Mascalcia 0.1 – Brevi cenni storici sulla mascalcia – a cura di Alessio Floris

La mascalcia, un’arte nella storia

 

Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo è l’oceano. La citazione di Isaac Newton ci aiuta, cari lettori, a capire quanto ampio e complesso sia quando ci troviamo a parlare della relazione millenaria che ha accompagnato l’uomo e il cavallo. Nobiltà, amicizia, bellezza, forza e coraggio,  hanno fatto da semper fidelis nel corso della storia.  L’amore che ha unito l’uomo a questo fiero animale ha portato alla necessità di proteggerlo e di proteggere quella che è una parte che ha scandito e che continua a scandire il suo passo nella storia: lo zoccolo.

L’esigenza di assicurare un corretto impiego di questo terminale venne, in principio, soddisfatta utilizzando fibre vegetali, che venivano fissate tramite legacci piuttosto rudimentali.

L’inefficacia di una tale soluzione diffusa fra le popolazioni asiatiche, venne utilizzata anche dagli antichi greci,che utilizzavano lo sparto per  i tragitti più lunghi e per le medicazioni.

Metalli come ferro e bronzo vennero portati in uso dai Romani, che si avvalevano di una ferrea tenuta in asse con forti lacci ancorati alla pastoia.

Per avere notizie di una ferratura con infissioni di chiodi bisognerà attendere qualche secolo è arrivare attorno al VI secolo d.C

I cenni storici,  benché meritevoli di essere tutti attenzionati, divergono su chi per primo, fra le popolazioni nordiche, tracciò questa strada. Le fonti più attendibili fanno riferimento alla popolazione dei Cimbri,una tribù celtico-germanica che invase  Roma nel periodo della repubblica.

I Cimbri,subito seguiti dai Galli ,utilizzavano ferri ondulati , che assumevano appunto  questa forma  per via dell’impiego di punzoni in metallo grezzo per la realizzazione delle stampe.

Il solco tracciato da questi popoli subì, nel tempo, una rapida trasformazione dovuta all’importanza che ebbe la ferratura in campo militare. Notevole infatti il vantaggio che avevano gli eserciti che fra le loro fila potevano annoverare abili maniscalchi, tanto che Guglielmo il Conquistatore, durante la campagna inglese, nominò tale Wskelin von Ferrariis sovraintendente alla ferratura.

Nella nostra penisola fu Ruffo di Calabria, maniscalco maggiore alla corte dei Longobardi il primo a lasciare traccia attraverso un manoscritto delle evoluzione e delle tecniche della ferratura.

Fra le opere assolutamente da menzionare che si susseguirono nel corso del tempo non possiamo non citare Cesare Fiaschi(1539), che primo fra tutti, descrisse la differenza di forma fra il ferro anteriore e il ferro posteriore e Carlo Ruini (1590) senatore e autore del trattato Dall’anatomia et dell’infirmità del cavallo

La storia della mascalcia e il suo contributo lo si deve fra tutti alla scuola che nacque a Lione in Francia nel 1700 dove i discenti integrarono le conoscenze della ferratura con concetti di veterinaria a testimonianza dell’importanza di una corretta ferratura per la salute del cavallo.

Molte delle scuole che seguirono infatti si trasformarono poi in quelle che ad oggi sono le più rinomate facoltà di veterinaria permettendo così agli studenti di raggiungere conoscenze elevate e alti livelli di perfezione.

Meritevole di menzione l’opera dedicata a Vittorio Amedeo re di Sardegna da Giovanni Brugnone, chirurgo e veterinario, all’epoca direttore dell’università di Torino, che raccolse in un trattato ancora attuale un volume interdisciplinare di chirurgia veterinaria e mascalcia.

In Italia, nel 1800,  l’opera del capitano Edoardo Chiari portò grazie al suo lavoro e ai suoi scritti una elevata sensibilità che mirava appunto a creare maniscalchi professionisti capaci tecnicamente e strutturati da un punto di vista conoscitivo. Punto di arrivo dell’impegno profuso dal militare fu la creazione di una scuola,con sede a Pinerolo, dedita allo studio esclusivo della mascalcia.

Il lavoro di Chiari raggiunse meritato riconoscimento quando la scuola di Pinerolo ebbe dispensa regia con Decreto  n.2653 del 25 novembre 1937 e venne nominata scuola ufficiale per il conseguimento dell’arte della mascalcia, dando alla professione un riconoscimento legislativo.

La scuola venne poi trasferita al centro militare e veterinario di Grosseto, ed é l’unica regolarmente riconosciuta ed autorizzata a rilasciare l’idoneità per l’esercizio dell’attività di maniscalco

Il passato dunque ci insegna, a buon viatico per il presente e il futuro, che oltre alla pratica acquisita nelle fucine di mascalcia, sono necessarie una molteplicità di cognizioni apprese dall’insegnamento impartito dalla studio scolastico.

Alessio Floris

foto di copertina: ©Michaela Morriello per Equideando

foto dell’articolo: per gentile concessione di Alessio Floris

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