Laura Romanelli – Flambo…….un anno senza te

Flambo è stato il cavallo di tutti noi.

Un anno fa ci lasciava e noi ci permettiamo di cercare di imbastire un ricordo di Flambo, ma non il Flambo al centro dell’attenzione in quanto vittima inconsapevole e protagonista di un caso che tanto scalpore ha fatto e tanta indignazione suscitato…..il Flambo cavallo, il compagno di vita.

– Laura, intanto grazie per aver accettato di raccontarci Flambo. Allora, è passato un anno…..come è cambiata la tua vita da quel giorno.

Grazie a voi , perché parlare di Flambo è un pò come riportarlo in vita. Morto Flambo sono stata letteralmente catapultata all’improvviso in un mondo senza equitazione ove non mi rispecchio. Come sapete avere un cavallo è una vita a sé a 360°, è avere una creatura tua da accudire, un sogno da realizzare, un quotidiano da vivere, un luogo ove ogni giorno recarsi, un mondo proprio ove rifugiarsi. E’ essere felici ogni giorno, realizzati, rinunciare alle vacanze per non lasciarlo, o a qualcosa per mantenerlo, è programmare la tua vita in funzione di lui. Insomma una vita piena. Ora Il mio mondo equestre, dopo ben 30 anni di tutto questo, non c’è piu, ora c’è un senso di vuoto, mi sembra di vivere come un automa in una vita normale.

Raccontaci come vi siete incontrati.

Prima di Flambo ho avuto altri cavalli, ma in realtà mai avevo veramente scelto il mio cavallo, perché quando prendi un nuovo cavallo, l’influenza di chi ti aiuta a cercarlo, è davvero troppa. Per i miei 50 anni ho voluto fare una follia, volevo per me un cavallo speciale, che, oltre alle caratteristiche tecniche necessarie mi trasmettesse dentro anche un carisma ed un’energia speciale. Partii quindi per Olanda e Belgio con questo intento alla ricerca del cavallo perfetto, senza interferenze esterne sulla scelta. Avevo provato altri cavalli, tutti tecnicamente validi, ma non c’era stata la “scintilla emotiva” e per questo mi ero imposta che non ne avrei preso nessuno di loro. Flambo era l’ultimo cavallo da provare. Non appena lo vidi , ed era semplicemente al passo a redini lunghe con la coperta da passeggio, ho sentito una stretta allo stomaco, e con gli occhi umidi di pianto per l’emozione ho detto “voglio questo”.

– Che indole aveva Flambo? Com’era da montare?

Non sono una grande coraggiosa, quindi tra le caratteristiche del mio cavallo c’è necessariamente la docilità. Lui era un cavallo sicuramente docile, ma con carattere. Era affettuoso, giocherellone, perfettamente addestrato e tecnicamente generoso. Per me montarlo era facile, per così dire ci siamo trovati, e poi lui era davvero addestrato molto bene e con serenità, quindi quando lo montavo mi faceva sentire brava, perché nonostante i miei aiuti di certo non perfetti, eseguiva sempre quanto richiesto. A volte bastava solo pensare alla figura che mi ritrovavo nella figura stessa. Credo che la definizione di Flambo, data dalla sua precedente amazzone, che prese Flambo a soli tre anni, sia perfetta: “Flambo è come un bambino, che se nel box gli dai coccole e baci e giochi con lui, lui farà per te tutto ciò che desideri in campo”.

– Cosa ti ha insegnato tecnicamente e che gare hai fatto con lui.

Flambo era addestrato perfettamente ed era molto esperto anche a livello internazionale Small Tour. Quando lo presi già montavo nella categoria M, grazie a lui ho assaporato la gioia di buoni piazzamenti e qualche vittoria e ho realizzato quello che per me rappresentava il sogno impossibile , gareggiare a livello Prix Saint George. Non potrò mai dimenticare il mio primo rettangolo con Flambo a questo livello, perché era da anni che lavoravo, piangevo e mi impegnavo per quello . E in quella prima gara successe l’inimmaginabile , vinsi la gara con un buonissimo punteggio ! Lui mi ha insegnato che un cavallo esperto e disponibile consente ad un cavaliere di imparare, perché il cavaliere usa per sé la sua sicurezza, che diventa quindi sinergia pura.

Nessuno può sostituire nessuno nel proprio cuore, ma hai un altro cavallo ora?

Non ho un cavallo. Ho subito un grande schock. La notte spesso sogno di montare cavalli senza collo o di essere in un rettangolo di gara ma senza cavallo, questo significa che ho ancora bisogno di tempo. Mi dico che non voglio più cavalli, ma nel profondo del cuore so di mentire. Ma ho perso la fiducia. Tempo fa un’amica mi ha fatto montare a forza un suo cavallo, ma è stato applicazione della mera tecnica senza simbiosi, senza complicità, che non faceva altro che ricordarmi il mio Flambo. Allora ho smesso di montarlo.

Una domanda forse retorica ……. cosa ti ha insegnato questa storia? Senza accusare nulla e nessuno, solo dal punto di vista umano.

Ho subito un tradimento violento e una grande delusione , che mi ha estirpato la fiducia e la magia che avevo costruito in 30 anni : ora ho un concetto molto diverso di Fiducia e Ipocrisia . Ho imparato che per una Giusta causa il mondo ti è accanto ed esprime solidarietà, e ti senti meno solo. E che un’altra parte di mondo è invece capace di calpestarti pur di difendersi.

Raccontaci un episodio della tua vita con Flambo….quella che più ti resterà in mente.

Da sempre, per carattere, i momenti più belli li ho memorizzati per poterli poi ricordare nitidi, ecco da piccola dicevo “li fotografo con la mente”. Per questo di Flambo ricordo tanto , tantissimo, dal primo attimo in cui l’ho visto, all’ultimo giorno, quando era disteso per terra senza vita . Purtroppo l’evento tragico della sua morte mi fa pensare sempre all’ultima volta che l’ho coccolato da vivo. Quella sera del 18 novembre, dopo un buon lavoro in maneggio, siamo rientrati in scuderia. Ricordo che mentre gli mettevo le fasce da box lui si abbassò e mi baciò e gli diedi uno zuccherino, ricordo che poi gli sistemai per bene la coperta, che lo misi in box accarezzandolo che poi lui ha smesso di mangiare e mi ha chiamata, che allora sono rientrata e l’ho abbracciato e che restammo così qualche attimo. Ricordo che uscita dal box lo guardai ancora, che lui si girò fiero verso di me e fissò il suo sguardo nel mio. Non posso togliermi dalla mente quello che sarebbe stato il nostro addio .

Come vorresti che fosse ricordato?

Vorrei che fosse ricordato semplicemente come il mio cavallo speciale . C’è un detto che amo “Morto non è colui che se ne è andato, ma colui che è dimenticato”. E farò del tutto, credetemi, affinchè lui non sia dimenticato.

Ecco, questo era il “nostro” cavallo, quello che è stato capace di smuovere, forse, le coscienze di molti. Speriamo di essere riusciti a fare un ritratto diverso, a raccontare Flambo in quanto tale e non la “star”, suo malgrado, di qualcosa che vorremmo non fosse mai successo e che non succeda mai più.

Grazie Laura e grazie Flambo. Grazie per tutto quello che siete stati capaci di darci.

Fabrizio Bonciolini con Laura Romanelli e Flambo

Milano, Roma – novembre 2015

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