Roberto Petroli – Io, Ippononno che non sono altro !!!

Roberto non è solo un valente professionista nel campo della consulenza del lavoro. E’ un amico e, soprattutto, ippobabbo, ippononno e…….ippo e basta. Padre di Caterina che ha fatto dei cavalli la sua vita attuale, nonno di Cecilia – giovanissima, promettente e talentuosa amazzone. Sentiamo che ci dice.

Roberto la tua passione per i cavalli arriva da lontano. Raccontaci un pò.

Passione e’ termine scorretto xché rappresenta uno stato che, sopraggiunto all’improvviso, divampa, brucia, si consuma e, così come e’ arrivato, se ne va. E tu passi ad una nuova passione. Il mio e’ Amore. Che non nasce, non cresce, non si consuma. E’, e basta. Potrei dire che questo Amore ( mi raccomando la maiuscola ) nasce quando a 5 anni, in scuderia a San Siro un amico di mio padre mi ha fatto montare per la prima volta a cavallo, potrei dirti che nasce dall’ultimo regalo fattomi prima di morire, prestissimo, da mio padre: un suo disegno con me che reggevo tra le mani la lunghina di un sauro bruciato, il tutto accompagnato dall’autografo ” a Roby, con la speranza che realizzi i suoi sogni.” Potrei parlarti del primo cavallo montato al CIl, Rosazzo, ma sono tutte balle, manifestazioni di quello che dicevo prima; l’Amore. L’amore che mi ha spinto a comprare, a 18 anni, con Giulio e Riccardo, il primo cavallo da corsa: Callarella, bella come il sole ma che con il mestiere di trottatrice non c’entrava proprio niente,…nemmeno la qualifica e’ riuscita a fare! Poi e’ arrivato il secondo, il terzo, le vittorie inaspettate, le sconfitte imbarazzanti, i conti da pagare,il quarto, il quinto, i tentativi di gestire managerialmente una scuderia,, i viaggi in tutti gli ippodromi, le gare importanti, i conti sempre più’ alti da pagare, i Gran Premi….il tutto amando Callarella esattamente come Nike Om, riservando a tutti le stesse attenzioni, lo stesso Amore. Li ricordo tutti, li ho amati tutti. Potrei parlarti x ore di ognuno di loro…

Poi, con Caterina, vieni proiettato nel mondo dei cavalli da equitazione.

Un ritorno alle origini, avendo montato per anni. Comunque, nata la mia pule…pardon! la mia bambina i primi 7/8 anni li ha passati nelle scuderie del trotto sino a quando Silvia Rossi, un bel pomeriggio, l’ha accompagnata a montare con i suoi figli, Matteo e Nicola, in Capinera. C’è’ a chi e’ stata fatale la via di Damasco e c’è’ chi e’ stato folgorato, più’ modestamente, sulla via di Casorate Sempione: Caterina.

– In questa fase incontri un sacco di istruttori, tecnici, uomini e donne di cavalli. Chi tra loro ha contribuito maggiormente alla tua “formazione” per quanto riguarda i cavalli da equitazione?

Mumble Mumble, allora….prima di tutto, per comodità’, riuniamo l’esperienza da Ippo-babbo a quella di Ippo-nonno xché’ di imparare cose sui Cavalli non si finisce mai. Poi concentriamoci sui tecnici e gli istruttori che se dovessimo allargare il discorso agli ” uomini e donne di cavalli” questo diventerebbe un trattato sociologico e metà’ di loro non mi rivolgerebbe più’ la parola.

Tecnici ed istruttori, allora…con l’ulteriore premessa che comunque, trattandosi di un rapporto personale dove si deve prima di tutto avere voglia di dare e voglia di ricevere, deve obbligatoriamente scoccare una “scintilla”. Personalmente, ma credo di poter parlare anche per Cate e Ceci, ritengo che ogni uomo intelligente sia la sommatoria, in continuo divenire, delle esperienze e delle “intelligenze” con le quali viene in contatto; quindi niente graduatorie che sono sempre, oltre che stupide ed antipatiche, assolutamente soggettive. Con Cate prima e con Ceci ora ho incontrato moltissimi addetti e non me ne viene in mente uno solo che non ci abbia trasmesso qualcosa, che non abbia lasciato in noi tre, secondo i rispettivi ruoli, una traccia indelebile. Voglio fare però’ anche un’altra considerazione che non ritengo assolutamente banale: il rapporto che si deve creare tra Istruttore e Allievo e’ di fatto un rapporto …a tre e a volte,purtroppo anche a quattro! Infatti oltre ai due soggetti comunemente noti esiste sempre, spesso fondamentale, il terzo lato del triangolo: il cavallo, o poni che sia con le aspettative che in lui ripongono entrambi. Aspettative che a volte sono divergenti e che se non affrontate da subito con chiarezza ed onesta’ intellettuale, rischiano di compromettere rapporti che in altre circostanze risulterebbero inattaccabili. E qui entra spesso a gamba tesa, la Ippo famiglia che 9o volte su cento non ricerca in quel rapporto la crescita, tecnica e umana del ragazzo, ma il risultato. Mio figlio non ha i risultati che si merita; colpa dell’istruttore. Quindi il Tizio che in vita sua ha cresciuto centinaia di ottimi cavalieri, diventa lo stupido di turno. Semplicemente assurdo. Al contrario esistono i casi opposti dove il genitore, innamorato di quell’Istruttore, non si accorge che per un qualsiasi motivo,anche il più’ banale, non si è’ accesa la luce e continua imperterrito un rapporto che non darà’ risultati e che onesta’ intellettuale consiglierebbe di interrompere. Situazioni del genere capitano sempre e a tutti e vanno capite, approfondite e discusse senza nulla togliere a nessuna delle parti. Io ho avuto la fortuna di seguire gli insegnamenti dati a mia figlia e a mia nipote da molti dei migliori e tutti, ma proprio tutti, hanno insegnato qualcosa a me e sopratutto a loro. Con alcuni si e’ al momento interrotto il rapporto professionale per i più’ svariati motivi. Con nessuno si e’ mai interrotto quello umano ed il debito di riconoscenza comunque contratto per quanto da loro ricevuto.

Come hai affrontato, con Caterina, il tuo ruolo di “ippobabbo”?

Con un naturale e totale coinvolgimento. Con la malcelata soddisfazione di constatare che una parte di me sarebbe proseguita nel tempo. Con la serena convinzione che che anche per Cate si trattava di Amore e non di passione. Alcuni amici mi rimproverano l’eccessivo spazio lasciato a questo suo Amore. Avranno magari anche ragione…ma io non ho avuto torto. Sono passati 30 anni e siamo ancora qua’ ed ora tocca a Cecilia.

Arriva Cecilia e ad un certo punto decide di montare a cavallo……che hai pensato in quel momento?

Cecilia non ha mai deciso di montare. Cecilia e’ nata in mezzo ai cavalli, li guardava, dalla carrozzina e probabilmente ha detto prima “cavallo” che ” mamma” Come tutti i bambini voleva salire in groppa e restarci, magari anche da ferma e ovviamente tenuta, ma restarci. Poi, col passare dei mesi, sul vecchio grigio di Cate, al passo e tenuta con due mani, poi con una, poi solo alla lunghina poi da sola e via così in una naturale evoluzione del rapporto con …i suoi fratelli.

Infatti Cecilia, al contrario della madre e del nonno, non ama i cavalli. Cecilia e’ un cavallo. Noi, nel rapportarci con loro, usiamo testa, conoscenze, ragione. Lei usa l’istinto, parla il loro linguaggio, li capisce senza sapere perché’ e come. Ma tant’è’. Qualche tempo fa, Pammy Hutton, un’altra che con i cavalli ci parla, guardando quella piccolina di 8/9 anni che si dava da fare in un suo stage mi ha detto: “non so come faccia, senza ancora un briciolo di tecnica e senza sapere come, sa cosa vuole dal cavallo e, non so come, riesce ad ottenerlo.” Detto questo, cosa ho pensato ? Che forse quello era il senso delle cose, il frutto di tanti amori, un passaggio obbligato di consegne, l’inizio di una nuova storia d’amore: della SUA storia d’amore. Poi ho chiuso gli occhi per un secondo e, riaprendoli contro il cielo, mi sono sentito pensare : “oggi e’ un buon giorno per morire.” E’ vero, ho sempre visto troppi film!

Raccontaci i tuoi stati d’animo (al netto delle censure) nel momento in cui Cecilia è in gara.

Ci vuole una premessa FONDAMENTALE ! Cecilia, come ovviamente tutti quelli che praticano questo sport, non gareggia mai da sola ( infatti si parla di binomio). Quindi dobbiamo riferirci sempre a Cecilia e….e a seconda del binomio in gara cambiano gli stati d’animo. Se so che Ceci ha buon feeling con il suo compagno, non ho particolari apprensioni salvo quella che, al di la del risultato, Ceci monti comme il faut, perché le gare le puoi vincere o perdere che non cambia nulla, ma la sua “crescita” deve essere costante, continua: magari di un nulla, ma quel di nulla deve esserci a dimostrazione del duro lavoro di ogni giorno. Perché montare a cavallo, da 0 ai 90 anni e’ comunque un work in progress. Se non capisci questo, beh! Forse sarebbe meglio cambiare sport.

Diverso ovviamente quando monta uno dei puledri che stiamo tirando fuori dall’allevamento; perché’, per quanto bravi, sempre puledri sono!

E’ più facile reggere ad una trattativa sindacale o ad una performance di tua nipote?

Sempre due lavori, sono! E sempre come tali vanno affrontati. Tu pensa che il primo internazionale di completo fatto da Ceci ( e tra l’altro vinto alla grande!) mi è’ capitato proprio durante una “dura” trattativa per il rinnovo del contratto interno di una grossa azienda che si svolgeva in un clima non proprio idilliaco. Beh!, con la mia solita faccia tosta ho spiegato al “tavolo delle trattative” che, da bravo Ippo-nonno, avrei richiesto una pausa per seguire in streaming almeno il cross di mia nipote: “cos’è’ il cross?…cos’è’ il completo?… Ma che bello….ma e’ pericoloso…ecc.ecc.” Al momento della partenza mi hanno proposto il collegamento sullo schermo centrale della sala e, ti giuro, eravamo tutti li, io, rappresentanti dell’azienda, delegati sindacali interni e le loro rappresentanze regionali a guardare la gara di Ceci. E ovviamente a fare il tifo! Quel momento quasi ludico ha evidentemente contribuito ad “umanizzare” i rapporti tra le parti consentendo di proseguire i lavori in un clima decisamente più disteso.

Il che mi fa pensare quanta verità ci sia nella famosa affermazione attribuita a Winston Churchill : c’è’ qualcosa nel fisico del cavallo che fa bene allo spirito dell’uomo!

Cosa pensi rispetto alle richieste, che sono arrivate ed arrivano da più parti, in merito ad un maggior coinvolgimento delle famiglie nelle strutture Federali?

So che mi attirerò’ le ire generalizzate di tutti gli Ippo-genitori, ma e’ un tema che va affrontato con estrema cautela ed onesta’ intellettuale. Preferirei pensare ad una struttura Federale, assolutamente autonoma che dialoga con una organizzazione esterna, altrettanto autonoma che sappia far valere il proprio peso nelle materie non puramente tecniche come, ad esempio, la sicurezza, la formazione dei calendari, nuove e più stringenti regole di comportamento ecc.ecc. Ma i Tecnici ( la Federazione) devono poter fare i Tecnici con onestà’ e competenza ma in assoluta libertà, senza il fiato sul collo di noi Ippo-famiglie. Che si formino magari dei parametri di valutazione del loro lavoro ai quali rispondere: ma io, Ippo-nonno, non posso avere potere decisionale su scelte tecniche che riguardino “la carriera” di mia nipote….detto questo sarà’ meglio che mi procuri naso finto e baffi prima di ripresentarmi sui campi gara.

Cosa si potrebbe fare, secondo te, per iniziare un percorso culturale equestre per le famiglie ed i ragazzi che si avvicinano per la prima volta a questo mondo.

Moltissimo. Anzi, tutto. Questo e’ un terreno vergine sul quale Federazione e Famiglie ( organizzate) possono e dovrebbero fare. Oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, si prende un bambino, lo si mette in sella su una cosa a lui sconosciuta che si chiama cavallo, e gli insegniamo, nel più’ breve tempo possibile, a stargli in sella infastidendolo il meno possibile così che lui scavalchi qualche barriera facendoci vincere una bella coccarda. So di esprime un concetto durissimo, ma onestamente, oggi e’ così’. Formiamo Ippo-trasportati non futuri cavalieri.

Io vorrei invece un insegnamento che formi ragazzi che, conoscendo l’intero mondo del cavallo ( che è’ e deve rimanere il protagonista assoluto del nostro mondo), decide di affrontare tutti i sacrifici che servono per diventare Cavaliere: vorrei che si insegnassero, formalmente e magari con esamini annuali, quel minimo di nozioni di veterinaria, di etologia, di governo quotidiano e di stabulazione, di alimentazione, di etica, di tecnica e di tutte quelle nozioni che io ritengo assolutamente indispensabili per tutti coloro che voglio rapportarsi, con la serietà ed il rispetto che si meritano, a questi meravigliosi animali. Loro a noi danno tutto e noi di loro ci limitiamo a sapere come fargli saltare l’ostacolo che ci divide dalla famosa coccarda. Cosa si potrebbe fare? Tutto.

Più difficile ed emozionale il ruolo di ippobabbo o di ippononno?

Dopo la filippica di prima sono costretto a risponderti quello di Ippo-amante ! Comunque nel mio caso i due ruoli non sono scindibili: l’ippo-babbo vede la figlia produrre splendidi pony sportivi e l’ippo-nonno vede la nipote lavorarli giorno dopo giorno, farli crescere e portarli in gara con i risultati che parlano. E l’emozione e’ data principalmente dalla serietà con la quale Ippo-figlia ed Ippo-nipote affrontano quotidianamente i loro rispettivi ruoli nel rispetto di un Amore che spesso non coincide con il mero interesse di un’ attività economica.

Quali sono i tuoi “compiti” quando vai in scuderia?

Sarò tacitiano: tacere! E godere della serenità che vedo negli occhi dei nostri cavalli, del loro benessere, di come vengono trattati, sia quelli in lavoro sia quelli in allevamento, e di come ne viene gestita la vita sportiva. Ormai a Cate non ho più’ nulla da insegnare sui cavalli. Forse potrei insegnarle qualcosa sul come gestire il mondo esterno, Ma per lei questo aspetto e’ del tutto secondario rispetto al gestire i cavalli. Anche alla Ceci ho ormai poco da insegnare, grazie alla sua naturale affinità con loro. E quel poco e’ giusto che siano i suoi istruttori e sua madre a trasmetterglielo. Essere un buon Ippo-padre ed Ippo-nonno significa anche saper fare qualche passo indietro pronto comunque a rispondere “Presente” se e quando richiesto.

– Fuori dai denti…….un paio di riforme che attueresti per migliorare l’equitazione giovanile ed allargare il numero dei praticanti il nostro sport, indipendentemente dalla disciplina.

Ne ho pronte due e te le cedo volentieri. La prima consiste nel creare la possibilità per quei ragazzi che se lo meritano, risultati alla mano, di poter montare cavalli importanti anche se economicamente non se lo possono permettere. Un fondo, delle borse di merito, delle partecipazioni,qualsiasi formula che permetta di progredire anche senza le notevolissime risorse economiche che servono per comprare o affittare cavalli di sicura qualità’. Questo e’ uno dei principali ostacoli allo sviluppo dei nostri cavalieri. Solo chi può’ permettersi esborsi astronomici può’ avanzare nella carriera, molti, troppi, rimangono ai margini o smettono addirittura la carriera agonistica per questo motivo. Non e’ giusto; e non e’ utile al nostro sport. La Federazione dovrebbe quindi favorire, sia tramite una sorta di morale sua sino sia dal punto di vista economico, il passaggio ai più meritevoli dei giovani dei cavalli importanti che per qualsivoglia motivo, vengono non più utilizzati dai cavalieri più’ anziani. La seconda riforma, che secondo me, contribuirebbe anche ad un rilancio di tutte le mille attività complementari al nostro mondo, sarebbe quella della creazione di una vera e propria lobby ( nel senso prettamente anglosassone del termine) che, gestita da veri professionisti, agisse sui governi, scuole media e sulle istituzioni tutte, per svecchiare l’immagine della nostra equitazione traghettandola da attività per soli snob e benestanti ad una attività aperta e possibile per tutti

Col senno di poi (facile vero?) cosa non rifaresti rispetto al tuo ruolo di genitore e nonno di due amazzoni?

Se penso alle implicazioni pratiche che questo mondo ha e avrà’ nelle loro vite, dovrei risponderti che le indirizzeremo verso il golf, il tennis, verso una carriera diplomatica o professionale. Se penso al loro viso quando, lontane da tutto, vivono la loro quotidiana vita con i loro cavalli, rifarei esattamente tutto quello che ho fatto. In attesa del giudizio che daranno solo loro e il buon Dio.

Cosa diresti ai genitori di un ragazzo per cercare di convincerli a far avvicinare loro figlio all’equitazione – o quantomeno di provarci?

Vado per frasi fatte: C’è’ qualcosa nel fisico del cavallo che fa bene allo spirito dell’uomo. La felicità sta tra la sella e la terra e quella che passa tra le orecchie di un cavallo e’ aria di libertà’.

E per finire.. Un cavallo senza il suo Ussaro e’ sempre un cavallo. Un Ussaro senza il suo cavallo e’ solo un uomo!

Grazie Roberto……ti auguro di cuore di diventare anche ippo-bisnonno.

Grazie Fabry, magari non subito, che dici?

Fabrizio Bonciolini e Susanna Fusco

con Roberto Petroli

Febbraio 2016

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