Responsabilità per la caduta da cavallo di un’allieva della scuola di equitazione

Buongiorno a tutti. Mi chiamo Susanna Fusco e sono Avvocato. La mia profonda passione per i cavalli, tramandata dai miei nonni, è nata fin da quando ero bambina. Mi fa molto piacere seguire questa rubrica con articoli che possano essere utili e interessanti per tutti voi, perché metto la mia professione al servizio del nostro mondo equestre.
Il 9 di aprile 2015 la Corte di Cassazione, sezione terza civile, ha emanato la sentenza n.7093, la quale ha suscitato molte discussioni in proposito.
La Suprema Corte ha stabilito che in caso di caduta, da un cavallo imbizzarrito, di un’allieva della scuola di equitazione, durante la lezione, la responsabilità è del gestore del maneggio, poiché l’imprevedibilità del comportamento del cavallo è una caratteristica propria degli esseri privi di ragione e quindi non costituisce caso fortuito, esonerando cosi da responsabilità il custode. E’ stata cosi confermata la sentenza della Corte d’appello di Venezia, la quale aveva in precedenza stabilito proprio la medesima responsabilità.
Il gestore del maneggio era ricorso in Cassazione, sostenendo l’errata applicazione da parte della Corte d’Appello dell’art. 2052 c.c. secondo il quale è il proprietario del cavallo che deve rispondere dei danni da questo causati, a meno che non provi il caso fortuito, invece dell’applicazione della presunzione dell’art.2050 relativo all’esercizio di attività pericolose.
Infatti il ricorrente sosteneva che l’art.2052 fa riferimento ai soli danni causati dall’animale a persone che vengano in contatto con esso accidentalmente, mentre nel caso della scuola di equitazione il contatto è proprio voluto. Inoltre, sosteneva che chi pratica l’equitazione accetta di per sé il rischio della caduta da cavallo.
Il ricorrente sosteneva inoltre che applicando la presunzione dell’art.2050, per liberarsi della responsabilità egli avrebbe dovuto solo provare, come in realtà ha fatto, di aver adottato tutte le necessarie cautele per evitare la caduta.
La Cassazione invece ha ritenuto la valutazione della pericolosità dell’equitazione non possa essere astratta ma debba essere effettuata sul caso concreto, quindi sulle modalità dell’insegnamento, sulle caratteristiche dei singoli cavalli impiegati e sull’abilità degli allievi. In particolare la Corte ritiene pericoloso l’insegnamento ai principianti senza esperienza e ai bambini, mentre non pericoloso l’insegnamento agli allievi più esperti (ma questa valutazione spetta al giudice di merito). Il punto a mio avviso importante da considerare è che le valutazioni del giudice sono sempre in questi casi sul caso concreto, quindi valutazioni di fatto: il cavaliere era principiante o esperto? ci sono varie gradazioni di esperienza. Esattamente come per la valutazione del carattere del cavallo: era tranquillo o nervoso? e quanto spesso era in un modo o nell’altro?
In proposito, si potrebbero fare delle considerazioni: l’insegnamento agli allievi più esperti, comporta delle difficoltà maggiori di lavori da eseguire: andature più elevate, salti che mano a mano diventano sempre più alti e impegnativi, cavalli che possono avere maggiori difficoltà di gestione da parte del cavaliere. A mio modo di vedere, le difficoltà aumentano, più il cavaliere diventa esperto, e di conseguenza la pericolosità.
A proposito dell’accidentalità poi, la Cassazione ha ritenuto che per l’art.2052 c.c. chi usa il cavallo per un proprio interesse, patrimoniale o non patrimoniale, deve in ogni caso rispondere dei danni causati dal cavallo stesso. A proposito poi dell’accettare il rischio di cadute da chi pratica l’equitazione, la Corte ha ritenuto che effettivamente chi pratica un’attività sportiva, si espone volontariamente al rischio intrinseco alla disciplina praticata (e questo vale per l’equitazione, come per lo sci o altri sport a rischio cadute). Questo non toglie però che permanga la responsabilità del gestore del centro o dell’istruttore, nel caso essi violino le regole esistenti a salvaguardia dell’incolumità degli allievi (questa è la c.d. colpa specifica) o le regole di normale prudenza e diligenza (questa la c.d. colpa generica).
Dunque, per la Suprema Corte, siamo nell’ambito della presunzione di responsabilità ex art.2052 c.c., la quale potrebbe essere superata solo quando il proprietario o chi si serve dell’animale, quindi nel nostro caso il gestore del centro, provi il caso fortuito, cioè un fatto concreto completamente indipendente dalla sua condotta (per esempio uno scoppio improvviso). Per questa ragione la Corte non ha ritenuto sufficiente la prova dell’uso della normale diligenza nella custodia del cavallo o della mansuetudine dello stesso, in quanto il cavallo è un animale e come tale è privo di raziocinio; quindi i suoi comportamenti imprevedibili non costituiscono caso fortuito ma caratteristica propria dell’animale stesso. Qui mi permetto di dissentire, ma in modo molto personale…. E’ vero che tutti noi amanti dei cavalli sappiamo che essi possono essere imprevedibili, ma arrivare a dire che il cavallo è privo di raziocinio lo trovo veramente azzardato. Certo è molto istintivo, ma non si comporta mai a caso. Se reagisce, ha sempre un motivo: o è infastidito dal cavaliere o ha paura di qualcosa.
Comunque la Cassazione ha ritenuto che non si sarebbe potuti giungere a conclusioni diverse, neppure applicando il 2050 c.c. La giurisprudenza precedente parlava di mera presunzione di colpa per chi esercita un’attività pericolosa, dalla quale ci si può liberare fornendo la prova di aver tenuto una condotta diligente, senza dover provare il caso fortuito. La giurisprudenza più recente invece ha affermato in diversi casi che la responsabilità prevista dall’art.2050 ha natura oggettiva; dunque sussiste solo sulla base del nesso di causalità, quindi quando solo un fatto è stato causa di un altro fatto, senza dover parlare di colpa di chi esercita l’attività stessa.
Quindi si parla di una presunzione di responsabilità che può essere vinta solo con una prova particolarmente rigorosa, come d’altronde quella richiesta dal 2052 c.c.
Per cui, partendo dal presupposto che il gestore del maneggio eserciti un’attività pericolosa perché gli allievi sono inesperti, per evitare di essere condannato, non basta che provi di non aver violato norme di legge o di prudenza comune, ma deve dimostrare di aver impiegato tutte le possibili misure adatte a impedire l’evento dannoso. E nel nostro caso, il fatto di aver assegnato ad un allievo inesperto, un cavallo che aveva dimostrato in alcuni casi di essere nervoso, è un comportamento che non è idoneo a prevenire il rischio della caduta. Quindi, comporta la responsabilità del gestore stesso. Per questo motivo la Cassazione ha respinto il ricorso del gestore alla condanna da parte della Corte d’appello.
Fin qui la sentenza della Cassazione. E ci troviamo nel campo del danno patrimoniale. Ma non possiamo tralasciare il fatto che una caduta da cavallo possa originare anche un danno non patrimoniale, come disciplinato dall’art. 2059 c.c. Parliamo del danno biologico, del danno morale, del danno esistenziale. E li riscontriamo quando la caduta va ad implicare anche la sfera psicologica del danneggiato. Quando dalla caduta stessa può per esempio insorgere una qualche patologia psicologica che crea problemi nella sfera comportamentale del danneggiato.
Altra cosa ancora, della quale non si parla nell’ambito della sentenza, è la responsabilità contrattuale, che è quella che lega il gestore e l’istruttore al danneggiato. Anche questo tipo di responsabilità non è stata invocata dalla danneggiata, ma ben potrebbe essere richiesta, in quanto l’impegno preso contrattualmente dal gestore, in caso di caduta, viene disatteso.
Per tutti questi motivi, mi sento di caldeggiare tutti i gestori di centri ippici, a sottoscrivere una valida polizza assicurativa.
Sono disponibile anche a rispondere a chiarimenti in merito all’argomento trattato e a ricevere suggerimenti o richieste di particolari argomenti da trattare, di interesse generale.
Li potete inviare al seguente indirizzo mail: susanna.fusco@alice.it
Vi aspetto!

Avv. Susanna Fusco

SENTENZA

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