Piergiorgio Bucci – Orgoglio Italiano in terra Orange.

Piergiorgio è uno dei cavalieri di “lungo corso” dell’equitazione Italiana. Da molti anni è un abitudinario dei “giri grossi” del salto ostacoli internazionale e, il suo palmares e la sua esperienza, lo collocano di diritto in quel novero di atleti su cui puntare per risalire la china e cercare di recuperare quell’identità forte che oramai da tempo ci manca. Sentiamo cosa ne pensa.

Piergiorgio, i tuoi inizi; perchè cominci a montare, chi sono i tuoi primi istruttori e quando decidi che il professionismo sarebbe stata la tua vita .

Comincio a montare perché sin da bambino ho avuto una forte attrazione per questo animale straordinario…ho iniziato dal primo giorno in cui ho avuto la possibilità di farlo, avevo 10 anni e montavo con la sella americana nelle campagne di Paganica, il mio paese alle porte di L’Aquila. I miei primi istruttori per le gare di Salto Ostacoli sono Elio Ballestrazzi e Jean Claude Noel. Volevo diventare un cavaliere professionista da subito, da quando andavo ancora a scuola.

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Piergiorgio…..qualche anno fa.

Due bronzi (squadre e individuale) ai campionati del mondo militari, una vittoria ai campionati Italiani assoluti di Augusta, tante coppe delle Nazioni, quattro campionati Europei alle spalle di cui uno, Windsor, impreziosito dalla medaglia d’argento a squadre….tanta roba….quale di queste esperienze non dimenticherai mai?

Credo che non ne dimenticherò mai nessuna anche perché cerco di conservarne il piacevole ricordo…certo, tra tutti, il ricordo della medaglia vinta a Windsor ha un sapore speciale!

– Cosa ti ha portato a vivere e lavorare in Olanda?

La voglia di mettermi in gioco attraverso una nuova esperienza e lo stimolo di potermi confrontare quotidianamente con i cavalieri più forti del pianeta ma anche la curiosità di vedere come funzionano le cose in uno dei paesi più importanti per il nostro sport.

– Centro Europa, culla dell’equitazione che conta davvero; ma secondo te, la mentalità e l’organizzazione che tu vivi tutti i giorni, si potrebbero trasportare in Italia? Cosa c’è di diverso?

Qui l’equitazione è molto diffusa, i cavalieri e i cavalli sono molto considerati dall’opinione pubblica, per questo motivo ci sono tantissimi professionisti che ruotano intorno a questo sport e questo, secondo me, fa sì che ci sia una maggiore specializzazione per tutti gli aspetti, a partire da una maggiore cultura dell’allevamento fino ad arrivare ad una mentalità sportiva più vincente. Invece, per quanto riguarda alcune professionalità, noi italiani abbiamo poco da invidiare agli altri, ad esempio io sono orgoglioso di dire che, sebbene la mia attività si svolga all’estero da più di sei anni, nello staff medico e tecnico della mia scuderia ci sono veterinari e cavalieri italiani più di me!

– Un tuo giudizio sullo stato attuale della nostra equitazione , sia a livello Seniores che Juniores. Cosa ci manca per cercare di tornare grandi?

Abbiamo dei tecnici e dei cavalieri molto forti ma non basta. Credo ci sia bisogno di migliorare la mentalità a tutti i livelli e per tutte le figure coinvolte nel movimento. Voglio continuare il discorso di prima…in Olanda, ma anche in Belgio e in Svizzera, la mentalità è più easy di quanto si possa pensare…loro sono molto rigorosi sul sistema che adottano, ma nella loro mentalità non hanno l’assillo del risultato…per loro si può andare bene e si può andare male in una gara o in un concorso purchè lo si faccia con la consapevolezza di aver fatto tutto al top…è la consapevolezza stessa che poi li fa sentire forti con se stessi senza necessariamente dare peso al giudizio degli altri…la loro mentalità genera autostima e fa si che si gareggi con il piacere di farlo…nella loro mentalità fa notizia il cavaliere che vince e non quello che avrebbe dovuto vincere e invece è andato male…nei concorsi mi capita di vedere ragazzi giovani che non si abbattono per una gara andata male ma che neanche si cullano più di tanto dopo una vittoria strepitosa…questa mentalità genera un sistema che da fiducia ai cavalieri, che non li fa sentire in discussione per uno o per l’altro risultato sportivo…credo che questa mentalità, se recepita anche dagli sponsor e dai dirigenti, è alla base della costruzione dei risultati.

– Il cavallo che non dimenticherai mai nella tua vita è………..?

Bhè…non riesco a dire un solo nome…ho avuto tanti cavalli a cui devo molto e che non dimenticherò mai…oggi mi sento di ricordare i quattro cavalli con cui ho gareggiato nei quattro Campionati D’Europa…Da Zara Portorico, Kanebo, Casallo Z e Catwalk Z.

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Piergiorgio e Casallo Z

– Gli Olandesi…..negli ultimi anni hanno vinto tutto da qualsiasi parte. Quanto è importante lavorare e confrontarsi quotidianamente con chi non è abituato a scendere dal podio?

E’ fondamentale. Puoi apprezzare il lavoro finalizzato a migliorare la tecnica e puoi vedere da vicino la naturalezza con cui vivono il nostro sport concretizzando al meglio il lavoro sodo e rigoroso…per loro è importante mettersi in discussione sempre e, a differenza di quanto mi è capitato di vedere in Italia, non rallentano dopo aver ottenuto un risultato grande o piccolo che sia, anzi, cercano in tutti i modi di confermare il proprio valore tornando sul campo di gara…in questo loro sono davvero dei maestri!

– Cosa avrebbe fatto Piergiorgio Bucci se non fosse diventato un cavaliere professionista?

Sinceramente non ci ho mai pensato…comunque, a prescindere dalla professione, sicuramente sarei stato un cavaliere…“dilettante” ma pur sempre un cavaliere.

– Tra i cavalli che hai in lavoro, a parte i soliti noti, ce n’è qualcuno in particolare su cui puntare forte?

Heartbreaker! E’ un cavallo di nove anni che ha già dimostrato di avere temperamento, qualità e mezzi e in più il suo proprietario, Peter Fehlbaum, mi lascia lavorare serenamente dandomi tanta fiducia…insomma, sembrano esserci tutte le carte in regola per combinarne delle belle!!

– C’è qualcosa nella tua carriera che rifaresti in modo diverso o ripeteresti tutto senza modifiche?

E’ una domanda difficile…ti dico che a volte ripenso a quando, appena ventenne, mi fecero un’offerta per andare a lavorare in una grossa scuderia in Belgio, penso che se avessi accettato avrei potuto iniziare più facilmente la mia attuale attività all’estero.

– Tornerai in Italia?…..stabilmente voglio dire.

Sicuramente sì! Io sono in trasferta per una mia personale missione, quella di cercare di realizzarmi come cavaliere ai massimi livelli e di capire fin dove riesco ad arrivare ma…il mio futuro lo vedo a casa.

– Cosa farà Piergiorgio tra mille anni, quando deciderà di non montare più in gara?

Mi piacerebbe fare il tecnico, magari di cavalieri di talento a cui trasmettere la mia esperienza. A volte spero di incontrare un ragazzo in cui poter rivedere me stesso da giovane, mi piace pensare che sarei capace di aiutare quel piccolo Piergiorgio a realizzare i suoi sogni facendo una carriera sportiva migliore di quella che ho fatto io.

– Ultima domanda, usuale in quasi tutti gli incontri con i tuoi colleghi…..se tu dovessi convincere un ragazzo ad avvicinarsi al mondo del cavallo, che gli diresti?

Preferirei non dover convincere nessuno perché per avvicinarsi a questo mondo c’è bisogno di tanta passione e quella, se non ce l’hai, nessuno può convincerti di averla. Però ad un ragazzo consiglierei prima di tutto di amare i cavalli, poi di allenare sempre di più la tecnica e infine gli direi di cercare di migliorare la forza del proprio carattere…bisogna sapere che nel nostro sport, anche per i più grandi, sono molte di più le volte in cui non si vince che quelle in cui si vince.

Grazie Piergiorgio per aver trovato il tempo per parlare con noi tra un impegno e l’altro. Il tuo valore e la tua esperienza sono importanti per la nostra equitazione e vogliamo vederti sempre lassù, tra quelli che contano. Sappiamo che non è semplice, ma a te non manca nulla per continuare ad esserci. E poi…..se noi Italiani riusciamo a far convivere il nostro spiccato individualismo e la nostra inventiva con una organizzazione più teutonica e funzionale al risultato…..rischiamo di diventare i più forti davvero. E tu sei uno di quelli che ci stanno provando……..

Fabrizio Bonciolini e Susanna Fusco

con Piergiorgio Bucci

Febbraio 2016

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