Salvatore Oppes – Una dinastia con le stellette

Di fronte al Colonnello Salvatore Oppes mi viene da scattare sugli attenti, ma non tanto per il grado militare quanto per quello che lui, il papà ed il nonno hanno rappresentato per la nostra equitazione.

E’ una storia di medaglie olimpiche e numerosi altri titoli, una storia che proviamo a farci raccontare.

Colonnello Oppes, innanzitutto quando e dove Lei incomincia a montare a cavallo e chi sono i suoi primi istruttori.

Ho iniziato la mia avventura equestre da …….. da ………. In pratica da quando sono nato, tutto intorno a me parlava di cavalli e per me l’odore di cavallo è sempre stato un profumo!

Il mio avvicinamento al cavallo, escluso qualche approccio molto occasionale, è avvenuto alla fine del 1969 quando mio padre si è congedato e ci siamo trasferiti a Prato dove lui ha assunto l’incarico di direttore tecnico del Club Ippico Pratese. Naturalmente Lui è stato il mio primo istruttore, raro esempio di competenza, professionalità e umanità. In pratica è stato adorato da tutti i suoi allievi ed ha lasciato una traccia indelebile nella loro memoria.

Mio zio Salvatore ( sia mio zio che mio nonno si chiamavano Salvatore) era più grande di mio padre di sette anni ed è stato lui a segnare in un certo qual modo la strada di mio padre. Loro, giovanissimi, cominciarono a montare a cavallo nella tenuta di mio nonno, come accade inevitabilmente in Sardegna quando vivi in campagna, e si divertivano a montare asini e tori! Poi il servizio militare e successivamente la guerra li ha divisi portando mio zio verso il fronte russo e mio padre in Africa Orientale. Al rientro in Patria dopo obblighi di comando e servizi territoriali, furono ambedue assegnati al 4° Reggimento a Cavallo dove con il Col. Raimondo D’Inzeo hanno scritto buona parte dell’equitazione militare moderna.

Nonno Salvatore, Maggiore dei Carabinieri e medaglia d’argento a squadre alle Olimpiadi di Stoccolma nel 1956; Papà Antonio, Maresciallo dei Carabinieri e Bronzo a squadre alle Olimpiadi di Roma nel 1960; La carriera militare e l’equitazione è praticamente una prosecuzione scontata per Lei.

Come dicevo, nascendo in una famiglia di cavalieri era inevitabile che incanalassi la mia vita nell’alveo equestre mentre la carriera militare non era così scontata. La decisione è arrivata solo sotto le pressioni del Col. Piero d’Inzeo, che all’epoca era diventato Comandante della Scuola Militare di Equitazione, il quale mi ha convinto all’arruolamento in virtù del fatto che essendo stato nominato Probabile Olimpico per Mosca, con l’uniforme avrei avuto più possibilità di godere di un maggior numero di cavalli di qualità e di una organizzazione che lavorava a vantaggio dei cavalieri.

– Quando arriva la vera svolta della Sua carriera?

Successivamente le cose non sono andate proprio come aspettavo, ma avere la possibilità di lavorare tutti i giorni con amici/cavalieri di notevole spessore ti fa spostare l’asticella del desiderio di migliorarti ogni giorno più in alto.

Per fare ciò, ho avuto la fortuna di incontrare persone e cavalli meravigliosi. Giuseppe Desii e Giovanni Lebole mi hanno dato la possibilità in sei anni di equitazione dal momento in cui ho iniziato a montare, di arrivare a vincere in internazionale e ad essere selezionato per lo CSIO di Roma. Grazie a cavalli italiani come Quadrotto e Collirio con i quali ho vinto moltissimo, sono stato oggetto delle attenzioni dei tecnici federali e sono stato nominato P.O.

Quattro medaglie d’oro ai campionati del mondo militari, otto partecipazioni allo CSIO di Piazza di Siena e poi tanti altri Internazionali e Coppe delle Nazioni. Un curriculum eccezionale. Chi sono stati i suoi compagni a quattrozampe più importanti in questo viaggio?

Da militare ho incontrato numerosi cavalli che hanno contribuito alla mia formazione con una predilezione per i cavalli italiani, Sapiente, Nora della Longarina, Astrid dell’Alba, Medea delle Fiocche, Oro tanto per citarne alcuni e poi cavalli stranieri come Ossian du Desert, IbisP, Zeppelin o Pachanga. Dal punto di vista tecnico qualitativo è difficile fare una classifica perché ognuno di loro aveva proprie qualità ed attitudini ma indubbiamente nella classifica del cuore ci sono Collirio e Sapiente.

Oppes campionati del mondo militari

                                              Salvatore Oppes – quattro campionati del mondo militari vinti

Oltre che cavaliere militare anche istruttore militare. Chi sono stati i Suoi allievi più importanti?

Nell’ambito militare sin da subito, il Col. Piero D’Inzeo ha intuito la mia predisposizione all’insegnamento e mi ha inserito e fatto operare in qualità di istruttore nei numerosi corsi di equitazione che si svolgevano alla Scuola. Poi nel 1991 ho chiesto di adempiere agli obblighi di comando presso l’Accademia Militare di Modena, dove oltre a Comandare il Reparto svolgevo anche le funzioni di Istruttore Militare di Equitazione con gli allievi ufficiali. Al mio rientro a Montelibretti ho continuato a curare gli aspetti tecnici potendo svolgere attività agonistica in modo molto marginale in quanto ritenevo che le risorse disponibili dovessero essere rese disponibili per i cavalieri più giovani. Da quella schiera si sono fatti onore Guarducci, Giganti e successivamente Martini di Cigala. Quando per motivi di salute ho dovuto appendere gli stivali al chiodo, ho assunto responsabilità di Comando che mi hanno temporaneamente coinvolto verso altre problematiche. Nonostante tutto grande è stata la soddisfazione di mettere in essere un Team chiamato “Scuderia Esercito” con il quale ho avuto il piacere di lavorare sia sotto il profilo logistico/organizzativo che tecnico con cavalieri ed amazzoni del livello di Roberto Cristofoletti, Chiara Arrighetti, Lucia Vizzini, Simone Coata, Alberto Zorzi e Linda Bratomi.

Chi, nella Sua carriera ha influito di più, sia a livello tecnico che umano?

Non c’è dubbio che la persona che più ha influito nella mia crescita sia sportiva che umana è stato mio padre che ho sempre definito senza alcuna ombra di dubbio, un fenomeno sotto tutti gli aspetti. Cavaliere ed istruttore modernissimo per i suoi tempi, con una forte vocazione all’istruzione, è stato un personaggio carismatico che ha lasciato dopo di sé una grande eredità ai numerosissimi istruttori toscani di oggi!

Antonio Oppes

                                                                                      Antonio Oppes

Come è cambiata l’equitazione nel corso degli anni? Come vede, oggi, i nostri ragazzi delle prime squadre?

L’equitazione attuale è l’evoluzione di quella dei nostri grandi cavalieri. Naturalmente l’equitazione del passato utilizzava cavalli che oggi non verrebbero impiegati in competizioni importanti e difficilmente permettevano una equitazione come quella di oggi. Si lavorava molto sull’equilibrio e sull’impulso senza concentrarsi molto sulle distanze tra i salti. I mezzi limitati dei cavalli imponevano il mantenimento costante dell’aspetto dinamico ed i salti erano costruiti con barriere di diametro notevole, supporti molto chiusi e impiego di moltissimi riempitivi. In quel contesto dovevi essere bravo ad avanzare sempre verso i salti, anche e soprattutto rientrando. Chiaramente negli ultimi venti anni l’allevamento europeo ha prodotto un tale miglioramento del prodotto che ha permesso di avere disponibili, per quantità e qualità, un notevole numero di cavalli di grandissime potenzialità! . Per capire i cambiamenti basti pensare che negli anni ottanta/novanta se si cercava un cavallo buono si evitava accuratamente la Germania! Mah. Quanta acqua è passata sotto i ponti! Oltre a ciò anche il numero dei cavalieri che ha pensato di fare dell’equitazione una professione è aumentato in modo esponenziale. Tra questi è stato inevitabile che emergessero un considerevole numero di talenti che sta portando sempre di più il livello generale di equitazione ad una compressione verso l’alto del livello, dove sono tutti bravissimi e con cavalli fantastici. Tutti lavorano dodici ore al giorno e preparano in piano scrupolosamente i loro cavalli, li esercitano sui salti con particolare attenzione a impulso e cadenza perché ogni avvicinamento deve essere perfetto e deve essere fatto con il miglior tempo! Chiaramente le loro perfomances non derivano solo dalla qualità del binomio ma oggi è fondamentale avere intorno una squadra che lavora per la “Scuderia”, composta da cavalli, tecnici, grooms, veterinari, maniscalchi, dentisti, preparatori atletici, fisioterapisti, mental coach e anche e soprattutto proprietari e sponsor. A ciò si lega la problematica del settore seniores nazionale.. Se un nostro cavaliere ha un buon cavallo è già fortunato ad averne uno ed è costretto a gestire il cavallo in modo oculato per farselo durare. Ciò vuol dire che deve limitare il numero di partecipazioni e ogni volta competere con cavalieri che hanno a disposizione un notevole parco cavalli che permette loro di essere in gara ogni settimana, con buoni cavalli che possono avvicendare, ed hanno la possibilità di diventare sempre più competitivi. Attualmente per accedere alle gare di maggior spicco devi essere nei primi 30/40 cavalieri della computer list internazionale e se partecipi tutte le settimane hai modo di acquisire punti per rimanerci, altrimenti se sei fuori diventa quasi impossibile entrarci e rimanerci! Abbiamo numerosi cavalieri di talento che per trovare delle opportunità devono emigrare perché solo altrove trovano le condizioni per avere giuste opportunità (Gaudiano, De Luca, Zorzi, Bucci).

Il ruolo di tecnico dei giovani della Regione Piemonte, attualmente ricoperto, La porta ad essere, quotidianamente, a contatto col “vivaio” di, speriamo, futuri campioni. A che punto è la nostra equitazione giovanile?

Per quanto riguarda i giovani sono molto ottimista per il futuro poiché ne abbiamo un buon numero che da tempo esprimono notevole qualità curati con competenza e professionalità da bravi istruttori e guidati in modo autorevole da Gianluca Bormioli.

Avere l’incarico di Delegato Tecnico del settore Giovanile del Piemonte mi ha portato ancora di più ad entrare nel mondo dei giovani cavalieri. Ho avuto la conferma di quanto sia determinate la passione unita alla competenza degli istruttori. Sicuramente chi è capace fa la differenza!

Il ruolo dell’istruttore e del tecnico è delicato e comporta responsabilità. Queste modalità di rilascio dell’abilitazione ad insegnare, La trovano d’accordo o dovrebbero, secondo Lei, essere modificate?

Partiamo dal presupposto che trova tutti d’accordo. L’Italia ha bisogno di tecnici eccellenti e ciò si ottiene con la formazione. Senza andare oltre confine, i nostri tecnici migliori sono stati frutto di una selezione e di un iter formativo molto serio con i candidati (capaci ma umili) che arricchivano le proprie conoscenze a contatto di quadri istruttori di grande livello e delle diverse discipline equestri , permanendo almeno sei mesi ai Pratoni del Vivaro. Nell’occasione montavano numerosi cavalli, tra i quali anche cavalli di 4 o 5 anni. Imparavano il giusto modo di addestrare ed impiegare i puledri, facevano esperienza tanto in rettangolo che in campagna e quando finivano il corso erano pronti per la loro avventura di istruttori. Tale preparazione ha dato loro la disinvoltura di operare sia nel settore completo che nel salto ostacoli, senza lasciarsi intimidire per organizzare agli allievi una giornata in campagna o curare una ripresa di addestramento. Negli ultimi anni tanti istruttori hanno evitato di incentivare i propri allievi alla partecipazione al completo e mal digeriscono la preparazione di una ripresa di addestramento! Ritengo che ora il compito della Formazione sia quello di rafforzare le conoscenze degli istruttori più giovani che dimostrano maggiori debolezze e avviare un iter formativo che già dall’ingresso preveda una seria selezione dei candidati che si propongono. Se un giovane vuole intraprendere il processo formativo per diventare istruttore, deve prima di tutto dimostrare di avere almeno le capacità e le conoscenze richieste ad uno junior che deve prendere la patente di primo grado. Dovrebbe sostenere un colloquio che permetta di venire a conoscenza della motivazione ad intraprendere questo iter e cercare di captare aspetti psicologici e di carattere del candidato. Ciò permetterebbe una notevole scrematura di candidati e porterebbe il livello dei corsi ad adeguarsi verso i migliori e non verso il basso!

William Steinkraus, parlando di un suo cavallo, Ksar D’Esprit, disse più o meno così : Se la mia vita dipendesse dal superare un grosso ostacolo, vorrei affrontarlo guardandolo tra quelle sue grandi e sagge orecchie grigie”…… Attraverso quali orecchie Lei vorrebbe guardare quell’ostacolo?

Beh, sono d’accordo con Steinkraus, purchè sia il tuo cavallo della vita!

Quali sono le Sue aspirazioni e le Sue aspettative da qui all’eternità?

Le mie aspettative sono sicuramente a breve termine e quelle di riuscire ad essere un riferimento positivo per gli istruttori e i ragazzi del Piemonte mi intriga molto. Poi per il futuro vedo sempre giovani o giovani cavalli.

Un messaggio ai ragazzi che volessero iniziare questa meravigliosa avventura che si chiama “montare a cavallo”, non necessariamente in modo agonistico.

Un messaggio per chi inizia è sicuramente quello di avvicinarsi ed appoggiare una mano su un pony. Tanto quando l’avrà fatto, quella mano non la toglierà più perché il cavallo è un animale che affascina, necessita di rispetto ed esercizio continuo di buona educazione perché non è come il cane che anche se lo allontani continua a cercarti e a farti festa, con lui la fiducia e la disponibilità te la devi guadagnare e così ti mette alla prova, diventando una sfida con se stessi riuscire a farsi amare da lui!

Continuo a rimanere sugli attenti mentre ringrazio il Colonello Oppes per la disponibilità. E’ veramente un piacere ed un onore parlare con chi ha contribuito a scrivere la storia della nostra equitazione……da ben tre generazioni.

Fabrizio Bonciolini con Salvatore Oppes

Milano, Roma – Settembre 2015

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