Simone Gigante – Chilometri di passione.

Tanti chilometri fatti in sella. Un percorso che sembra non avere mai fine. Ore di simbiosi col proprio amico a quattro zampe a dosare andature. Questo è l’endurance, una disciplina affascinante e molto impegnativa. Questo è quanto ha deciso di fare un ragazzo giovane, molto giovane. Sicuramente un talento. Parliamo con Simone Gigante.

– Simone da quando e da cosa nasce la tua passione per i cavalli.

Né io né i miei genitori sappiamo da dove o da cosa sia nata questa mia passione. So solo di aver desiderato il mio primo cavallo giocattolo all’età di due anni e che da lì ad inondare la casa di nuovi cavalli giocattolo, riviste, libri e film sui cavalli il passo è stato breve. Ho iniziato con le lezioni intorno all’età di sei anni per poi passare all’agonismo.

– Quando ti avvicini all’endurance? Cosa ti ha trasmesso di così forte questa disciplina per sceglierla?

Nel 2010, dopo aver lasciato il mondo del salto ostacoli, mi sono avvicinato all’endurance grazie al mio attuale istruttore Giovanni Di Battista e ai suoi due figli, di carriera già avviata, Carlo e Simona. La cosa che mi ha fatto appassionare maggiormente a questa disciplina è il rapporto che si instaura con ogni cavallo per via di intensi e lunghi periodi di allenamento. Questo sport mi ha fatto e continua a farmi apprezzare ogni momento passato insieme all’animale.

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– Il risultato più prestigioso ottenuto nella tua giovanissima carriera.

In tutta sincerità, non penso di aver mai avuto grandi risultati a causa, a volte, del fattore sfortuna. Al contrario ho avuto grandi soddisfazioni quali il Campionato italiano 2015, in cui mi sono classificato quinto , e un CEI **120 km ad una media di quasi 19km/h.

– Sei reduce dalla Crown Prince Endurance Cup, tenutasi a Dubai. Un percorso di 120 chilometri su fondo principalmente sabbioso. Che differenze hai riscontrato con i percorsi in cui sei solito confrontarsi?

Dopo aver avuto la possibilità di correre nel deserto, ho riscontrato differenze abissali tra l’endurance emiratino e quello europeo. Personalmente preferisco di gran lunga i percorsi europei, più tecnici e vari, rispetto a quelli pianeggianti e sabbiosi arabi, semplicemente perchè li trovo più stimolanti e meno ripetitivi. La gara, comunque, non è stata semplice se si tiene in considerazione che il cavallo non era allenato per quel tipo di sforzo. Mi riferisco a tratti di sabbia alta e a temperature sopra la media europea.

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– Come si prepara un cavallo per l’endurance?

La preparazione di un cavallo da endurance si svolge su varie sessioni di allenamento alternando il dislivello a terreni galoppabili. Oggi il livello è tale che allenare in velocità è ormai essenziale tanto da preferire il galoppo alle altre andature. Inoltre durante la fase di allenamento vanno conosciuti e presi in considerazione i limiti e le capacità peculiari di ogni cavallo.

– Come riesci a conciliare lo studio con la tua attività agonistica? Quanto ti impegna la preparazione per queste gare?

Conciliare lo studio con l’attività agonistica non è sempre facile. Personalmente spesso mi capita di trascurare l’attività scolastica, anche se non vorrei, per via di impegni agonistici. Certamente la scuola italiana non agevola gli studenti che svolgono attività importanti al di fuori degli studi.

– I tuoi programmi nel breve periodo. Cosa ti aspetta da qui a fine anno?

Non ho appuntamenti ben definiti, ma mi aspetto, come lo scorso anno, una partecipazione al Campionato italiano e altre gare internazionali.

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– Ti sei mai pentito di aver scelto questo sport ed in particolare questa disciplina, visti i sacrifici che comporta?

Assolutamente no, come dicevo in precedenza la mia passione per i cavalli e per gli sport equestri nasce con me, quindi i sacrifici non mi hanno mai spaventato.

– Il ruolo dei tuoi genitori nella tua carriera……che ne dicono?

Indubbiamente sono felici dello sport che pratico e non mi hanno mai ostacolato nella mia passione nonostante non abbiano i miei stessi interessi. Questo rende ancora più apprezzabile il fatto che continuino ad incentivarmi.

– Cosa sogni di fare domani? Hai già un’idea o vediamo come butta?

In realtà un’idea ce l’avrei ed è quella di portare avanti la mia passione aprendo una scuderia mia e continuando ad allenare cavalli a fini agonistici.

– Che rapporto hai con i cavalli che monti. Chi è per te il cavallo?

Fantastico. Riesco a trovarmi in sintonia con molti di loro. Certamente poi ho delle preferenze e tendo a legarmi molto a cavalli dal carattere particolare e “difficile”.

– Cosa si prova a scendere dopo oltre cento chilometri fatti in sella?

Le sensazioni sono varie e sicuramente cambiano in base al risultato della competizione. La soddisfazione è tanta quando porti a termine una gara ma è altrettanto il dispiacere che provi quando non riesci nell’intento.

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– Oltre alla preparazione tecnica segui anche una preparazione fisica particolare?

Da quest’anno ho iniziato a frequentare una palestra seguendo un programma incentrato parzialmente sulla preparazione fisica ai fini del mio sport.

– Consiglieresti ad un tuo coetaneo di intraprendere il tuo stesso percorso sportivo? Perchè?

Mi sentirei di consigliarlo ad una persona con una grande passione per questo sport ma soprattutto per i cavalli. Il perchè è semplice; è una disciplina che regala innumerevoli esperienze ed occasioni per maturare in un rapporto quasi simbiotico con l’animale.

– Un tuo pensiero o una tua considerazione verso il mondo equestre, indipendentemente dalla disciplina.

In generale il mondo dell’equitazione è molto costoso. Molti sono costretti a lasciare il percorso che hanno intrapreso a causa di questioni economiche. Questo sicuramente non favorisce la scoperta e lo sviluppo di talenti, ma solo i “privilegiati”.

In bocca al lupo Simone. Ti auguriamo un’ infinità di chilometri in sella e grazie per averci voluto parlare un pò di questa disciplina I cui principi sicuramente approfondiremo. Promettiamo intanto di seguirti, magari non a cavallo. A presto.

Fabrizio Bonciolini & Susanna Fusco

con Simone Gigante

Marzo 2016

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