STEFANIA CHITTOLINI – CA’SAN GIORGIO….. ALLEVARE CON LUNGIMIRANZA.

A Medesano, in provincia di Parma, c’è L’allevamento Ca’San Giorgio. Incontriamo Stefania Chittolini, anima, nonché proprietaria, di questa bella struttura.

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  • Signora Chittolini come nasce l’idea Ca’San Giorgio e su quali presupposti. 

Abbiamo iniziato in sordina nel 1991, mettendo in razza, come spesso accade, le cavalle non più utilizzabili nello sport. Per me è stato immediatamente chiaro che, se come amazzone dilettante non ero particolarmente motivata, come allevatrice avevo trovato la mia vocazione e una passione smisurata. Siamo partiti dal concetto che è la qualità che genera la qualità e quindi abbiamo provveduto ad incrementare il numero delle fattrici selezionando in modo rigoroso le migliori linee di sangue a livello europeo scegliendole fra le migliori famiglie materne tedesche e francesi, con particolare attenzione all’attitudine sportiva diretta o dei collaterali, nonché al modello e alla locomozione.

  • Lo sviluppo dell’attività è stato programmato fin dall’inizio o durante il cammino ci sono state delle variazioni?

Inizialmente abbiamo proceduto a piccoli passi perchè lo studio, la conoscenza e l’esperienza sono fondamentali in questo campo. All’inizio si procede per imitazione, si copia da chi è già affermato, ma poco alla volta ci si costruisce un proprio sentiero, l’importante è rimanere presenti e aggiornati sui cambiamenti del mercato e sempre pronti all’autocritica. Non c’è peggiore allevatore di chi non sa riconoscere le proprie debolezze e di chi non segue le indicazioni che arrivano dallo sport. Non è facile, ma l’importante è provarci sempre.

  • Vi sono delle linee di sangue preponderanti che utilizzate nella produzione dei vostri puledri? Se si, quali e perché.

Non sono fra gli allevatori che allevano in “purezza” o comunque all’interno dei rigidi canoni di alcuni studbook come per esempio quelli tedeschi o fino a poco tempo fa quello francese. Trovo che sia gli uni che gli altri abbiano grossi pregi ma anche grandi difetti. Pertanto preferisco cercare di sfruttare il meglio di entrambi. Le mie fattrici sono sia tedesche che francesi, prevalentemente scelte fra quelle con abbondanza di sangue (trovo che non basti mai). Landgraf I, Quidam de Revel, Almè, Laudanum xx, Zeus, hanno tutti in comune l’attitudine, il cuore, la mentalità e l’energia. Questa è la mia base e su questa lavoro.

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  • La scelta delle fattrici. Che parametri usate per far ricadere la scelta dello stallone adatto su questa o su quella? 

Naturalmente si parte dalla struttura fisica, la correttezza, i diametri, gli angoli, le linee. Ma fondamentale è conoscere a fondo le proprie fattrici, il temperamento, il sangue, la voglia, l’energia, le debolezze. Su queste conoscenze si sceglie lo stallone che meglio risponde alle mancanze. La fattrice ha bisogno di struttura oppure di migliorare l’incollatura, è sulle spalle, è timida, è caratteriale? …. Infiniti ragionamenti, pensieri, elucubrazioni, notti a studiare gli incroci migliori, quelli che meglio hanno prodotto e con chi ecc. ecc. ….. a volte invece ci si lascia tentare da un azzardo, dall’istinto, perché una vocina ci dice che potremmo sognare …..

  • Una curiosità. I nomi dati ai vostri puledri sono piuttosto originali. Chi li sceglie? 

Io, è un mio vezzo e anche un modo per riconoscerli. Seguo come iniziale la lettera dello studbook KWPN. Quando nasce un puledro, la prima associazione di idee che mi procura diventa il nome. Per esempio la prima puledra di quest’anno alla nascita ha avuto bisogno di cure da cui Laudata Sii, la seconda è figlia di London, sarà la Londra di domani da cui Londra Domani ecc. ecc.

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  • Ca’San Giorgio non è solo Italia, ma anche Olanda. Da cosa è motivato questo doppio impegno?

Alla fine del 2006, alcune considerazioni sullo stato delle cose in Italia e la voglia di mettermi in gioco là dove il gioco è più duro, mi hanno portato a trasferire tutto l’allevamento in Olanda. E’ stata un’esperienza importante sotto tutti i punti di vista, della conoscenza, del mercato, della filiera, del lavoro, dei costi, dell’alimentazione, della cura, della specializzazione ….

Ne ho tratto moltissimi insegnamenti e nello stesso tempo l’allevamento ha avuto modo di farsi apprezzare e conoscere. Oggi, insieme alla Francia, è uno dei miei mercati di sfogo. Naturalmente sono anche stati anni duri, gli spostamenti mensili, le trasferte, il non poter godere quotidianamente la vita di scuderia ….

Dal 2011 sono rientrata in Italia con le fattrici, i puledri nascono qui, tuttavia dopo lo svezzamento li trasferisco tutti in Olanda per dare loro modo di godere di pascoli migliori, di grossi branchi in cui crescere e fare esperienza di gruppo. Alcuni alla fine dei 3 anni rientrano, altri rimangono in Olanda o partono per altre destinazioni al seguito dei nuovi proprietari.

  • Quanti cavalli tra puledri, fattrici e stalloni avete oggi in allevamento?

15 fattrici, 8 puledri, 1 stallone. Naturalmente bisogna aggiungere i 5 vecchietti rimasti (4 delle fattrici fondatrici tra i 27 e i 30 anni e uno stallone di 30).

  • Allevare in Italia. Forse più difficile che altrove. Cosa bisognerebbe cambiare da noi per uniformarsi all’estero?

Tutto, il sistema non funziona. Devo dire che gli allevatori italiani sono bravi e producono bene, tuttavia non hanno alle spalle un sistema che li aiuti e valorizzi i loro sforzi: mancano la selezione dei riproduttori, gli indici genetici, l’organizzazione di manifestazioni allevatoriali che siano anche occasione di mercato, le aste, la collaborazione reale fra allevamento e sport che ponga attenzione alle necessità e alle difficoltà degli allevatori oltre che dei cavalieri/addestratori, per ottenere un circuito giovani cavalli professionale e utile alla crescita. E poi ancora la fiscalità agricola, la filiera e ancora ….. e ancora ……. Il problema maggiore tuttavia è che aspettiamo che qualcuno ci offra i servizi senza minimamente pensare o tentare di crearceli.

  • Ultimamente alcuni prodotti dell’allevamento Italiano sono stati ceduti all’estero. Sono nate alcune polemiche e discussioni sul fatto che noi Italiani preferiamo andare a comprare all’estero piuttosto che privilegiare i prodotti nostrani. Ma secondo lei, tutto questo è vero o in un’ottica di globalizzazione il discorso viene a cadere? 
  • Innanzi tutto rifiuto la definizione “noi italiani” come accezione negativa. Quando fa comodo siamo individualisti, ognuno per sé, e quando serve diventiamo un gruppo.

I cavalli si vendono dove c’è mercato e dove c’è disponibilità economica. Noi non abbiamo né grandi commercianti, né aste, né sponsor, né proprietari. Non possiamo pretendere che ogni cavaliere abbia in proprio la capacità economica di acquistare cavalli importanti. Il mercato oggi è globale, per es. un mio puledro di 5 anni, venduto da foal in Francia, è stato venduto quest’anno negli Stati Uniti passando per l’Olanda. Agli allevatori deve importare non se viene venduto all’estero o meno ma, se il prodotto è qualitativo, che venga venduto a chi è in grado di esaltarne le qualità potenziali. Tuttavia sarebbe auspicabile una maggiore attenzione ai prodotti giovani, ne gioverebbe tutto il comparto; gli allevatori ridurrebbero le scorte e i cavalieri si avvantaggerebbero di prezzi decisamente più abbordabili.

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  • Il rilancio dell’allevamento Italiano passa da……..?

Assolutamente e solamente dagli allevatori italiani.

  • Ca’San Giorgio tra cento anni …… quale futuro davanti a voi?

Per crescere e migliorare bisogna puntare sempre in alto.     …….. Le Olimpiadi? Il Campionato del Mondo?

  • Se qualcuno venisse da lei oggi e le dicesse che vuol intraprendere questo mestiere …….. glielo consiglierebbe? E quali suggerimenti gli darebbe per partire “col piede giusto”?

Perché no …. si vive costantemente con le farfalle nello stomaco, è una sensazione meravigliosa!

Suggerimenti? Avere la consapevolezza assoluta che c’è sempre da imparare e che non si è mai arrivati!

  • Come morfologia, atteggiamento e movimento, tra i vostri puledri, c’è un’altra Ottava Meraviglia?

Alcuni puledri esprimono del buon potenziale, si vedrà con il tempo dove arriveranno.

  • Provi a dare un messaggio a tutti i suoi colleghi allevatori.

Il sistema in Italia non funziona, è compito degli allevatori costruirlo. E’ una nostra responsabilità.

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Ringraziamo Stefania Chittolini per averci dedicato il suo tempo.

Idee chiare e lungimiranza, questo è quello che traspare dalle sue parole.

Non possiamo che augurarle che da Ca’San Giorgio continuino ad uscire meraviglie……dopo l’Ottava, la Nona e così via.

Grazie ancora e buon lavoro.

 

Fabrizio Bonciolini & Susanna Fusco

Ottobre 2016

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