West Nile Disease – Parliamone con il Dr. Ermenegildo Valvassori

La West Nile Disease è una malattia virale, che svolge il suo ciclo naturale tra alcuni insetti ematofagi (zanzare del genere Culex ed altre) e gli uccelli.

Quali uccelli? Le specie interessate sono numerose, tra quelle più comuni nelle nostre latitudini vi sono gazze, ghiandaie, anatre ed uccelli acquatici e palustri, cornacchie.

Oltre a queste specie, che fungono da serbatoio, può colpire alcuni mammiferi, ed in particolare il cavallo e l’uomo. Sono state riscontrate positività occasionali anche in altre specie di mammiferi, sia domestici che selvatici.

La malattia è stata notificata ufficialmente in Italia nella tarda estate del 1998, e successivamente, dal 2008 in poi, è stata nuovamente diagnosticata in varie regioni.

Nel corso del 2015 vi sono stati in Italia circa 30 casi confermati nel cavallo e 61 nell’uomo.

Il ciclo vitale del virus si svolge mediante trasmissione diretta tra zanzare ed uccelli ospiti, tuttavia, quando la zanzara infetta si nutre del sangue di un mammifero, in determinate condizioni può trasmettere la malattia a quest’ultimo.

Il mammifero colpito può sviluppare la malattia in forma asintomatica, oppure può manifestare una serie di sintomi di varia gravità.

Generalmente il decorso è benigno, e si sviluppa una sintomatologia modesta, di tipo influenzale, in alcuni soggetti però può verificarsi sintomatologia di tipo nervoso, più o meno grave e reversibile.

Talvolta, in soggetti particolarmente debilitati o immuno-compromessi l’esito può essere letale.

I mammiferi NON sono in grado di trasmettere a loro volta la malattia, in quanto non sono in grado di sviluppare una viremia (presenza di virus nel sangue) per un tempo ed una quantità sufficienti per eventualmente ritrasmettere il virus ad un altro soggetto.

Trattandosi quindi di una zoonosi (malattia trasmissibile dagli animali all’uomo) è stato deciso di intraprendere un piano nazionale di sorveglianza.

In che cosa consiste?

In sintesi il territorio nazionale è stato diviso in zone di rischio, più o meno elevato, in base ai seguenti criteri:

  • Tipologia geo climatica (le zone umide sono ovviamente più a rischio delle altre, vista la maggiore possibilità di trovare i vettori)
  • Eventuali positività riscontrate negli anni precedenti.

In base quindi al livello di rischio, vengono attivati dei piani di monitoraggio che riguardano:

  • La vigilanza sulla presenza di insetti positivi al virus.
  • La vigilanza sugli uccelli rinvenuti morti o catturati.
  • La vigilanza sierologica sugli equidi.

La modulazione di tali interventi è variabile in base al livello di rischio locale ed è gestita, programmata e monitorata ogni anno a livello regionale.

Visto il ciclo vitale del virus in natura, il monitoraggio si svolge a partire dal mese di luglio di ogni anno, e termina, salvo eccezioni, ad ottobre, in corrispondenza del periodo di maggiore rischio di circolazione virale.

Cosa capita al nostro cavallo?

Dal punto di vista clinico la malattia può decorrere:

  • In modo del tutto asintomatico e la si può rilevare solo con un esame sierologico specifico.
  • In forma lieve, con sintomatologia di tipo influenzale, che in genere regredisce in pochi giorni, spontaneamente o con una leggera terapia di sostegno, senza ulteriori conseguenze.
  • In forma neurologica, più o meno evidente, con difficoltà di equilibrio ed andatura, sonnolenza, scarso appetito, abbattimento generale. Queste forme, in genere, se adeguatamente diagnosticate e gestite, regrediscono senza lasciare danni permanenti.
  • In rari casi la forma neurologica può presentarsi in modo più grave, con impossibilità di mantenere la stazione eretta, di alimentarsi e di bere, con rapido decadimento e decesso in pochi giorni.

Dal punto di vista del regolamento di Polizia Veterinaria, la WND è una malattia denunciabile:

questo significa che deve essere immediatamente informata la ASL competente, anche solo in caso di sospetto.

Tuttavia non verranno presi particolari provvedimenti né si porranno vincoli di alcun genere alla movimentazione del soggetto colpito né degli altri equini presenti, proprio perché questi, comunque, non possono trasferire la malattia ad altri cavalli né all’uomo, quindi non esistono motivi per tali limitazioni. La denuncia infatti riveste particolare importanza nei confronti della salute umana, come vedremo più avanti.

Sarà opportuno, ed obbligatorio in certi casi, prendere delle misure di protezione nei confronti dell’uomo e degli altri animali presenti.

Quali?

Certamente occorrerà eseguire radicali e sistematiche operazioni di disinfezione ambientale dalle zanzare, utilizzando tutti i metodi disponibili per limitare al massimo la riproduzione delle stesse, e utilizzando tutti gli accorgimenti possibili per proteggere uomini ed animali dalle punture, mediante repellenti, coperture, zanzariere, ecc ecc.

Occorre tenere presente quali siano l’habitat e le abitudini “alimentari” delle zanzare responsabili del contagio:

le larve si sviluppano ovunque si trovi acqua dolce e stagnante, anche lurida, e, nel periodo più favorevole, è possibile si completi il ciclo uovo-insetto adulto in circa 6/12 giorni.

Pertanto occorrerà limitare al massimo qualunque ristagno di acqua, anche minimo, eventualmente utilizzando appositi prodotti larvicidi per tombini, tubazioni, grigliati ecc. ecc.

Il periodo di maggiore attività alimentare è quello crepuscolare e delle prime ore dell’oscurità, sia in ambiente aperto che chiuso.

Sarà utilissimo utilizzare adeguati repellenti cutanei, soprattutto se i cavalli escono nelle ore pomeridiane o serali.

In scuderia si potranno eseguire trattamenti disinfestanti e / o si potranno utilizzare le apposite lampade a luce azzurra – blu.

Esistono terapie specifiche?

No. Non sono disponibili farmaci specifici; solo su giudizio del veterinario curante potranno essere prescritte, caso per caso, eventuali terapie di sostegno.

E’ possibile vaccinare?

Si. Esistono in commercio dei validi vaccini per i cavalli, invece per l’uomo la vaccinazione al momento non è praticabile.

Il consiglio, quindi, è quello di interpellare il proprio veterinario di fiducia che potrà consigliare il miglior protocollo vaccinale possibile, valutata la tipologia di allevamento, e la zona geografica e climatica dello stesso.

Quali rischi per l’uomo?

Dal punto di vista clinico, vale per l’uomo quanto sinteticamente descritto per il cavallo, con una importante aggiunta:

nel caso di riscontro di positività virologica, sia a livello di zanzare che di equini, scattano immediatamente delle misure di sicurezza aggiuntive che riguardano:

  • Le donazioni di sangue.
  • Le donazioni di organo.

Ecco quindi il collegamento tra patologie animali e protezione della salute pubblica.

Se pensiamo che, per definizione, chi riceve una trasfusione di sangue (a causa di un pesante intervento chirurgico, di un incidente, ecc.) si trova in uno stato di grave compromissione del sistema immunitario, questi non deve correre il rischio di essere trasfuso con il sangue di un donatore, apparentemente sanissimo, ma portatore inconsapevole di un virus che potrebbe essere mortale per chi lo dovesse ricevere.

E lo stesso dicasi, a maggior ragione, in caso di trapianto di organi.

Quindi, se non altro per dovere civico, oltre che per rispetto nei confronti del nostro cavallo, mai esitare! In caso di dubbio:

  • Subito un consulto con il veterinario di fiducia.
  • Se necessario subito la segnalazione al Veterinario Pubblico.

Per saperne di più:

http://sorveglianza.izs.it/emergenze/west_nile/video/videoWND.swf

http://sorveglianza.izs.it/emergenze/west_nile/pdf/bollettino_med/WND_nel_Mediterraneo_16_12_2015.pdf

Dr.Ermenegildo Valvassori

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P.S. Chiunque fosse interessato ad approfondire questo tema è pregato di inviare una mail a equideando@gmail,com

La stessa verrà recapitata al Dr. Valvassori e la sua risposta sarà pubblicata.

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