PORTO A CASA IL MIO CAVALLO – IL CAVALLO ANIMALE DA AFFEZIONE SECONDO LE NUOVE NORME E SECONDO LA GIURISPRUDENZA

Prendo spunto dalla nuova proposta di legge presentata dall’On. M.V. Brambilla per far riconoscere i cavalli come animali da affezione, come cani e gatti.

L’On. Brambilla già nel 2013 e poi nel 2015 aveva avanzato una proposta di legge su questa materia.

La proposta di legge, presentata il 30 aprile a Truccazzano, dove l’associazione Progetto Islander  accoglie cavalli maltrattati, prevede che gli equidi siano riconosciuti come animali da affezione; che venga stabilito il divieto di macellazione e di consumo di carne equina; sono previsti nuovi standard volumetrici per le scuderie; inoltre è prevista l’abolizione dei servizi di trasporto trainati da cavalli; la tutela dei cavalli bradi; lo sfruttamento degli equidi in spettacoli che forzino la loro natura; inoltre, saranno proibiti esperimenti scientifici.

Queste norme nuove, che speriamo vengano presto approvate dal Parlamento, sono volte prima di tutto ad evitare lo sfruttamento degli equini in varie situazioni.

Il testo prevede innanzitutto il riconoscimento dello status di animali di affezione a tutti gli equidi. Purtroppo in Italia gli equidi sono sempre stati considerati un bene di lusso, indipendentemente dal loro reale status. Ma in realtà il cavallo, anche quello sportivo, al pari di asino, mulo e bardotto, sono animali che instaurano un particolare rapporto affettivo con il proprio umano. Queste nuove norme, metteranno il cavallo sullo stesso piano giuridico degli animali da affezione come cani e gatti. E in più stabiliranno delle regole per il mantenimento di condizioni di vita dignitose.

Quindi, è sancito il divieto di macellazione di cavalli, asini, muli e bardotti, nonché  il divieto di vendita e di consumo della loro carne su tutto il territorio nazionale e quello di importazione ed esportazione a fini alimentari. Di non poco conto, è la considerazione che l’Italia è il paese europeo in cui è consumata più carne equina. Peraltro, in Italia, i cavalli possono essere, come da indicazione sul passaporto, DPA (Destinato a Produzione Alimentare) o NON DPA. I NON DPA possono essere trattati con determinati farmaci antiinfiammatori o tranquillanti, mentre i cavalli DPA, non possono perché tali farmaci sono dannosi per l’uomo. Una volta optato per il regime NON DPA, non è più possibile tornare indietro. E, in caso di urgenza, il cavallo DPA deve essere prima trasformato in NON DPA tramite indicazione sul passaporto da parte del veterinario e controfirmato dal proprietario. Ma purtroppo queste pratiche sono facilmente spesso aggirate.

Sarà inoltre proibito utilizzare gli equidi in spettacoli contrari alla loro natura, quali i circhi, e in esperimenti scientifici. Senza parlare poi delle corse clandestine, che ricadono proprio nel settore penale.

Vengono poi fissati criteri per la custodia e la cura degli equini, per evitare la detenzione in condizioni non adeguate. Il testo definisce nuovi standard per i box, che devono avere dimensioni adeguate, e per la gestione dei cavalli, che hanno diritto di passare almeno due ore al giorno all’aperto.

E’ istituito un registro anagrafico degli equini presso le Asl che dia garanzia di tracciabilità e riconducibilità all’effettivo proprietario o possessore. Sono quindi regolate le modalità di addestramento. Si aboliscono le aste di equini di proprietà delle Forze armate e di altri enti pubblici, che potranno essere affidati ad associazioni. Per gli equini anziani o malati sono previste convenzioni con strutture private o veri e propri “pensionati”.

Si aboliscono inoltre i servizi di trasporto a trazione equina, come le carrozzelle. Si tutelano le mandrie di cavalli selvaggi o rinselvatichiti come abbiamo sia nella valle dell’Aveto, sia in Sardegna.

Sono infine introdotte sanzioni per chi viola la legge e il rafforzamento dell’istituto della confisca.

Fin qui, le notizie circa la nuova proposta di legge. Ma a proposito dello status di animale da affezione per il cavallo si è occupata anche la giurisprudenza in materia tributaria. La Corte di Cassazione ha recentemente stabilito che la qualifica viene attribuita al cavallo dall’attività che lo stesso svolge.

Vediamo ora l’iter giurisprudenziale.

Con la sentenza n° 21335/15 del 21 ottobre 2015 la Cassazione, sez. sesta civ., stabilisce che i cavalli da passeggiata non fanno parte delle categorie previste dal redditometro quali indici di maggior capacità contributiva.

Alla fine del 2011, l’Agenzia delle Entrate di Asti aveva notificato diversi avvisi di accertamento nei confronti di proprietari di cavalli, fondati sul principio che il generico possesso di un cavallo costituisse un particolare indice di capacità contributiva. All’accertamento si era opposto, tra gli altri, un proprietario di Asti, con ricorso in Commissione Tributaria Provinciale, il quale era stato sanzionato per il possesso di due cavalle quasi ventenni mantenute “nel recinto sotto casa al prato” e mai utilizzate per gare o  concorsi ippici.  

Con sentenza 6.2.12 del 31.01.12 la Commissione Tributaria Provinciale di Asti aveva respinto l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate, rilevando che i due equidi dovessero essere considerati come cavalli da passeggiata/affezione e quindi non rientranti nel redditometro. L’Agenzia delle Entrate aveva dunque presentato ricorso alla sentenza di Asti, in Commissione Tributaria Regionale del Piemonte. Anche quest’ultima si è pronunciata rigettando l’accertamento e confermando quanto stabilito dalla CTP di Asti. A fronte del ricorso in Cassazione, da parte dell’Agenzia delle Entrate di Asti, nei confronti della sentenza della CTR di Torino, si è giunti alla pronuncia della Suprema Corte.

In particolare, la sentenza n. 21335/2015 indica chiaramente come “sia pacifico che, secondo la normativa di riferimento, costituisce indice di particolare capacità contributiva non il generico possesso di cavalli ma solo di quelli da equitazione o da corsa; nella prima categoria dovendosi intendere ricompresi, per come specificato nella Circolare n. 27 del 1981, i cavalli da concorso ippico che quelli da maneggio”.  La sentenza continua specificando che “la ratio delle norme è, quindi, evidente nell’attribuire solo ai cavalli a tali specifiche attività adibiti, per la particolare cura e addestramento che gli stessi richiedono, la qualità di indici di particolare capacità contributiva”.

L’Associazione Regionale Allevatori del Piemonte si era impegnata in prima linea, nel sostenere questa fondamentale distinzione e cioè che il cavallo gestito in proprio a livello domestico non sia assolutamente un elemento di maggior reddito, in quanto gestito all’interno dell’economia famigliare. Con l’introduzione delle nuove norme, la qualifica di animale da affezione dovrebbe essere estesa a tutti gli equidi, indipendentemente dall’attività svolta dallo stesso.

Avv. Susanna Fusco

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