LE RESPONSABILITA’ ALL’INTERNO DEL MANEGGIO – Parte I – Responsabilità civile generica

Il nostro diritto distingue tra responsabilità penale e responsabilità civile.

La responsabilità penale sorge in capo a chi adotti comportamenti individuati e vietati dalla legge penale sia intenzionalmente (commissione di reati dolosi), sia senza volerlo (commissione di reati colposi). Tralasciamo senz’altro la prima fattispecie di reati dolosi, ma vediamo quella dei reati colposi: il fatto che un cavallo possa sfuggire al proprietario, vicino ad una strada e, attraversandola, creare un incidente nel quale qualcuno rimanga ferito, lo espone al rischio – penale – di essere chiamato a rispondere del reato di lesioni personali colpose (art. 590 cod. pen. “Chiunque cagiona ad altri per colpa una lesione personale è punito con….”), oltre che di omessa custodia e malgoverno di animali (art. 672 cod. pen). Rischierà pertanto fino a tre mesi di reclusione o, per lo meno, il pagamento di una sostanziosa multa.

Per responsabilità civile si intende l’obbligo di risarcimento dei danni derivanti da un comportamento colposo, dovuto cioè a negligenza, imprudenza, imperizia, anche se non specificamente classificato come atto illecito dalla legge. Secondo l’esempio di prima, se la fuga del cavallo si conclude in un campo coltivato, il proprietario sarà chiamato a risarcire i danni derivanti dall’aver calpestato il terreno e mangiato il futuro raccolto.

Molto spesso le due forme di responsabilità coesistono: il colpevole del reato di lesioni personali è infatti anche tenuto a risarcire il danno arrecato. Per quanto riguarda la responsabilità civile, l’interesse prevalente degli eventuali danneggiati sarà quello, trattandosi di eventi verificatisi per mero accidente, di vedersi risarcire il danno economico subito.

La responsabilità civile, poi, si distingue in “contrattuale” (il contratto prevede che si debba adempiere ad un determinato obbligo, il cui mancato o inesatto adempimento arreca un danno alla controparte) ed “extracontrattuale”, cioè derivante dalla violazione dell’obbligo generico di non ledere alcuno. Il Codice civile, prevede una ipotesi “generica” di responsabilità (la responsabilità cosiddetta “Aquiliana”, art. 2043) e varie ipotesi più specifiche, almeno due delle quali riguardano direttamente lo sport equestre.

– LA RESPONSABILITA’ “AQUILIANA” (ART. 2043 Cod. Civ.)

L’Istituto della responsabilità civile risale al diritto Romano ( infatti è detta Aquiliana dal Tribuno romano Aquilio che ne è considerato il padre) e costituisce il principio generale della responsabilità civile da fatto illecito, contenuto nell’art. 2043 del Codice Civile secondo il quale “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”. Il concetto è semplice e chiaro ma nella pratica si possono verificare casi molto particolari di difficile gestione. Quando il fatto illecito è commesso da un cavallo che morde o calcia, o da un bambino che gioca in modo irruento, o da un dipendente che arreca un danno nell’esercizio delle incombenze affidategli, il problema è stabilire chi è in realtà il colpevole, cioè il responsabile obbligato a risarcire il danno. Il padrone del cavallo oppure il gestore del maneggio al quale è affidato? Se il bambino gioca a scuola anziché a casa ne rispondo sempre il genitore o la responsabilità ricade sugli insegnanti? Alcuni degli articoli successivi al 2043 del Codice Civile intervengono a disciplinare una serie di ipotesi specifiche: “Responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arte (insegnanti)” (art. 2048 Cod. Civ.), “Responsabilità dei padroni e dei committenti” (art. 2049), “Responsabilità per l’esercizio di attività pericolose” (art. 2050), “Danno cagionato da cose in custodia” (art. 2051), “Danno cagionato da animali” (art. 2052).

Gli articoli relativi all’esercizio di attività pericolose e quello riguardante i danni causati da animali meritano un approfondimento, poiché sono perfettamente attinenti ai pericoli derivanti dalla pratica dell’equitazione. Prima però di esaminare di tali norme, ricordiamo che la responsabilità civile, così come prevista dall’ art. 2043 fissa  dei concetti generali:

  1. La colpa

Il danno, al di fuori delle ipotesi del dolo, deve derivare da un comportamento colposo. Per colpa in senso civilistico, si intende un comportamento caratterizzato da negligenza, imprudenza, imperizia o inosservanza di norme. Ma questo concetto, a proposito dell’individuazione della responsabilità per i danni causati da animali, viene superato, come vedremo analizzando l’art. 2052 Cod. Civ.

  1. Nesso causale

Tra il comportamento del responsabile e il danno cagionato vi deve essere un rapporto di causa-effetto, in senso tecnico e che deve essere provato secondo la normale esperienza, nonché una consequenzialità diretta. Ad esempio si potrà certamente chiedere il risarcimento dei danni arrecati alle coltivazioni danneggiate da un cavallo che vi ha pascolato dopo essere sfuggito a chi ne aveva la sorveglianza, ma se, avvertito della circostanza, con l’intento di cacciarlo dal terreno il contadino sale sul trattore e per la fretta questo si ribalta, non potrà certo chiedere il risarcimento dei danni arrecati al trattore stesso, non essendoci un rapporto diretto tra il fatto illecito (presenza del cavallo) e danno, ma solo una consequenzialità indiretta. Il contadino avrebbe potuto evitare l’incidente se fosse rimasto più calmo. E questo principio non conosce deroghe.

  1. Rapporto di terzietà

Perché possa sorgere il diritto al risarcimento, il danno deve essere cagionato ad altri, cioè a terzi. In pratica poiché il risarcimento mira a reintegrare, con una somma di denaro, il patrimonio del danneggiato, perché questo avvenga è necessario che vi debba essere una completa autonomia tra il patrimonio di chi ha causato il danno e il patrimonio di chi l’ha subito. (Se un cavallo calcia l’auto del suo proprietario, costui non potrà chiedere i danni a se stesso). Questo principio, apparentemente semplice, dovrà essere tenuto presente quando si parlerà dell’art. 2052.

– COLPA CONCORSUALE E DANNO “INGIUSTO”

Vi sono poi dei casi in cui il comportamento del danneggiato può ridurre o addirittura eliminare il suo diritto ad ottenere il risarcimento. Si consideri per esempio una fila di cavalieri in passeggiata: se un cavaliere, anche se più volte ammonito ed avvisato del pericolo, si avvicina troppo al cavallo che lo precede, tanto da infastidirlo fino a farlo calciare, si può affermare che ha concorso egli stesso a provocare il danno, nel caso in cui egli o il suo cavallo venga raggiunto dal calcio. Avrà quindi diritto ad un risarcimento in forma ridotta. Allo stesso modo il ladro che si introduca in una scuderia dopo averne forzato i cancelli sarà responsabile dei danni che uno dei cavalli custoditi all’interno possa procurargli.

Tratto dagli Atti del convegno di Cadoneghe – 13 giugno 2016

“Il Cavallo – La gestione tra Legge ed Etica”

Avv. Susanna Fusco

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