Mario Turner – Due olimpiadi da amatore

In quel pezzo di campagna Inglese inserito nel bel mezzo di Milano, zona San Siro, vive, sopra le scuderie di cavalli da galoppo gestita dal fratello Frank, Mario Turner.

Mario è un personaggio fantastico, di una simpatia unica, dissacrante ed ironico. Vediamo cosa salta fuori da questa chiacchierata.

– Mario la tua è una dinastia equestre a tutti gli effetti. Prova a raccontarci la storia della tua famiglia ed il legame che sempre avete avuto con i cavalli.

Nei primi anni del 900 mio nonno Frank, giovane fantino, emigrò da New York, con altri fantini americani, e si stabilì in Belgio. In quel periodo, in tutta l’ippica europea si diffondeva la monta con le staffe corte, inventata da un americano di grande successo, Tod Sloan, e tutte le scuderie cercavano di assumere un fantino americano. Mio nonno ebbe un buon successo, e veniva spesso chiamato a montare in Grandi Premi in giro per l’Europa. Anche a Milano, dove veniva spesso e alloggiava all’Hotel Muller, ora scomparso, più o meno nel posto che oggi occupa il Principe di Savoia. Come tradizione di famiglia, iniziò a frequentare le figlie del Signor Muller, ma poi si innamorò di una loro amica, Gesilla, che poi sposò. Venne a vivere in Italia, e costruì un grande complesso di allevamento e allenamento a Barbaricina, vicino alla tenuta di san Rossore. Oggi la scuderia appartiene alla famiglia Brivio Sforza. Per ospitare i cavalli che venivano a correre a Milano, costruì poi nel 1920 la Scuderia di Milano, dove viviamo da sempre. La scuderia è fra le ultime scuderie private rimaste dopo la cementificazione di San Siro. E’ citata anche in un racconto di Hemingway, che nel suo soggiorno milanese frequentava l’ippodromo e aveva fatto amicizia con mio nonno. Sfortunatamente, nel 1932 mio nonno muore in un incidente, mentre su un taxi andava dalla Stazione Termini all’Hotel Ambasciatori. Mio padre, che era in collegio in Svizzera, è deciso a seguirne le orme, e inizia a correre come gentleman rider, ma allo scoppio della Guerra viene sfollato, in quanto cittadino americano, in Valsassina. Appena finisce la guerra, si arruola nell’esercito americano e fa da interprete ai colloqui tra gli Alleati e il comando del CLN. Poi riapre la scuderia e diventa allenatore pubblico. Scomparso nel 2010, a 90 anni, ha vinto oltre tremila corse, e allenato grandi campioni (Carnauba, Stone, Friendswood, ecc.) per importanti proprietari italiani, inglesi, americani, tedeschi. La sua eredità è stata raccolta da mio fratello, che dopo un passato di ottimo cavaliere in piano e ostacoli (è stato Campione Europeo, ed è l’unico italiano ad aver montato – su un cavallo comprato apposta per lui da Graziano Mancinelli – nel Grand National di Liverpool), è diventato ed è tutt’ora allenatore.

– Con una storia così, salire a cavallo è naturale, quasi scontato……dove muovi i primi tuoi passi e come si evolve la tua carriera.

Io ho iniziato a montare alla scuola del CIL, a 9 anni. Dopo le riprese coi cavalli della scuola, ci tornavo su una pony, Susy, che mio padre aveva regalato a mio fratello e me, e che era probabilmente il primo pony mai arrivato in Italia. Iniziai a fare i primi concorsini. Il mio primo cavallo di proprietà fu una ex fattrice anziana, alla quale cercavo di insegnare a saltare, devo dire con scarso successo. Poi venni chiamato a montare a Villa Crocetta, il maneggio milanese (in Via Ripamonti) dei fratelli Rivolta, grandi commercianti e i primi sponsor di Mancinelli. A Villa Rivolta c’erano Graziano (giovanissimo campione europeo), Salvatore Danno, Franco Triossi e Giorgio Rovaldi, tutti grandissimi cavalieri. Io montavo un piccolo (1.49 m) cavallo siciliano, Nuvolare, che prima aveva sempre montato Graziano. Nel primo concorso, a Nese (BG), vinco le due gare per i cavalieri debuttanti e la coppa per il milgior cavaliere del Concorso. Da lì inizio a girare per concorsi con Nuvolare (che poi mio padre mi comprò), con grande successo, specialmente nelle gare a tempo. Avevo provato anche qualche piccolo completo. Nel 1966 vengo chiamato ai Pratoni, insieme al mio amico di sempre Emanuele Castellini, dal Marchese Mangilli. Mi venne affidato un cavallo, King, che aveva vinto la medaglia d’oro di squadra a Tokyo con Paolo Angioni. In Agosto vinco il completo di Monza, poi faccio parte della squadra italiana al completo di Maienfeld in Svizzera, poi a Novembre arrivo terzo ai campionati italiani, facendo l’unico netto della prova di campagna. Avevo 15 anni, e il Presidente della Fise dovette scrivere una lettera al Rettore del mio Liceo per chiedergli che mi potessi assentare qualche venerdi e sabato quando c’erano delle gare. Nel 1966 e 67 vinco con il CIL il saggio delle Scuole, primo individuale in entrambi i casi, e nel 1967 mio padre mi compra un ottimo cavallo irlandese, Forgotten Fred, che veniva dalle corse. Bruciando un po’ le tappe, nel 68 partecipo a qualche prova preolimpica, vengo nominato Probabile Olimpionico, ma non vengo scelto per la squadra delle Olimpiadi di Città del Messico. Nel 1969-70 vengo bocciato in quarta Liceo e vengo mandato in collegio per un anno a fare il biennio. Presa la maturità, mi iscrivo a Ingegneria e torno a passare ogni vacanza ai Pratoni con Forgotten. Nel 1971 vinco i Campionati Italiani, e sono il miglior italiano ai Campionati Europei di Burghley, vinti dalla Principessa Anna. Nel 1972, sono in squadra a Monaco, ma va tutto male. Faccio un rifiuto e una caduta in campagna : Forgotten era totalmente fuori forma, a causa di un folle programma di allenamento impostomi ai Pratoni (non ho mai avuto grande stima delle capacità dei miei “capi” di allenare un cavallo). Nel 1975 scopro un cavallo, Tempest of Blisland, che era stato scartato da tutti i più importanti cavalieri inglesi e americani perchè giudicato troppo piccolo (1.58 m). Con lui vinco subito il Campionato Regionale a Monza, e nel 76 sono sempre il milgiore in tutte le prove preolimpiche della squadra, in Italia, Irlanda e Germania. A Montreal, Tempest conferma la sua classe (mi ero inventato di tutto per decidere io un programma di allenamento) : il terzo miglior tempo della gara in campagna (che allora era la prova pricipale), ma una caduta banale su un ostacolo “di riposo”, molto facile, alla fine del percorso. Finisco 14°, col rammarico che senza quella caduta ero matematicamente medaglia di bronzo. Dopo Montreal, faccio l’Ufficiale di Cavalleria a Passo Corese, sotto Piero D’Inzeo, per un anno. Con i cavalli dell’esercito ho montato e vinto in corsa, concorso ippico e completo. Nel frattempo compero un altro cavallo irlandese, Rossinan, che inizio a preparare per Mosca 1980. Alla fine del 79, però, scatta il boicottaggio della Russia per l’invasione in Afganistan, e la FEI decide di organizzare un’Olimpiade parallela, a Fontaineblau. Avevo 28 anni, mi ero laureato ma non avevo ancora un lavoro, mio padre esercitava una gentile pressione, e pareva proprio che alle Olimpiadi non si potesse andare. Così vendo Rossinan alla FISE, che cercava disperatamente un cavallo per Federico Roman che rimasto senza. Rossinan poi vinse l’oro di queste strane Olimpiadi, disputate da 4 Paesi.

Iniziando a lavorare alla fine del 79, non avevo più tempo per montare in completo, e mi sono dedicato alle corse a ostacoli, che non necessitano un impegno gravoso perchè vieni chiamato a montare cavalli allenati da altri. Mi sono divertito molto e ho vinto molto – 94 corse. Ho vinto tutte le principali corse ostacoli per dilettanti in Italia, il Campionato Italiano Cross Country e per due volte la Coppa d’Oro del primato assoluto. Mi è andata anche bene perchè ho avuto pochi incidenti (cinque clavicole, due vertebre, svariate costole, ma tutto sommato meno della maggior parte dei miei rivali). Ho smesso a metà degli anni ’90, quando mi sono svegliato una notte all’Ospedale di Grosseto, senza saper nè dov’ero, nè cosa facevo a Grosseto, nè come ci ero arrivato (ero caduto in uno steeplechase, e avevo perso conoscenza). In quel momento ho deciso di smettere. Ho continuato a seguire un po’ il settore (tra l’altro ho guidato la squadra del CIL a vincere un Saggio delle Scuole), ma poi ho iniziato a disinteressarmi. Oggi se vado a un concorso o un completo non conosco quasi più nessuno !

nuvolare                                                                                                                Mario in sella a Nuvolare

– Due olimpiadi in concorso completo, la prima a Monaco nel 1972 con Forgotten Fred, la seconda a Montreal nel 1976, in sella a Tempest Of Blisland dove ottieni il 14° posto individuale. Raccontaci queste due bellissime esperienze.

Le Olimpiadi sono un ‘esperienza bellissima, dalle sfilate di inaugurazione e chiusura alla vita del villaggio olimpico con i migliori atleti del mondo. Dal punto di vista tecnico sono una gara come un’altra, ma carica di emozione. Purtroppo ti prepari per quattro anni e ti giochi tutto nei pochi minuti della gara. E tranne che per chi sale sul podio, rimane sempre amarezza e rimorso per quello che è andato storto. Durante la premiazione del completo a Montreal (eravamo in campo anche noi italiani, scivolati quarti dal secondo posto perchè Boston, il cavallo di Giovanni Bossi , era zoppo e non ha potuto fare l’ultima prova) ricordo di aver pensato con rammarico al fatto di non essere stato capace di rendere onore, in due Olimpiadi, a due campioni, Forgotten Fred e Tempest of Blisland, che rimangono scolpiti nella mia mente.

Tempest                                                                                            Mario e Tempest Of Blisland – Montreal 1976

– Come fa un amatore che compete ai massimi livelli a coniugare lo sport e la passione con la vita quotidiana ed il lavoro.

Beh, non è sempre facile, perchè devi alzarti presto, andare a letto presto, non bere, non fumare, non andare in vacanza con gli amici, e fare un sacco di sacrifici (compreso quello di digiunare per le corse). Ma ci si riesce, se sei sostenuto da una grande passione come quella che avevo io.

– Quali sono state le persone che più hanno inciso nella tua formazione agonistica.

Sicuramente mio padre, un vero uomo di cavalli. E’un termine ormai desueto, ma ricco di significati.

– Raccontaci qualche aneddoto divertente legato alle tue esperienze olimpiche.

Mah, ce ne sono tanti, da quando ho pranzato con nuotatore americano al Villaggio di Monaco, e alla fine ho acceso una sigaretta, con lui che mi guardava sbigottito e mi chiede : “Ma tu che sport fai che fumi ?”, a quando sono stato quasi arrestato dalla polizia canadese a Montreal perchè sono uscito di notte dal villaggio olimpico per incontrare una fidanzatina locale… Ma senza dubbio, il fatto che più mi ha segnato è stata la strage degli atleti israeliani a Monaco : le palazzine delle squadre erano in ordine alfabetico, e Israele viene subito dopo Italia : ho ancora l’immagine, dalla finestra, del terrorista con il passamontagna sul terrazzo di fronte. E’ stata una vicenda molto triste.

– Da completista, cosa evoca in te quel magnifico luogo chiamato “Pratoni del Vivaro”.

Ho fatto tutte le mie vacanze ai Pratoni dal 1966 per oltre dieci anni, e nei tempi iniziali vivevamo in una casetta senza riscaldamento, ma con uno spirito straordinario di amicizia con tanti altri cavalieri. Un impianto magnifico, unico al mondo, e che oggi mi dispiace vedere abbandonato. Ai Pratoni stavamo dietro ai nostri cavalli tutto il giorno, , ed è stata una scuola di grande valore.

– Chi è oggi Mario Turner.

Alla fine dell’anno scorso ho smesso di lavorare, dopo aver guidato una socieà americana di consulenza aziendale per molti anni. Adesso mi occupo di un’azienda vitivinicola che ho comprato in Monferrato, dove produco un ottima barbera. Però la vera svolta è stata quando molti anni fa ho deciso che dovevo imparare un “mestiere” vero, e ho iniziato a fare il falegname. E’ un mestiere difficile, e ho iniziato tardi, ma faccio dei bei mobili per me e i miei amici, e appena posso corro nel mio laboratorio a respirare il profumo del legno e a ammirarne le venature.

– Rinascendo, rifaresti tutto da capo o cambieresti qualcosa, nelle tue scelte, nel tuo modo di vivere? Qualche rimpianto?

No, nessuno, non cambierei nulla e rifarei tutto. Ho sempre voluto fare tutto quello che si poteva a cavallo, e in buona parte ci sono riuscito. Ho vinto anche un rodeo in Colorado, nel 1969. Ma la più grande soddisfazione per un cavaliere è quella di scorgere delle attitudini in un cavallo giovane, prenderlo, insegnargli tutto e portarlo a grandi risultati. Questo è impagabile.

– Olimpiadi 2024 in Italia, cosa ne pensi.

Non ho molti elementi di valutazione, ma visto che il Comune di Roma ha una perdita di 13 miliardi e visto come domina il malaffare, spero che ci pensino bene…

– Cosa farai da grande?

Lavoro sempre di più per una Fondazione, la Fondazione Corti, che sostiene un Ospedale in Uganda, che ha trasformato da piccolo ambulatorio missionario nel più grande ospedale dell’Africa Subsahariana, che cura 300.000 malati ogni anno e ha salvato milioni di vite umane.

– Se la vedi, come vedi l’equitazione oggi.

Non saprei, non la seguo abbastanza. In concorso vedo che non ci sono grandi risultati, ma l’altro giorno ho visto in TV un giovane cavaliere italiano, Zorzi, che si è piazzato in un un Gran Premio con uno stile fantastico ! Il completo è molto cambiato, ed è uno sport diverso da quello che era : la prova di campagna ai miei tempi era di 35 km, oggi di 4-5000 metri ! Le doti richieste ai cavalli e ai cavalieri sono radicalmente cambiate.

– Per finire, Mario, raccontami un’altra cosa della tua magnifica esperienza equestre.

Una volta ho discusso con Franke Sloothak, che aveva appena fatto il record del mondo di salto in altezza, su quale fosse la sensazione più bella per un cavaliere. Lui ovviamente mi ha detto “quando senti che stai superando un grosso ostacolo”, al che io gli ho risposto : “No, è quando stai lottando a pochi metri dal palo d’arrivo in una corsa, e vedi che il muso del tuo cavallo è un po’ più avanti degli altri !“. Provare per credere!

La vittoria nel Grande Steeple Chase di Roma in sella a Ailanto                                                                            Mario, in sella ad Alianto, vince il Grande Steeple Chase di Roma

Grazie Mario , la tua ospitalità è sempre squisita. Vorremmo però averti un po’ più spesso in giro a vedere qualche gara di questo sport che ti ha indubbiamente avuto tra i suoi protagonisti……..ma solo se hai tempo e voglia…….magari tra una cassapanca ed un comò.

Fabrizio Bonciolini con Mario Turner

Milano, settembre 2015

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