Salvatore Oppes – La Formazione – Eccellenza prima di tutto !

Caro Colonnello, nell’ultima intervista rilasciataci, aveva lasciato un po’ in sospeso il discorso istruttori perché non era quella la sede, però a noi intriga un po’ sapere cosa ne pensa.

Ormai non è più una novità sentire tecnici e affermati istruttori dire che nei campi prova dei concorsi si sentano indicazioni tecniche e commenti inappropriati ed anche dannosi. In sostanza il livello qualitativo di parte degli istruttori è piuttosto modesto. Cosa bisognerebbe fare per alzare l’asticella della qualità ?

Qui affrontiamo una questione molto seria e penso, spero, che presto una commissione federale facente capo al Dipartimento Formazione approfondisca e trovi i giusti correttivi.

In breve come funziona il sistema formativo degli istruttori?

In estrema sintesi  il sistema formativo degli istruttori di equitazione parte da una serie di Unità Didattiche che nel loro sviluppo portano dall’apprendimento delle conoscenze di base all’acquisizione delle conoscenze tecniche cavallo/cavaliere. Al termine di un gruppo di U.D. si ottiene un Brevetto tramite un esame. Sono previsti anche esami da privatista che permettono di acquisire brevetti di vari livelli, mentre un’analisi del profilo tecnico/sportivo agonistico valuta i Master di Eccellenza.

C’è qualcosa che inceppa il meccanismo e impedisce una formazione di qualità?

Io penso che il problema vada affrontato esaminando la formazione degli istruttori di base e poi quella dei tecnici di qualità. Per quanto riguarda la base non contesto l’iter attraverso la frequenza alle Unità Didattiche dalla 1 alla 9 ( più la nr. 13),  ma dissento decisamente con il sistema di “non” selezione degli ammessi all’U.D. 1.

Perché?

Perché non è giustificabile che la qualità dell’istruttore dei ragazzi alle prime armi non sia di buon livello. Perciò abbiamo bisogno di gente preparata che segua un iter che impegni tutto il tempo necessario per la loro formazione. Se pensiamo che un ragazzo/a che voglia insegnare Educazione Fisica in una scuola elementare deve investire quattro anni della sua vita in un percorso universitario (rischi veramente irrisori degli allievi nelle palestre scolastiche), non ci si dovrebbe stupire se chi ambisce a diventare istruttore di equitazione dovesse percorrere un iter serio e di qualità!

Allora quali i rimedi?

Attualmente all’U.D. 1 può accedere a domanda chiunque abbia il requisito di avere più di 16 anni e possedere il Brevetto. Se pensiamo che ogni candidato, invece di essere il bancomat dei Comitati Regionali, sia un investimento che la Fise fa su un futuro istruttore è necessario operare una selezione.

Come dovrebbe essere impostata questa selezione che non è mai stata voluta?

Se siamo consapevoli che l’istruttore deve essere l’entità che deve passare attraverso i gradi del sapere, saper fare e sapere insegnare ci si deve organizzare in questo senso. L’istruttore uscito da questo iter ( in tutto 10 U.D.) si troverà ad insegnare ad allievi che partecipano ad una attività agonistica di base e non è possibile che al candidato non vengano chiesti i requisiti minimi che si richiedono ad un ragazzo che vuol ottenere il 1° grado.

Ossia?

Deve essere in grado di preparare ed eseguire una ripresa di addestramento, deve essere in grado di eseguire una ripresa in campagna, partecipare positivamente a categorie 115, deve fare un colloquio con una commissione nel quale dimostri di avere conoscenze di ippologia, tecnica equestre e regolamenti ed in più dovrebbe palesare le proprie motivazioni per intraprendere questa difficile strada!

Mi sembra uno sbarramento un po’ severo, ci sono tanti istruttori che non sono mai stati visti in sella!

Hai ragione, però quelli bravi hanno fatto tutti equitazione nel passato, hanno anni di esperienza di lunga pratica ed è vera gente di cavalli. Per quanto riguarda l’oggi invece è necessario che questa strada sia percorsa da gente motivata e qualificata in modo da rendere omogenea la partecipazione alle UD e così spingere verso l’alto la qualità dei frequentatori. Attualmente la partecipazione è così variegata per età, capacità, esperienza, motivazione che i corsi vanno ad adeguarsi verso il basso e non verso l’alto, tanto che accade spesso che nella UD 1 si passa tutto il tempo da dedicare al lavoro a cavallo a preparare il Test Caprilli perché non sono in grado di svolgerlo! Se arrivassero con una migliore preparazione di base, si potrebbero dedicare maggiormente alla conduzione delle riprese, alle tecnologie educative e a quant’altro che, questa volta a ragione, devono ancora imparare.

Ma così si limiterebbe molto l’affluenza alle UD!

Se consideriamo che in Italia ci sono, se non sbaglio, più di quattromila istruttori di equitazione il problema non lo inquadro come una necessità numerica per soddisfare la richiesta, semmai c’è una forte richiesta di qualità. Infatti le società si lamentano di non trovare istruttori capaci e motivati già per l’equitazione di base.

Certamente sotto il profilo qualitativo in pochi anni potrebbe portare i suoi frutti! Bene, questo per gli istruttori di base e per i tecnici di qualità?

Visto che le UD che permettono di arrivare al primo livello, frequentate da partecipanti selezionati, sarebbero in grado di soddisfare il livello qualitativo necessario a produrre un buon livello di equitazione di base, parlerei di tecnici di qualità dal secondo livello. Se andiamo ad analizzare chi sono i tecnici italiani di più alto livello sia riferito all’agonismo che alla formazione, ci accorgiamo che sono tutti datati e provengono dai corsi federali che prevedevano una selezione ed un iter di parecchi mesi presso le strutture del CEF ai Pratoni del Vivaro. Li, assistiti da un quadro docenti di fine qualità, apprendevano i rudimenti per diventare “Istruttore di Equitazione”, “non Istruttore di Salto Ostacoli”.

Cosa intende dire?

Intendo dire che al CEF seguivano importanti lezioni teoriche, pratica di scuderia e gestione del personale, acquisivano nozioni di veterinaria e mascalcia, imparavano a lavorare cavalli giovani e cavalli esperti, imparavano ad eseguire riprese di addestramento di una certa difficoltà ed a gestire il lavoro dei cavalli in campagna. E’ per questo, per cercare di alzare l’asticella della qualità che dovremmo ripensare qualcosa a livello di Formazione e studiare un iter realistico per i nostri tempi che produca il livello stabilito. Magari riunendo un insieme di unità didattiche in modo consequenziale, come tra l’altro già previsto dalla normativa,  senza lasciare la possibilità di frequenza parziale creando un gruppo coeso a modello scolastico. Con questo voglio dire che non mi dispiacerebbe proprio vedere nella rinascità dei Pratoni del Vivaro l’ occasione di ritornare almeno parzialmente all’antico.

Mi sembra di intuire un po’ di vena polemica nei confronti degli “Istruttori di Salto Ostacoli”, Lei viene dal Salto Ostacoli ma sembra di parlare con un Completista!

E’ vero, io vengo dal Salto Ostacoli, ma ho avuto il privilegio di vivere un’epoca che mi ha permesso di fare Completo, giocare a Polo, alzarmi alle cinque del mattino per andare a far galoppare i purosangue e poi montarli in cross nelle corse negli ippodromi divertendomi molto ed imparando molto. Il problema è che oggi si inizia con l’agonismo nel  Salto Ostacoli, si ha un po’ di successo e si pensa di fare della propria passione un mestiere, dopo di che si continua col fare un po’ di commercio per mantenersi e quindi si finisce col fare l’istruttore. Questo senza avere un background sufficiente sotto il profilo della formazione e soprattutto una adeguata conoscenza delle varie discipline. E’ per questo che parlo di Istruttori di Salto ostacoli.

Chiaramente questo non basta!

Certamente, basta vedere come è malvisto l’iter per il conseguimento della patente di 1° grado junior che prevede un approccio al completo. Istruttori che non sono mai usciti da un campo ostacoli e non hanno esperienza di preparazione di una seppur facile ripresa di addestramento fanno terrorismo nei confronti di questa disciplina perché loro non hanno una specifica preparazione, perciò cercano di evitare la cosa rappresentandola ai genitori degli allievi come una cosa pericolosa e ammazza cavalli creando un notevole danno ai ragazzi stessi. Inoltre l’istruttore che deve preparare un allievo per il completo deve lavorare molto di più ed il tempo è danaro!

Secondo Lei è importante per i ragazzi un approccio al Completo?

Si, perché il lavoro che c’è intorno alla preparazione al Completo, a partire da come e da quanto è necessario maneggiare il cavallo arrivando all’insieme di capacità tecniche da acquisire sono molto formative e danno anche modo di capire se la propria attitudine è da veicolare più su una disciplina che un’altra. Purtroppo oltre il problema degli istruttori che evitano l’approccio al Completo, tanti Centri Ippici si trovano con difficoltà ambientali oggettive però, di contro, ci sono centri Ippici che hanno la giusta situazione ambientale ma si guardano bene dal creare una piccola palestra con salti di campagna. La dimostrazione di quanto detto è la scarsa partecipazione al Saggio Nazionale delle Scuole che un tempo era un appuntamento che vedeva decine di Società Sportive confrontarsi in una competizione dalla partecipazione irrinunciabile ed oggi riservata a una quindicina di squadre partecipanti.

In conclusione, lei cosa si augura?

Mi auguro che chi dovrà  operare una rivisitazione dell’iter di formazione degli istruttori trovi il modo di adattarlo ad un percorso che porti qualità rimanendo realisti ma senza che tali scelte vengano immolate sull’altare del consenso altrimenti rinunceremo ad una formazione d’eccellenza.

Ringraziamo, come sempre, il Colonnello Salvatore Oppes per la disponibilità e la chiarezza nell’esprimere i suoi punti di vista. Speriamo davvero che si possa ripartire da qui, dalla formazione, puntando all’eccellenza, per riuscire a “creare” e forgiare nuovi talenti, ma, innanzitutto, veri uomini di cavalli.

Ancora grazie Colonnello, alla prossima.

Fabrizio Bonciolini e Susanna Fusco

06 novembre 2017

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