proposito?

Etica e benessere del cavallo sono due argomenti diversi. L’etica che spesso manca nella vita quotidiana e non solo federale, viene spesso fraintesa come una status che può essere attribuito. Non è così! A mio parere l’etica è la storia ed il comportamento di una persona nella propria vita professionale e sportiva. Quindi se la Federazione vuole essere etica deve mettere in campo persone che hanno una storia ed una credibilità etica. Circa il benessere ed il rispetto del cavallo devo dire che negli ultimi anni i rapporto è molto cambiato. Certamente c’è ancora molto da fare. Però ritengo che nel nostro mondo ci sia un grande rispetto per il cavallo e per gli animali in generale e mi dispiace quando ci facciamo male da soli sollevando polemiche inutili su presunti maltrattamenti. Sono certo che per tutti noi il cavallo è in primo luogo un atleta, un amico ed un compagno d’avventura.

– Olimpiadi a Roma nel 2024. Si o no? I Pratoni del Vivaro sono un effettivo valore aggiunto alle manifestazioni equestri?

Sarebbe veramente importante dopo il successo dell’Expo consolidare credibilità internazionale e confermare la vocazione turistica della nostra capitale. Non posso immaginare un’altra nazione che possa fregiarsi di un impianto al livello del CEF dei Pratoni del Vivaro sarebbe un imperdonabile errore non proporlo come impianto di riferimento per le gare di completo.

– Ti ho rubato fin troppo tempo……come ultima cosa, un tuo pensiero su un qualcosa che non è compreso in ciò che ci siamo detti.

Continuate a stimolare il dialogo e la riflessione perché dal confronto vengono fuori le migliori idee.

Ti ringrazio per la tua disponibilità e, ovviamente, in bocca al lupo per la prossima tornata elettorale.

Fabrizio Bonciolini con Marco di Paola

Milano, Roma – Settembre 2015

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