L’inizio della Collaborazione – ( Franco Montrasi )

Come preannunciato iniziamo oggi questo percorso con Franco Montrasi che ci accompagnerà alla scoperta di un sistema diverso per approcciare i nostri cavalli e per cercare di migliorare il nostro rapporto con loro. Ricordiamo che questo sistema scaturisce dall’estrapolazione e dal mix dei concetti base dell’equitazione naturale e quella classica. La parola a Franco.

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L’inizio della collaborazione

“Siamo noi che invadiamo il loro mondo, non il contrario”

Cominciamo a vedere come si comporta un cavallo selvaggio allo stato brado.

I cavalli sono animali da branco. Ogni giorno fanno percorsi mediamente stimabili, a seconda del territorio in cui vivono e della stagione, in 40/60 chilometri sia per la ricerca di acqua che cibo, la prima più difficile da trovare e, soprattutto,le zone in cui è presente l’acqua sono più frequentate dai predatori . Questo comporta che il cavallo selvaggio abbia, naturalmente, l’istinto del controllo delle proprie energie, indirizzate alle problematiche della sopravvivenza.

cavalli in branco

I nostri cavalli non hanno ovviamente queste esigenze anche se l’istinto primordiale è insito in ognuno di loro. I nostri cavalli hanno abbondanza di cibo e di acqua qualitativamente di prim’ordine e non sono costretti a fare tutta quella strada (anzi direi che sono costretti “a non farla”). Di conseguenza viene meno anche il naturale ed istintivo controllo delle energie che, in questo modo, risulta essere alterato e, di conseguenza, le alte energie disponibili, possono trasformarsi in energie negative.

Vediamo poi quali sono le tre principali problematiche dei cavalli e quali sono le loro reazioni istintive. Fuga, claustrofobia e panico sono quelle riscontrabili su larga scala. Fuga dal pericolo e panico lasciano spazio a ben poche interpretazioni. Da sottolineare solo che il panico può, come conseguenza estrema, far perdere totalmente il controllo al cavallo che, in questo caso, diventa pericoloso per se stesso e per glia altri. Un accenno in più per quanto riguarda la claustrofobia. La paura dello spazio chiuso può anche concretizzarsi col tunnel virtuale creato dalle nostre gambe nel momento in cui saliamo in groppa. Quindi, più un cavallo è rilassato e ben disposto e minori saranno le possibilità di imbattersi in una delle tre situazioni di cui sopra. Da tener presente che alla situazione di rilassamento corrisponde il rilascio delle endorfine, che aumentano la capacità di apprendimento; Nel cavallo nervoso invece, c’è un maggior rilascio di adrenalina la quale, oltre a costituire un muro per l’apprendimento, interviene negativamente anche nelle reazioni chimiche fisiologiche. Vi sono poi due tipi di reazione. Quella al verificarsi di un evento visivo/uditivo/olfattivo e quella al verificarsi di un evento tattile, cioè di contatto. Nel primo caso il cavallo tenterà di scappare dalla parte opposta rispetto a quella in cui l’evento si è verificato (evento a sinistra, fuga a destra), nel secondo caso invece tenderà ad andare “contro” all’evento (evento a destra, spostamento a destra) per allontanarlo. Queste reazioni vengono comprese in quello che è chiamato “riflesso oppositivo”(nemico reale e concreto del cavaliere). Ovviamente queste sono considerazioni generali, che possono variare in base al soggetto che si ha di fronte, dotato di proprio carattere e di peculiarità istintive personali, dipendenti dalla struttura caratteriale (introverso o estroverso) e dal vissuto, cioè dalle precedenti esperienze ma, in linea di massima, queste sono le caratteristiche comuni.

Partendo dal presupposto che è l’uomo ad invadere la sfera “personale” ed emotiva del cavallo, cerchiamo di capire in che modo richiedere la sua collaborazione e cercare di instaurare con lui un rapporto di fiducia.

Sarebbe opportuno iniziare il lavoro con il cavallo libero, meglio se in un tondino; il tondino perchè non ha angoli e questo permette di restare sempre nel campo visivo del cavallo (prossimamente entreremo nello specifico del campo visivo). Non disponendo di un tondino, ma, ad esempio, di un campo rettangolare, si potrebbe arrotondare l’angolo con delle barriere o con qualsiasi cosa che non gli permetta di “rifugiarsi” con la testa nel vertice dell’angolo e perdere quindi di vista l’uomo al centro del campo. Lasciamogli scegliere le andature (che non sia il passo; successivamente spiegheremo perchè), non “costringiamolo”. Sarebbe anche opportuno iniziare a mano destra. Infatti, nei cavalli, l’emisfero destro è considerato quello dell’istinto, mentre il sinistro quello della razionalità ed è importante “accendere” preliminarmente il lato istintivo affinchè la sua volontà venga messa in primo piano. Inoltre, questa prima parte del lavoro “non costretta” fa si che il cavallo riscaldi perfettamente, anche a livello periferico, la muscolatura ed inizia, di conseguenza, a rilassarsi. Ricordiamoci che il cavallo “ripensa” ed assimila gli input che gli vengono trasmessi quando è rilassato (rilascio delle endorfine).

Progressivamente il cavallo tenderà a portare le orecchie verso di noi, a masticare, ad abbassare la testa ( abbassando la testa il cavallo “apre” l’angolo della gola rendendola vulnerabile, segno di fiducia. La testa rilevata chiude invece l’angolo in modo tale che il predatore non possa prenderlo), porta gli occhi sotto il livello dei nostri, gira la testa e viene verso di noi. Quando questo succede possiamo dire che è iniziata la collaborazione.

collaborazione

Una cosa da tenere ben presente. Quanto sopra detto comporta l’assimilazione, da parte dell’uomo, di una precisa tecnica gestuale e temporale. Non basta lasciare libero il cavallo ed aspettare che la sequenza descritta si compia. Nei prossimi incontri, cercheremo di dare delle nozioni sull’iter comportamentale dell’uomo in questa prima fase dell’approccio.

Abbiamo fatto, oggi, un discorso generico, giusto per capire quei due o tre aspetti che caratterizzano i nostri amici cavalli. Nel corso di questo viaggio entreremo più nel particolare ed affronteremo tutti gli specifici aspetti del lavoro quotidiano.

Arrivederci alla prossima.

Franco Montrasi

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